Bisogna credere nell'economia dei cammini

Scritto da GG Domenica, 25 Settembre 2016 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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I cammini e le vie di pellegrinaggio che attraversano l'Europa sono opportunità di scambi culturali e di sviluppo delle micro economie locali. Luca Bruschi, Direttore dell'Associazione Europea delle Vie Francigene, è intervenuto su “A Conti Fatti”, programma a cura della redazione di economiacristiana.it, trasmesso da Radio Vaticana Italia ogni domemica alle 15.40

Il nostro paese ospita una delle vie di pellegrinaggio più importanti della Storia: la Via Francigena, direttrice principale dei devoti fin dal Medio Evo. Il primato storico della Francigena in tempi recenti è stato superato dal Cammino di Santiago, che attraversa la Spagna verso il santuario di Compostela. Ma negli ultimi anni, anche nel nostro paese si stanno riscoprendo questo lunghi itinerari, a contatto con la natura, l'arte e la storia, alla ricerca di semplicità e spiritualità. Ne parliamo con Luca Bruschi, Direttore dell'Associazione Europea delle Vie Francigene.

Può dare l'idea dell'estensione e della geografia di questa rete di vie che attraversa l'Europa. Quante nazioni, quante regioni, quanti comuni si trovano sulle vie francigene? e quanti aderiscono alla vostra associazione?
Si tratta di un cammino europeo, un itinerario culturale del Consiglio d'Europa, che parte da Canterbury, nel Kent in Inghilterra, attraversa Francia, Svizzera e Italia fino a Roma. Parliamo dell'itinerario storico di Sigerico. Poi ci sono tante fasce di via Francigena e tante fasce di strade; parliamo dell'itinerario che è frequentato più di tutti in questi anni. L'estensione procede poi anche verso Sud, verso la Puglia, in direzione Gerusalemme. Sono quindi quattro i paesi Europei attraversati per un totale circa di 1800 Km: metà in Italia, metà in Svizzera, Francia e Inghilterra. All'Associazione Europea delle Vie Francigene, un'associazione di diritto privato, volontaria, di regioni, comuni e provincie, aderiscono 117 comuni oltre ad enti locali e regioni.
Quanti camminatori, pellegrini, escursionisti, si muovono ogni anno su questi cammini? Qual è il loro identikit?
Fino a qualche anno fa i camminatori erano qualche centinaia; quest'anno poi tutti hanno visto l'esplosione, in senso positivo, di questi pellegrini: parliamo di migliaia. Noi quest'anno arriveremo a distribuire quasi 15 mila credenziali. Considerando che non tutti fanno il percorso ufficiale, e alcuni fanno un tratto breve senza credenziali, possiamo dire indicativamente che sono circa 30mila coloro che hanno camminato un tratto di via Francigena o tutto il cammino. L'identikit: sono persone che generalmente camminano in due o tre, o in piccoli gruppi. Ci sono anche persone che camminano in gruppi numerosi; giovani che camminano magari solo un singolo tratto: può essere 5/6 giorni o una settimana. Questa è la percorrenza media dell'escursionista che si mette in cammino sulla Francigena, nel periodo primaverile, nell'estate e nell'autunno.
Sono in forte aumento gli italiani che camminano, questo è un dato molto significativo e molto positivo. Però i camminatori vengono addirittura dalla Corea del Sud, dall'Australia, dal Sud Africa, dal Brasile, dagli Stati Uniti e uno su cinque cammina, o comunque percorre la Francigena in bicicletta. Il dato interessante in questo momento è che i giovani spesso prediligono e preferiscono strutture a basso costo. E' fondamentale investire sempre di più su queste infrastrutture legate agli ostelli e comunque strutture recettive, diciamo così, "a donativo", che possono accogliere il numero maggiore di pellegrini.
Quanto beneficio traggono i territori attraversati? Quali dinamiche economiche si mettono in moto grazie?
