Rimettere l’uomo al centro dell’economia In evidenza

Scritto da   Domenica, 19 Marzo 2017 16:01 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Nella Laudato Si’ in diversi passaggi il Santo Padre parla di un’economia che metta al centro l’uomo.
Recentemente è stato presentato dal Global Forum on Law Justice and Development di Banca Mondiale il progetto Human Centered Business Model, che si potrebbe tradurre come un “Modello d’impresa centrato sull’essere umano”.
Intervenendo all’interno di “A Conti Fatti”, programma di economiacristiana.it trasmesso da Radio Vaticana Italia, ne parlano il responsabile del progetto, Marco Nicoli e Enrico De Maio, ex ambasciatore d’Italia in Kenya e Pakistan, esperto di politica e cooperazione internazionale.


Quali gli obiettivi del progetto?
(Nicoli)
Obiettivo di questo progetto è sviluppare un modello alternativo ai due attualmente esistenti, uno che mira alla massimizzazione del profitto, l'altro che viene, invece, considerato no profit. È quindi una via intermedia, un'opzione per gli imprenditori che vogliono realizzare un'impresa che sia in linea con dei principi di tipo etico e morale e che sia sostenibile sia da un punto di vista sociale che da un punto di vista ambientale.

Quali potrebbero essere i benefici per i paesi in via di sviluppo?
(De Maio)
I benefici in teoria sono enormi perché si porterebbe un nuovo concetto d'impresa in paesi dove non sempre vengono rispettati i diritti umani, dove le donne non sono talvolta inserite nel circuito del lavoro e dove l'ambiente non è molto rispettato. Sarebbe un modo nuovo di fare impresa per gran parte di questi paesi, salvo forse quelli orientali dove c'è una forte tradizione religiosa per cui il profitto non è necessariamente la prima cosa da perseguire e che reputo pertanto quelli che potrebbero avere un primo approccio più semplice al programma.

Quali saranno le applicazioni pratiche?
(Nicoli)
Il modello si struttura in sei pillars, in sei pilastri fondamentali. Stabilire quali sono i principi guida, i principi ispiratori di questo modello d'impresa; definire la struttura giuridica e la struttura di governance dell'impresa, quindi gli organi di questo modello; poi c'è tutto un corpus che riguarda gli strumenti finanziari che possono essere a supporto di questo modello d'impresa, occorre inoltre individuare dei modelli fiscali che possano incentivare l'impresa sulla base dei risultati raggiunti in termini di sostenibilità, sociale, ambientale e di rispetto di principi etici e morali; altro aspetto è quello che riguarda il rapporto con tutta la filiera della produzione per cui se l'impresa, come ci aspettiamo, rifiuterà l'utilizzo di lavoro minorile dovrà per i propri acquisti rivolgersi ad imprese nella filiera che a loro volta, non utilizzano lavoro minorile. L'ultimo elemento è quello di un nuovo rapporto fra l'impresa e la collettività dove l'impresa opera. Quindi sono i pilastri fondamentali di questo modello che, una volta sviluppato nella teoria, ci si propone di applicare con dei progetti pilota con alcuni paesi che saranno interessati a questo approccio, per verificare e raffinare il modello stesso che comunque, pur andando bene per tutti, va adattato alle situazioni dei vari paesi.

Quali potrebbero invece essere le difficoltà che si potrebbero incontrare nel passaggio da teoria a pratica?
(De Maio)
I benefici possono essere enormi, ma anche le difficoltà saranno molto grandi. Se a livello mondiale il 99% della ricchezza è concentrata in poche persone, nei paesi in via di sviluppo tale squilibrio è ancora peggiore. Ci sono dei poteri forti il cui potere dovrà essere scalfito da questo tipo di approccio e dove si dovranno rispettare una serie di altri parametri, a partire dai diritti umani e dall'ecologia, e diminuire la corsa al profitto che è molto spesso sfrenata, basti pensare certe condizioni di lavoro.
Ci saranno delle difficoltà e penso che dei punti di riferimento e di appoggio potranno essere arrivare dalle organizzazioni no profit che già lavorano in moltissimi paesi in via di sviluppo e da realtà come quella dei missionari.

(Nicoli)
Volevo aggiungere, se posso, un'ultima considerazione. Questo progetto risponde a tutta una serie di iniziative laiche che vengono dal mondo delle imprese, alcune anche italiane, penso al vecchio modello Olivetti,  che vedono un po’ tutto il mondo alla ricerca di un'impresa più sostenibile, ma anche ad alcuni dei concetti che sono espressi nell'Enciclica Laudato Si'.
Non abbiamo voluto copiare il Santo Padre, ma è una bella coincidenza che testimonia come ci sia un movimento globale che muove sia la comunità cattolica che la laica in questa direzione. Per questo speriamo che questo modello possa ottenere il contributo intellettuale di entrame le componenti.

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Tiziana Tuccillo

Classe '68, una laurea in lettere con indirizzo italianistica, giornalista pubblicista e direttore responsabile delle testata e conduttrice della Trasmissione "A Conti Fatti".
Dirige inoltre www.earthday.it, testata on line di Earth Day Italia, associazione per cui è anche responsabile degli eventi
Romana di nascita va fiera delle sue origini partenopee. Ha una grandissima passione per il mare, la musica, il ballo, i cani e  gli animali in generale.

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