Scanavino (Cia): investire sui giovani o territori colpiti non si risolleveranno dal sisma In evidenza

Scritto da   Lunedì, 27 Febbraio 2017 11:37 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Scanavino (Cia): investire sui giovani o territori colpiti non si risolleveranno dal sisma

Dino Scanavino, presidente della Cia – Confederazione Italiana Agricoltori – fa il punto sui danni subiti a causa del terremoto da agricoltori e allevatori intervenendo all’interno di “A Conti Fatti”, rubrica a cura di economiacristiana.it, trasmessa da Radio Vaticana Italia.


Presidente il mondo dell’agricoltura e dell’allevamento sono stati messi a dura dagli eventi sismici che dallo scorso 24 agosto stanno devastando l’Italia centrale. Possiamo fare una stima dei danni?
Ci sono più terremoti, dobbiamo contarne almeno tre di dimensioni notevoli, quindi la stima dei danni è ancora in corso, ma sono sicuramente decine, centinaia di milioni di euro, miliardi forse. Il calcolo dei danni è ancora in itinere e continua ad aumentare perché continuiamo a scoprire strutture che non sono più agibili e crolli inaspettati.


Molti allevatori dopo le prime scosse  hanno scelto di rimanere nelle proprie case per restare vicino ai propri campi e ai propri allevamenti. Sono riusciti a resistere alle successive?
Si, sono riusciti a resistere anche in condizioni drammatiche perché tutto quello che abbiamo chiesto non è arrivato o è arrivato con ritardo estremo. È una situazione davvero complicata, le stalle di emergenza non sono arrivate o sono arrivate tardi, le abitazioni da dedicare alla cura degli animali sono arrivate solo pochi giorni fa e in numero non sufficiente, noi come Cia abbiamo fornito 25 abitazioni agli allevatori, siamo stati i primi ad arrivare sul territorio perché era necessario farlo immediatamente.
Gli allevatori hanno resistito perché sono tenaci, ma in condizioni davvero estreme.

A metà gennaio un’ondata di freddo anomala ha peggiorato la situazione. Quali ulteriori danni ha causato?
Anche questo è stato un evento drammatico perché ha continuato ad alimentare crolli.
Le stalle che erano in condizioni precarie sono definitivamente crollate; alcuni allevatori avevano rioccupato stalle che erano state dichiarate inagibili o parzialmente agibili pur di  riparare gli animali dal freddo e a volte queste sono state delle trappole mortali.
Abbiamo perso migliaia di animali tra ovini, suini e bovini, anche perché molti sono rimasti al gelo, isolati e senza cibo; non abbiamo potuto mungere e in altri casi abbiamo dovuto buttare il latte munto perché i trasporti non arrivavano nelle aziende agricole. C'è poi da considerare l'indebolimento della mandria perché una mandria che passa 10,15 giorni in quelle condizioni non si ristabilisce tanto facilmente.
È stato un inferno che è durato molti giorni, oggi nessuno è ancora in grado di contabilizzare con precisione questi danni.

Il terremoto ha colpito territori ricchi di prodotti enogastronomici di qualità. Ci sono prodotti tipici a rischio?
Dipende da come noi ci comporteremo da qui in avanti. Se saremo in grado di rivitalizzare quelle terre, di far rimanere le persone su quei territori, di ripristinare il sistema dell'allevamento, della caseificazione, della trasformazione dei prodotti, tuteleremo non solo prodotti di qualità, che sono l'emblema d’Italia interna, ma anche la tenuta complessiva economico, sociale, ambientale dei territori.
Nelle zone colpite vive una popolazione anziana, i giovani sono disaffezionati e faranno ancora più fatica ad affezionarsi se non si interverrà in maniera massiccia con risorse pubbliche e con politiche di sostegno al reinsediamento e al mantenimento delle strutture produttive di quei luoghi.
Se non faremo questo sforzo sicuramente perderemo molti prodotti tipici e assieme a questi perderemo storia e creeremo un problema di tipo idrogeologico e ambientale ancora più grave rispetto a quello presente già oggi.


Cosa chiedono gli allevatori e gli agricoltori? Di cosa hanno bisogno?
C'è bisogno di ripristinare le stalle le mandrie, integrando gli animali che abbiamo perso e migliorando la condizione di quelli che sono rimasti perché alcuni non sono più recuperabili, alcune fattrici ad esempio non potranno più essere ingravidate a causa dei traumi subiti. Bisognerà rimettere a punto il sistema e cercare di riunire i giovani attorno a un progetto, sostenerlo, dar loro strutture come caseifici, macelli e punti di trasformazione dei prodotti per far si che dai giovani riparta il rinascimento dell'Appennino.

Dopo il sisma di Amatrice la Cia ha lanciato il kit amatriciana solidale per raccogliere fondi da destinare alle aziende agricole e agli allevamenti colpiti. Come saranno impiegati i fondi?
L'amatriciana solidale ha portato 100.000 euro che è il risultato di 10.000 kit venduti a 10 euro l’uno. I prodotti che erano presenti all'interno sono stati pagati in parte dalle Marche e in parte dalla Cia. I 10 euro che i cittadini hanno pagato per mangiare l’amatriciana solidale sono andati tutti nel fondo che stiamo pensando di impegnare in una struttura semi-pubblica di tipo formativo come una scuola alberghiera o un istituto di agraria nell'area Amatrice-Accumuli; sulle aziende agricole era difficile ripartire tale importo per questo abbiamo pensato di finanziarie un'opera collettiva che sia a beneficio di tutti e che abbia un valore agricolo e gastronomico.
C’è poi la solidarietà portata direttamente alle aziende: 25 case mobili, oltre venti camion rimorchio da fieno e diversi quintali di mangime per animali. In molti casi li abbiamo consegnati direttamente e siamo andati a far visita alle aziende per renderci conto della situazione e continuare a dare il nostro contributo a queste famiglie.

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