Economia circolare: rivoluzione in corso In evidenza

Scritto da   Domenica, 16 Aprile 2017 16:01 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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L’economia circolare sarà uno dei temi centrali della manifestazione che in occasione Giornata Mondiale della Terra si sta preparando a Roma.
All’interno del Villaggio per la Terra all’economia circolare e responsabile sarà infatti dedicata una due giorni, 23 e 24 aprile ricca di incontri e contenuti sui temi della circolarità, dell’innovazione e del contrasto alla cultura dello  spreco.
Tra i partecipanti anche il giornalista Marco  Gisotti, intervenuto all’interno di “A Conti Fatti”.

C’è una generale convergenza sul fatto che la circolarità sia il futuro dell’economia, ma a che punto siamo questa transizione?
Siamo in una condizione migliore di quel che pensiamo.
Fanno più notizia le cattive notizie che quelle buone, ma più di 1/4 delle imprese italiane, quindi parliamo di oltre 300mila imprese tra piccole e medie, hanno già intrrapreso un percorso di sostenibilità, hanno cambiato il loro modo di produrre facendo efficienza energetica, migliorando l'uso delle materie prime, riducendo i rifiuti.
Questi sono i dati che da sei anni registriamo con le indagini di Greenitaly e queste imprese sono quelle che fanno un fatturato più alto, esportano di più, assumono di più e sono quelle che in assoluto fanno più innovazione.
Questa è la dimostrazione che questo paese, silenziosamente, è già sulla buona strada.

 

Quali strumenti normativi sarebbero necessari per dare un impulso decisivo a questo movimento?
È necessario aiutare queste imprese che la rivoluzione la stanno facendo quasi in solitaria.
Non si tratta tanto di mettere in campo incentivi o disincentivi economici, che pure farebbero bene, ma si tratta proprio di assecondare la trasformazione.
Per fare un esempio, per alcune tipologie di rifiuto ancora oggi ci sono normative vecchie per cui che se l’impresa prova a utilizzare i suoi rifiuti, per riciclarli rischia di essere messa sotto accusa perché per la legge queste ancora non sono materie prime, ma ancora rifiuti. Lentamente anche questo sta cambiando e ci sono tanti consorzi per il riciclo, ma occorre che il sistema legislativo italiano inserisca nel proprio ordinamento quelle che sono le direttive europee sull'economia circolare.

 

Imprese verdi vuol dire lavoratori verdi. Lei hai scritto diversi testi sui green jobs, quali sono i nuovi mestieri che stanno nascendo?
Ormai da tre anni il 60% dei lavoratori che entrano nel mercato ha competenze green e questo accade in tutti i settori dall'agricoltura all’edile.
Non ci sono professioni che scompaiono, bensì professioni che diventano moderne, innovative,  che si convertono perché occorrono competenze nuove che conoscano le nuove materie prime, nuovi processi produttivi o costruttivi.
Non c'è rivoluzione senza questi lavoratori che sono infatti molto richiesti dal mercato del lavoro. Penso ad esempio al settore della chimica, che è il settore a più alta innovazione tanto che oggi l'Italia è quasi la patria della chimica verde, a cui servono persone, ma  sono pochissimi i giovani che si laureano in chimica industriale.
Un’altra delle figure più ricercate è il softwarista nell'ambito delle imprese verdi, cioè quel programmatore che abbia anche competenze green che gli permettano di programmare e di creare nuovi software e nuovi sistemi di gestione per queste imprese.

 

Il sistema scolastico sta recependo le necessità che arrivano dal tessuto produttivo?
Con l'alternanza scuola lavoro i ragazzi dovranno misurarsi con il lavoro vero e proprio fianco a fianco con le imprese per cui se 1/4 delle imprese italiane sta seguendo un percorso di mutazione verso l'economia circolare questi concetti entreranno presto nel mondo prima della scuola superiore e poi dell'università.
Il mercato del lavoro va in questa direzione per cui prima tutti i sistemi della formazione aiuteranno a sviluppare questo processo prima saremo uno dei paesi fiore all'occhiello dell'Europa. Si dice sempre che siamo gli ultimi, ma se andiamo a vedere gli standard di eco innovazione scopriamo che siamo più avanti di Germania, Danimarca o Francia.

 

Al Villaggio per la Terra si terranno alcuni forum rivolti ai giornalisti sul tema dell’informazione ambientale. In Italia non si parla molto di green: non interessa al pubblico o manca la formazione dei giornalisti?
Vale sempre il vecchio adagio: fanno più notizia le cattive notizie, fa più notizia l'uomo che ha sparato a un altro uomo che l'uomo che ha regalato qualcosa al prossimo e la stessa cosa accade per l'economia.
Occorre imparare a raccontare anche le buone pratiche, i buoni esempi perché alla fine le coscienze popolari si costruiscono anche su questo. L'informazione è molto indietro in Italia; se guardiamo quotidiani, siti internet, telegiornali, ciò che ci arriva è che tutti rubano e tutti sono corrotti o corrompibili.
Probabilmente esiste un'altra Italia e forse anche noi giornalisti possiamo imparare che si possono fare audience e lettori anche raccontando le buone storie.
Piero Angela per 40 anni ci ha tenuto incollati alla televisione parlando di scienza, cosa impensabile prima che lui la facesse; forse la stessa cosa si potrebbe fare con le buone notizie dell'economia circolare e fare audience dando buoni esempi per costruire un buon paese.

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