In Italia lavoratori stranieri poco qualificati, ma la colpa è nostra In evidenza

Scritto da   Domenica, 30 Aprile 2017 16:01 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Nel mercato del lavoro il ruolo giocato dagli immigrati è sempre più importante, come ha evidenziato il rapporto “Migration Observatory’s Report: Immigrants’ integration in Europe”, uno studio condotto dal Centro Studi Luca d’Agliano e il Collegio Carlo Alberto dell’Università degli Studi di Torino.
Il curatore dello studio, Tommaso Frattini, docente di economia politica presso l’Università degli Studi di Milano, interviene su A Conti Fatti, rubrica a cura di economiacristiana.it trasmessa da Radio Vaticana Italia.

 


Quanti sono gli immigrati che arrivano in Italia e in Europa e quanti di questi riescono a trovare un lavoro?

In Italia ci sono attualmente poco meno di sei milioni di immigrati, persone nate al fuori del nostro Paese. Questo numero non va confuso con gli immigrati che sono arrivati ultimamente in Italia; di questi poco meno di sei milioni soltanto circa mezzo milione è infatti arrivato in Italia da meno da cinque anni, si tratta quindi di una popolazione che in larga parte è residente da molto tempo in Italia.
I tassi di occupazione di questa popolazione sono in media più elevati rispetto a quelli degli italiani e questo è un dato in controtendenza rispetto agli altri paesi europei, dove invece i tassi di occupazione della popolazione straniera sono inferiori  rispetto a quelli della popolazione autoctona. È così in Italia e in altri paesi dell'Europa mediterranea.


Come mai si verifica questo fenomeno particolare?

È un concorso di due cause. La prima è che gli immigrati in generale cercano più lavoro rispetto ai nativi; la maggior parte delle persone che emigra lo fa per andare a lavorare. Hanno inoltre delle caratteristiche socio demografiche che ne rendono più probabile  l’inserimento nel mercato di lavoro.
In Italia ed in altri paesi dell'Europa mediterranea questo si somma, questa la seconda causa, a una struttura economica e a un sistema sociale che per vari motivi ha portato livelli di partecipazione nel mercato del lavoro della popolazione autoctona più bassi rispetto a quelli dei paesi dell'Europa centro-settentrionale, con un basso il tasso di partecipazione femminile e una bassa età pensionabile.

Ci sono slogan che recitano “gli stranieri rubano i lavori agli italiani”.

Non è vero, in realtà abbiamo una specializzazione in diversi tipi di lavoro.
I mercati sono segmentati, con una molteplicità di occupazioni che richiedono diversi tipi di qualifiche e competenze e italiani e  immigrati tendono a concentrarsi in segmenti diversi di questo mercato e questo succede in tutta Europa; l'evidenza ci dice che gli immigrati si concentrano nelle zone dei paesi dove i tassi di occupazione sono più elevate e non abbiamo indicazioni del fatto che il maggior arrivo di immigrati faccia diminuire le possibilità occupazionale dei nativi.


Quali sono le caratteristiche di questi lavoratori? Riescono a stabilizzarsi?

Tendenzialmente il prestigio occupazionale del lavoro svolto dagli immigrati è più basso in rispetto a quello dei nativi, quindi si tende ad avere delle rendite più basse. Man mano che l'immigrato rimane in Italia acquisisce delle competenze specifiche sul mercato, la più evidente è la lingua, che gli permettono di muoversi lungo la scala occupazionale e trovare lavori migliori. Anche dopo diversi anni di permanenza in Italia rimane però un gap nella qualità del lavoro e nel reddito percepito rispetto ai nativi.

 

Possiamo dire che lo straniero va colmare quella parte della domanda di lavoro che l'italiano non soddisfa?

Si, possiamo dirlo e possiamo dire anche che le caratteristiche del mercato del lavoro italiano fanno che noi attraiamo un tipo di immigrazione poco qualificata. Altri paesi europei attraggono invece immigrati con  livelli di istruzione decisamente più elevati, esprimono un diverso tipo di domanda e l'immigrato seleziona tra i diversi paesi quelli dove le sue caratteristiche sono più richieste.


È una questione soltanto di offerta lavorativa o anche di normativa collegata?

La normativa migratoria in Italia è abbastanza complessa e certamente non facilita l’inserimento nel mercato del lavoro da parte di persone con un livello di istruzione molto elevato come accade ad esempio in Stati Uniti, Canada o Australia.
La politica migratoria dovrebbe facilitare l'accesso al mercato di lavoro da parte di forza lavoro straniera altamente qualificata, ma rimane comunque il fatto che senza una domanda di lavoro qualificato da parte dell'economia italiana anche gli incentivi o le facilitazioni per l’immigrazione di persone con un alti livelli di capitale umano, quindi molto qualificate, sarebbero comunque inefficaci.

Viste le condizioni del nostro mercato del lavoro, il lavoratore straniero qualificato accetta un impiego più umile pur di lavorare o tende a muoversi verso altri paesi?

Sono veri entrambi casi. Abbiamo casi in cui lo straniero qualificato non riesce a ottenere un permesso di soggiorno in altri paesi e si trova “intrappolato” in un mercato che lo spinge ad accettare lavori per i quali è sovraqualificato. Se invece, ha la possibilità di muoversi verso altri mercati dell'Unione Europea, soprattutto grazie al ricongiungimento familiar, si assiste ad un spostamento verso paesi che esprimono una domanda del lavoro più qualificato.

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