Negli ultimi 2/3 anni si stanno innescando dinamiche socio culturali ed economiche significative e interessanti. Cominciamo a parlare di micro economia legata alla Francigena; perché comunque è il pellegrino, il viandante che cammina, si ferma a dormire in strutture che possono essere strutture "a donativo" o possono essere a bed and breakfast, o hotel, e si ferma a mangiare. Quasi il 90% dei pellegrini che camminano reputa la gastronomia un fattore importante per la soddisfazione del viaggio. Come sappiamo, in Italia abbiamo tanto da raccontare anche attraverso la gastronomia e il cibo. Ci sono anche situazioni in cui giovani o piccole imprese cominciano ad offrire servizi per i camminatori e i pellegrini: il trasporto bagagli, ristoranti, caffè, oppure strutture di queste dimensioni che offrono un menù particolare o un'accoglienza particolare ai pellegrini, sempre di più, come a sottolineare l'importanza di un tessuto socio culturale, che sta cominciando a muovere una microeconomia nei piccoli territori.
Può citare un caso esemplare, in Italia o all'estero, di un comune o una comunità che ha avuto un surplus di economia?
In Italia abbiamo 150 comuni sulla francigena; parliamo di comuni di piccole e medie dimensioni: la maggior parte sono tra i 5 e i 10 mila abitanti, ma ce ne sono anche molti che hanno meno di 2 mila abitanti. Questo anche in Europa, lungo la Francigena; a maggior ragione in Francia, dove i comuni sono ancora più piccoli.
Per rimanere in Italia, penso ai vari Orio Litta, Palestro, Formello, Noceto, Roppolo. Paesi non così conosciuti, ovviamente che però possono accedere i riflettori sul proprio territorio; e l'economia locale sicuramente funziona anche grazie alla Francigena quando, quasi tutti i giorni, si vedono passare 20/30 pellegrini che si fermano, appunto, a dormire, a mangiare.
Questa cosa genera un'economia nei ristoranti, nelle strutture recettive, nei bar, nei mezzi di trasporto, e quindi fa anche lavorare le persone del territorio. Ci sono cooperative che offrono altri servizi, per esempio a livello educativo, di formazione, di app o nuove tecnologie. Quindi, in qualche modo, anche il tema legato ai servizi lungo si sta sviluppando sempre di più la via Francigena, in maniera molto, molto intensa.
Lei è anche un fruitore di questi cammini. Nella sua esperienza quali sono i territori meglio organizzati per l'accoglienza?
Dal 2005 passo parte dell'estate camminando. La Via Francigena durante l'anno e negli altri mesi, e durante il periodo estivo mi è capitato di camminare in Portogallo, in Francia, in Spagna, in Inghilterra e comunque lungo altri cammini.
Sicuramente i cammini compostellani, quelli che raggiungono Santiago di Compostela come destinazione finale e quelli portoghesi e spagnoli, sono meglio organizzati per quanto riguarda l'infrastruttura e l'accoglienza. Sono molto organizzati anche in Francia dove c'è la federazione francese, la Randonnée Pédestre, che è una struttura molto forte per quanto riguarda la segnaletica e le guide.
Però l'Italia negli ultimi due anni ha fatto passi da gigante in avanti da questo punto di vista: in primis nel mettere in sicurezza il percorso, nel segnalarlo, nel comunicarlo, nel metterlo a disposizione delle guide. L'Italia da questo punto di vista si sta strutturando anche per accogliere tante greenway a piedi o in bicicletta, per dare in qualche modo una risposta alla tanta domanda che c'è, di venirci a scoprire "lentamente".
Che cosa può fare un'amministrazione locale, regionale o nazionale per incentivare il fenomeno dei cammini?
Il fenomeno del cammino di Santiago ha avuto e ha tuttora questo grande successo, perché hanno investito in primis il governo nazionale e regioni come la Galizia, dove il cammino arriva a Compostela. Investire vuol dire mettere in sicurezza il cammino, segnalarlo in modo corretto e soprattutto creare tante strutture pubbliche, magari a basso costo, per accogliere pellegrini. E' fondamentale che, anche a livello locale, questa cosa qui venga percepita.
In Italia ci sono dei segnali molto positivi. C'è una ragione su tutte che spicca da questo punto di vista: la Toscana, che negli ultimi 5/6 anni ha investito diversi milioni di euro proprio per infrastrutturare il percorso, per metterlo in sicurezza e per dare la possibilità a tutti i pellegrini, viandanti, camminatori, di usufruire della francigena. Si tratta quindi di crederci: il sindaco in primis, il presidente o l'assessore dal punto di vista istituzionale, devono credere nello sviluppo della Francigena affinché questo progetto venga inserito nelle politiche di sviluppo locale, regionale, nazionale. Anche il doverno nazionale, da questo punto di vista, può fare sicuramente tanto.

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