ENEA: efficienza energetica ed economia circolare sono le migliori strategie per l'Italia In evidenza

Scritto da   Domenica, 12 Febbraio 2017 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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ENEA: efficienza energetica ed economia circolare sono le migliori strategie per l'Italia

L'Unione Europea ha promosso e sottoscritto accordi globali, vincolanti anche per l'Italia, per la riduzione delle emissioni nocive, stabilendo obiettivi a medio e lungo termine per ridurre i consumi e convertire la produzione di energia dalle fonti fossili alle rinnovabili. Per fare un punto sul sistema energetico italiano, la trasmissione "A Conti Fatti", trasmessa da Radio Vaticana 105.0, ha ospitato Federico Testa, presidente dell'ENEA, l'agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia, e lo sviluppo economico sostenibile, che ha illustrato la situazione attuale e descritto le linee guida per attuare questi cambiamenti.

Presidente, facciamo un quadro generale del sistema energetico italiano. Qual è il fabbisogno energetico del paese?
Il fabbisogno è diminuito negli ultimi anni. I consumi, rispetto al 2005, sono diminuiti quasi del 15%. La ragione principale è la crisi economica, che ha colpito duramente l'uso di energia per fini produttivi e industriali. Purtroppo ci sono stati anche segnali, penso al 2015, di contrazione dei consumi da parte delle famiglie a causa della crisi: a parità di gradiente termico si è capito che la gente teneva un po' più basso per risparmiare. Naturalmente c'è tutto quello che stiamo facendo per l'efficienza energetica, ma la diminuzione dipende prevalentemente dalla crisi.

Quali sono, attualmente, le proporzioni delle fonti di approvvigionamento? e quanto dipendiamo dall'importazione di energia dall'estero?
Parlando di energia primaria abbiamo il 35% da gas; il 35% da petrolio, prevalentemente per usi di autotrazione e trasporto; e il restante da rinnovabili. Tenendo conto che estraevamo un po' di gas (ma ne estraiamo sempre meno) si può dire che più dei tre quarti del petrolio e del gas vengono certamente da fuori. Negli ultimi anni questa dipendenza è un po' diminuita per l'elettricità, in ragione dello sviluppo delle rinnovabili. 

Qual è la quota di energia prodotta in Italia da fonti rinnovabili? E quali sono gli obiettivi futuri in questo campo?
Siamo intorno al 20% di consumi di energia primaria per le rinnovabili; siamo un po' più alti se pensiamo solo all'energia elettrica. Bisogna tener conto che buona parte di questo 20% consiste ancora nell'idroelettrico, tanto nel 2016 che c'è stato un picco di produzione da rinnovabili proprio perché ci sono state molte precipitazioni. Eolico e solare, le fonti discontinue e non programmabili, hanno coperto nel 2016 il 14-15% della domanda.

Che cos'è cambiato nelle politiche energetiche nazionali, e anche nell'Enea, dopo la firma e la ratifica dell'Accordo di Parigi per la lotta ai cambiamenti climatici?
È aumentata ancora di più la consapevolezza dell'importanza di legare energia, sostenibilità ambientale e clima. Per quanto riguarda ENEA, già da prima della conferenza di Parigi avevamo deciso di puntare moltissimo sull'efficienza energetica; cioè sull'utilizzo di tecnologie che consentano di non consumare energia: quindi tutto quello che riguarda la coibentazione degli edifici; le pompe di calore; tutta quella nuova tecnologia che ci permette di fare il risparmio più bello, perché l'energia non la consumiamo. Da questo punto di vista l'efficienza energetica ha un enorme vantaggio rispetto alle altre fonti rinnovabili: nel nostro paese sull'efficienza energetica abbiamo , e possiamo sviluppare ulteriormente, filiere industriali e produttive che possono creare occupazione e reddito. Non sono tecnologie per le quali andiamo a comprare i pannelli in Cina, piuttosto che le pale fotovoltaiche nel nord Europa: possiamo produrre qui le cose che servono per fare efficienza. Quindi al beneficio derivante dalla riduzione dei consumi, si aggiunge anche il beneficio che comporta lo sviluppo di un'attività produttiva.

Pochi giorni fa Lei ha firmato il "Patto d’azione" Matera Smart City, con il Sindaco del capoluogo lucano. Che cosa prevede questo accordo?
Prevede un approccio integrato al tema del cambiamento per le nostre città, al di la degli slogan, per diventare città completamente diverse rispetto al passato, dal punto di vista energetico e della sostenibilità. Abbiamo bisogno di ragionare in maniera integrata. Si parla spesso di rifiuti: il nuovo concetto, la nuova frontiera, è l'economia circolare; cioè non solo diminuire i rifiuti, ma cominciare a pensare che un prodotto di risulta, un rifiuto per la mia produzione, può essere una materia prima per lei. Magari modifico un po' il mio processo produttivo, in modo tale che quello che prima smaltivo, spendendo dei soldi, e che lei doveva andare a comprare, diventa qualcosa che io posso cederle ad un prezzo che, a me fa portare a casa qualcosa risparmiando una spesa, e a lei fa risparmiare denaro. 
C'è bisogno di ripensare le città. "Smart city" è una bella espressione, ma vuol dire gestire l'illuminazione pubblica e le comunicazioni in maniera intelligente; i trasporti pubblici in maniera coordinata; pensare una città diversa, fatta in modo che le varie sfaccettature possibili vengano tenute insieme, coniugate insieme. Altrimenti il rischio è procedere in termini settoriali e fare cose che poi non si parlano. È ciò che sta succedendo in Italia, dove ogni comune o realtà si fa la sua smart city che non parla con la smart city 40km più in là. Prima o poi le dovremo far dialogare, perché dovremo fare le "smart region" e a quel punto avremo dei sistemi che non si parlano. Forse dobbiamo cercare di partire fin dall'inizio con un approccio integrato.

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