Lanza: "La Strategia Energetica Nazionale è un documento ben fatto che richiede ancora riflessione." In evidenza

Scritto da   Domenica, 06 Agosto 2017 16:01 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Lanza: "La Strategia Energetica Nazionale è un documento ben fatto che richiede ancora riflessione."

Le strategie energetiche non sono soltanto una questione politica ma coinvolgono e sono influenzate anche dall'economia globale e dagli interessi nazionali. In un recente convegno a Milano si è discusso di "clima ed energia negli scenari globali in cambiamento", con particolare riferimento alle possibili conseguenze dell'abbandono degli Accordi di Parigi annunciato dal nuovo Presidente degli Stati Uniti. 
Di strategie energetiche e soluzioni sostenibili ha parlato l'economista Alessandro Lanza, docente dell'Università LUISS di Roma, consigliere d'amministrazione di Enea, e membro del Comitato Scientifico della Fondazione Centro Futuro Sostenibile, in "A Conti Fatti", rubrica radiofonica di EconomiaCristiana.it trasmessa da Radio Vaticana Italia 105.0.

 

Professor Lanza, con gli Accordi di Parigi i governi hanno accettato la realtà del cambiamento climatico e la responsabilità di diminuire le emissioni di gas serra. Qual è lo scenario energetico generale? Quanto dipendiamo ancora da fonti inquinanti per generare energia?
Dipendiamo ancora moltissimo dalle fonti che io non chiamerei inquinanti, ma a contenuto di carbonio. Ma certamente, come anche l'Agenzia Internazionale per l'energia non cessa di segnalare, se noi guardassimo il futuro del nostro mondo da qui al 2040, alla metà di questo secolo, ci accorgeremmo che il settore più in crescita sarebbe quello delle fonti di energia che non contengono carbonio: in senso generale le rinnovabili, che contengono tuttavia anche il nucleare. Naturalmente "più in crescita" non significa essere il settore più importante: vuol dire considerare solo la crescita e non anche il livello. Il carbone, che è anche la fonte a più alto contenuto di carbonio, da qui al 2040 è il settore che crescerà di meno, ma continuerà a rappresentare un valore intorno al 20-25% del totale dell'offerta complessiva. Quindi il settore delle rinnovabili va bene ed è in ampia crescita, ma bisogna far presente che esiste uno status, che permane, di fonti fossili che hanno un contenuto di carbonio.

L'economia globalizzata è pronta alla svolta verso la sostenibilità? Quali sono i settori produttivi più votati al cambiamento, e quali invece offrono più resistenza?
Sono votati al cambiamento quei settori nel quale questo cambiamento avviene perché c'è una logica di mercato. Ad esempio, in Italia, settore della produzione di energia elettrica è quello che ha conosciuto una decarbonizzazione molto importante, quindi le rinnovabili entrano pesantemente in tutto il settore della produzione di energia elettrica.
Un altro settore molto "impattato" sono i trasporti. Basti pensare come, ai motori "tradizionali", a combustione interna, cioè alimentati da benzina o gasolio, si stiano sostituendo le vetture ibride, che consumano sia elettricità sia benzina o gasolio: un settore di transizione mentre stiamo andando a grandi passi verso le vetture elettriche. La transizione sta colpendo un po' tutti i settori; i più importanti sono i trasporti, in particolare privati, e quello elettrico, cioè la produzione di energia elettrica.

Quello dell'energia è anche un mercato economico, con forti interessi nazionali e privati legati alle fonti fossili. Quali sono i paesi e i comparti economici che fanno più resistenza al cambiamento verso la sostenibilità?
I paesi più condizionati da questo spostamento verso un'offerta di energia sempre a più basso contenuto di carbonio sono quelli che producono ed esportano fonti fossili: tutti i paesi dell'OPEC, Arabia Saudita in testa, la Russia, gli Stati Uniti. Le nazioni che hanno interessi economici importanti nel settore della produzione ed esportazione di fonti fossili, sono quelle che ne soffrono di più. Gli altri, i paesi che importano, hanno ovviamente un incentivo molto forte per cercare di diventare sempre più efficienti: dal punto di vista dell'uso di energia: cioè consumare sempre meno energia per unità di prodotto. Non si tratta tanto di essere paesi più o meno virtuosi, ma in quale parte del mondo sei seduto: un paese che deve importare ha un incentivo molto forte a crescere nell'efficienza; un paese che esporta ha interesse a vedere questo mercato continuare a svilupparsi, e possibilmente a crescere.

Tra i paesi importatori c'è anche, ovviamente, l'Italia. Il Governo ha lanciato la consultazione per la Strategia Energetica Nazionale, pubblicando un documento preliminare molto orientato alle energie rinnovabili e prefigurando per l'Italia un ruolo di leader in questa transizione. Quali sono i pro e i contro di questo piano dal suo punto di vista?
Il documento è ben scritto, articolato. Considera diversi punti di grande importanza che, a volte, a me non appaiono pienamente giustificati. Non che non lo siano in assoluto: intendo dire che il documento non li giustifica abbastanza. Per esempio si parla di uscita totale del carbone dalla produzione dell'energia elettrica, e questa è sicuramente una grande spinta verso le rinnovabili. Si parla anche di un miglioramento per la competitività nazionale nel mercato del gas, con alcuni strumenti di natura tecnica, che si potrebbero organizzare e implementare nel prossimo futuro. In sostanza è un documento sicuramente ben fatto ma credo che richieda ancora una riflessione e una consultazione più ampia possibile, come giustamente ha fatto il Governo, con chiunque abbai qualcosa da dire al riguardo: chiunque abbia nozione e cognizione per poter dare un contributo in questa direzione.

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