Confindustria Marche: Territorio in ginocchio. Ripartiremo, ma serve legge quadro In evidenza

Scritto da   Lunedì, 27 Febbraio 2017 11:35 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Lo sciame sismico che dallo scorso 24 agosto sta squassando il Centro Italia non accenna a fermarsi. Secondo un recente rapporto della protezione civile finora i danni provocati dall’intera sequenza sismica, tra edifici pubblici, privati, infrastrutture e molti altri aspetti ammontano a circa 23 miliardi e 530 milioni di euro.
Intervenendo su “A Conti Fatti”, Bruno Bucciarelli, presidente di Confindustria Marche, fa il punto della situazione per quanto riguarda il tessuto produttivo.

Che impatto stanno avendo i terremoti di questi mesi sulle attività produttive locali?
Il sisma ha interessato un terzo di tutta la regione Marche, senza parlare poi delle regioni limitrofe come Abruzzo ed Umbria.
È una cosa estremamente vasta e devastante, ci sono interi paesi rasi al suolo ed è difficile far capire a chi non ha visto queste scene quale sia l'entità di questa catastrofe.
I danni effettivi ancora non si possono calcolare perché c'è un continuo aggiornamento, ma per le Marche li stimiamo in circa 3 miliardi e mezzo. Questo danno è ripartito in maggior parte le piccole e medie aziende che costituiscono la maggior parte del nostro territorio, qui di grandi aziende non ce ne sono tante e il danno.

 

Quanti posti di lavoro si sono persi?
Solo nella provincia di Ascoli sono circa 110 le aziende interessate dal sisma per circa 600 dipendenti in cassa integrazione. Nella zona del fermano le aziende sono un po' di meno, circa 80 per 550 lavoratori interessati, mentre nella zona del maceratese, avendo colpito il terremoto un'area più produttiva, sono circa 550 le aziende colpite e 2.100 le persone interessate. Complessivamente sono 700/800 le aziende che hanno subito danni per un totale di circa 3.200 lavoratori.

 

C’è anche chi oggi vive lontano dal posto di lavoro
Si, molti non hanno perso il posto perché fortunatamente le loro aziende si sono salvate, ma hanno però perso la casa e sono quindi costretti a vivere sulla costa facendo avanti e indietro verso l'interno, spesso facendo 80-100 km al mattino e gli stessi il pomeriggio per tornare. Anche questa è una situazione che crea disagio.

 

Esiste una differenza nel modo in cui grandi e piccole imprese hanno affrontato questi eventi?
La nostra è una popolazione tenace che già di fronte all’evento di fine agosto aveva già reagito in maniera incredibile, poi è stata colpita nuovamente dal secondo evento che è stato più catastrofico perché ha aperto un fronte più a nord. I nostri imprenditori ci tengono in maniera incredibile, hanno reagito ricostruendo con le mani e con i piedi la propria azienda, hanno anche tentato di ripartire, ma sono stati nuovamente messi in ginocchio dalla seconda serie di scosse che ha ributtato a terra quello che era stato fatto in quei pochi mesi di lavoro.
Io sono estremamente fiducioso sulla ripresa, anche se oltre ai danni materiali bisogna parlare anche di danni immateriali, non so ad esempio quello che potrà accadere per quanto riguarda il turismo delle nostre zone; dovremo inventarci un nuovo tipo di turismo perché attualmente le nostre opere d'arte sono al riparo, dovranno essere restaurate e in alcuni casi ricostruite. Abbiamo la certezza che tutto verrà fatto presto e bene, ma in questo frangente per sopperire alla mancanza dei turisti dovremo inventarci una nuova politica industriale che sicuramente dovrà tener conto del terremoto.

 

In che modo quello che sarà ricordato come il terremoto del Centro Italia modificherà il tessuto produttivo delle zone coinvolte?
Nel momento in cui ricostruiremo le nostre fabbriche, non potremo ricostruirle senza tener presente tutte le innovazioni di quest'ultima era e dell'industria 4.0 che è il futuro delle imprese di tutta Italia. Ricostruire quindi con criteri innovativi, antisismici, perché fabbrica significa rispetto del lavoratore e della dignità della persona. Importante anche l'aspetto scolastico: prima di tutto ovvero imprese e scuole.

 

Cosa stanno facendo le istituzioni?
La regione ha già elergito circa 13 milioni euro, in più ha pagato circa 34 milioni per l'ospitalità dei terremotati, per case e alberghi.
Ammontano a circa 23 miliardi di euro i danni stimati complessivamente per le tre regioni e speriamo con questi soldi di ricostruire il tessuto produttivo perché non possiamo immaginare un'area terremotata senza un tessuto produttivo che le ridia vita.
Forse quel che manca non sono le provvidenze che ci stanno arrivando con leggi speciali, ma credo che occorra una legge quadro per il terremoto perché l'Italia è un'area a forte rischio sismico e idrogeologico; non possiamo di volta in volta andare a cercare la legge, il decreto o il provvedimento che è più giusto in un certo momento per la nostra azienda o per la nostra casa. Dobbiamo poter accedere a queste leggi con facilità, ma, se c'è un ammasso di leggi senza una legge quadro che le raccolga tutte e che faccia chiarezza, probabilmente continueremo a brancolare in mezzo alla burocrazia.

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