Csr: quando agire in modo etico conviene In evidenza

Scritto da   Domenica, 30 Luglio 2017 16:03 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Csr: quando agire in modo etico conviene

“L'impresa deve caratterizzarsi per la capacità di servire il bene comune della società mediante la produzione di beni e servizi utili. Cercando di produrre beni e servizi in una logica di efficienza e di soddisfacimento degli interessi dei diversi soggetti implicati, essa crea ricchezza per tutta la società: non solo per i proprietari, ma anche per gli altri soggetti interessati alla sua attività
L'obiettivo dell'impresa deve essere realizzato in termini e con criteri economici, ma non devono essere trascurati gli autentici valori che permettono lo sviluppo concreto della persona e della società.”

In queste parole che la Dottrina Sociale della Chiesa usa a proposito dell’impresa si ritrovano tutti gli elementi  che oggi determinano la Responsabilità Sociale d’Impresa, termine che indica tutte quelle attività e quelle politiche che hanno l’obiettivo di conciliare gli obiettivi economici dell’impresa con quelli sociali e ambientali del territorio di riferimento, in un’ottica di sostenibilità futura.
Alla motivazione etico-morale che sta dietro un comportamento responsabile se ne accompagna oggi anche una di tipo economico imprenditoriale? Ne parla intervenendo su “A Conti Fatti”, rubrica a cura di economiacristiana.it trasmessa da Radio Vaticana Italia, Davide Dal Maso, tra i fondatori di Avanzi Sostenibilità per Azioni, e membro del Consiglio Direttivo del CSR Manager Network.


Parlare di etica, responsabilità e sostenibilità in abbinamento al concetto di impresa era tempo fa più l’eccezione che la regola. Oggi tutte le grandi imprese operano, o almeno dicono di farlo, in maniera responsabile. È realmente cambiato qualcosa?
In realtà non è esattamente così perché il tema della dimensione etica del fare impresa è sempre stato presente sia nel dibattito culturale che nella pratica dell'esercizio dell'attività d'impresa e la storia imprenditoriale italiana è costellata di esempi di imprenditori che hanno posto il tema dell'etica al centro del loro agire.
Quello che è cambiato negli ultimi decenni è che, mentre in passato quest’atteggiamento di attenzione verso le esigenze dei portatori di interesse era considerato un atto di pura filantropia, oggi è considerato un dovere nel senso che ci sono dei soggetti organizzati che rappresentano una domanda di responsabilità nei confronti delle imprese.
In qualche misura è diventato parte di quella che gli americani chiamano "license to operate" la licenza ad operare: la legittimazione dell'attività d'impresa non è data per scontata, ma deve essere conquistata attraverso la costruzione di rapporti fiduciari con tutti quei soggetti che contribuiscono alla creazione del valore, quindi clienti, dipendenti, investitori, comunità locali e così via.


Essere responsabili è per un’impresa “solo” un dovere morale o rappresenta anche un fattore di competitività? Conviene essere responsabili?
Certo che conviene, ma avere una visione troppo opportunistica del comportamento eticamente corretto può produrre degli effetti controproducenti.
Ciascuno di noi, anche nella dimensione personale della propria vita, sa che intrattenere dei rapporti corretti, onesti e leali con le persone con cui ha a che fare alla fine costruisce un capitale di reputazione che rappresenta un valore: se le persone sanno che io sono una persona onesta avranno più piacere a lavorare con me, ad avere a che fare con me. La fiducia e il capitale di reputazione rendono più facili le transazioni economiche. Al contrario ci sono dei livelli di sfiducia che rendono impossibile una transazione perché se io non mi fido di una persona o di un’organizzazione non voglio averci a che fare.
La fiducia alla fine produce anche dei vantaggi economici, ma avere un atteggiamento troppo opportunistico, cioè non attribuire anche una dimensione morale all'agire d'impresa, rischia di essere controproducente. Uso spesso un motto molto bello che dice: agire eticamente conviene, ma agire eticamente perché conviene non è etico.


Uno degli aspetti più delicati riguarda la difficoltà di misurazione di un capitale reputazionale.  Coma fa un’impresa a valutare l’opportunità dell’investimento economico che si fa in responsabilità sociale?

Alla fine la missione di un'organizzazione profit è quella di produrre valore economico, ma al fine di produrre valore economico occorre anche avere un atteggiamento di responsabilità sociale nei confronti degli altri soggetti diversi degli azionisti perché altrimenti si erode quel capitale che rende possibile la continuità dell'impresa.
Le imprese hanno interesse a curare questo tipo di relazioni anche a fronte di costi immediati perché esiste una vasta e consolidata evidenza empirica sul fatto che nel medio e lungo termine questi investimenti generano un valore superiore ai costi. Il business case della responsabilità sociale è chiaramente dimostrato e non è in discussione.


Può fare qualche esempio di impresa che investendo in reputazione e responsabilità ha avuto un ritorno in termini economici?

Parlare di casi specifici con nomi e cognomi è per me sempre un po' imbarazzante perchè dipende anche dai punti di vista il fatto di valutare una pratica più o meno buona, ma quello che posso dire è che negli anni si sono sviluppate delle metodologie di valutazione del valore sociale che non sono arrivate a livelli di raffinatezza molto elevati.
Esistono dei soggetti che monitorano i comportamenti delle grandi imprese, soprattutto quelle quotate, che forniscono agli investitori e più in generale agli stakeholder delle classifiche, dei rank , dei punteggi per cui anche se si tratta di valori intangibili questo non significa che non possano essere misurati.
In rete si trovano con una certa facilità analisi, classifiche e confronti tra società dello stesso settore quindi gli esempi, sia in positivo che in negativo, non sono difficili da recuperare.


Lei svolge anche attività di formazione per le imprese. Che pubblico trova in questi suoi incontri? Quali sono gli ostacoli da superare per far capire che la sostenibilità conviene a tutti?

Devo fare una distinzione fra le grandi imprese e le imprese medio/piccole.
Le prime, anche per il fatto di essere esposte a maggiori pressioni dall'esterno, hanno ormai pienamente interiorizzato la necessità di incorporare i temi ambientali e sociali nelle proprie strategie d'impresa; ci possono essere società più o meno sensibili, dipende dalla cultura d'impresa, dal settore, dal tipo di azionariato e da tante variabili, ma in generale le grandi imprese la consapevolezza l'hanno maturata.
Il mondo delle piccole e medie imprese è molto diverso. Sentono meno questo tema, un po' perché, al contrario delle prime, non sono sottoposte allo stesso tipo di pressione essendo meno note, ma anche perché spesso sono integrate in catene del valore più complesse e fanno attività che non sono visibili al grande pubblico, spesso sono fornitori di grandi imprese.
D’altra parte le piccole imprese, soprattutto quella a conduzione familiare, magari non la chiamerebbero CSR, ma hanno un atteggiamento di responsabilità e di attenzione soprattutto nei confronti delle risorse umane e dei territori di appartenenza perché l'imprenditore sente questo legame come una proiezione dei legami famigliari. Spesso l'imprenditore non chiama corporate responsibility delle cose che magari fa da generazioni e che sente come dovere di imprenditore.


Lei è tra i fondatori di Avanzi – Sostenibilità per azioni, cos’è?

È un'organizzazione che quest'anno compie vent'anni e che per sua missione si è sempre occupata di favorire il cambiamento delle organizzazioni verso la sostenibilità. Lavoriamo con imprese, con pubbliche amministrazioni, con start up, con enti locali, con centri di ricerca e il nostro obiettivo è quello di tradurre l'idea della sostenibilità dello sviluppo in strumenti e pratiche concrete quindi affianchiamo le organizzazioni in un percorso di consapevolezza che le porti poi a delle azioni concrete che rendano positivo il loro impatto sulla società e sull'ambiente.

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