Scanavino (CIA): 2 miliardi di danni a causa della siccità. Aiuti bloccati dalla burocrazia In evidenza

Scritto da   Domenica, 24 Settembre 2017 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Scanavino (CIA): 2 miliardi di danni a causa della siccità. Aiuti bloccati dalla burocrazia

L’estate che si è appena conclusa è stata contrassegnata da una straordinaria ondata di siccità cui hanno fatto seguito delle violente precipitazioni. I due fenomeni hanno causato gravissimi danni al settore agricolo, chiamato ad adattarsi ad eventi metereologici estremi che ormai stanno diventando sempre più frequenti.
Dino Scanavino, presidente CIA – Confederazione Italiana Agricoltori, interviene sul tema all’interno di “A Conti Fatti”, rubrica a cura di economiacristiana.it trasmessa da Radio Vaticana Italia.

Il settore dell'agricoltura è stato duramente colpito prima dalla siccità estiva e ora da violenti temporali. A quanto ammontano i danni?
Ancora prima della siccità estiva abbiamo avuto le brinate primaverili a dare inizio a questa complicata annata agraria con danni gravissimi alla frutticoltura, alla viticultura e all'ortofrutta; successivamente è iniziato un periodo di siccità estremamente significativo e inconsueto, anche se ormai ci dobbiamo abituare a queste evenienze climatiche.
I danni sono molto gravi, abbiamo parlato di 2 miliardi di euro, ma dobbiamo ancora finire di contare: la produzione di uva si è ridotta di oltre il 30%, per quanto riguarda la produzione frutticola non c'è stata possibilità di irrigare o è finita l'acqua e per questo abbiamo perso i raccolti; abbiamo inoltre una gravissima carenza di foraggi per il bestiame: il foraggio non c'è, i prezzi sono aumentati e gli allevatori sono in grave difficoltà.

A questo aumento dei costi di produzione segue un aumento dei prezzi per il consumatore?
Non è sempre così. La stagione della frutta estiva è stata tra le peggiori degli ultimi anni in termini di prezzi; le pesche, le nettarine sono state liquidate sotto i trenta centesimi (al kg), in alcuni casi sotto i venti centesimi. C’è questo incomprensibile comportamento del mercato che riguarda gli agricoltori, ma magari non coinvolge i consumatori; questo è un altro elemento che caratterizza fortemente la debolezza in termini contrattuali del sistema agricolo rispetto al mercato.

In che modo le politiche agricole sostengono l'agricoltura in presenza di eventi metereologici così importanti?
Il governo è intervenuto con alcuni provvedimenti tampone, ma strutturalmente dobbiamo ancora attrezzarci.
Dobbiamo mettere a punto degli strumenti assicurativi che garantiscano un reddito agli agricoltori anche in presenza di situazioni così complesse; ci sono state delle sperimentazioni, ma non sono ancora una realtà.
Come imprenditori dobbiamo certamente investire, ma perché questo sia possibile abbiamo bisogno di un sostegno notevole dal un punto di vista pubblico, dall'Unione Europea e dal governo italiano. Non è possibile fare gli imprenditori in balia del clima rischiando di perdere ogni anno il prodotto per siccità, grandine, gelate o altri eventi climatici avversi.

Tra Piano irriguo nazionale e Piano Nazionale di Sviluppo Rurale il Governo ha messo in campo circa 2 miliardi di euro per l'agricoltura. Non sono sufficienti?    
Questi soldi non sono stati spesi, ma sono stanziati e la differenza è sostanziale.
Il problema è che la burocrazia sta bloccando questi strumenti oppure sta ponendo gli agricoltori in condizione di non poterli utilizzare, bisogna renderli più snelli; il denaro non è poco, forse non è sufficiente, ma è comunque molto e va utilizzato nel migliore dei modi. Oggi siamo in una situazione per cui il piano irriguo nazionale è in itinere, ma i risultati non sono ancora arrivati; abbiamo invasi troppo piccoli, dobbiamo trattenere l'acqua nei mesi in cui c'è per poterla utilizzare in estate e alimentare i corsi d'acqua per rendere anche un servizio alla cittadinanza. Tutte queste risorse non hanno la possibilità di essere collocate per motivi burocratici incomprensibili in una situazione così difficile.

Cosa può fare l'imprenditore agricolo considerando il fatto che gli eventi metereologici estremi diventano sempre più frequenti?
Dal punto di vista assicurativo abbiamo sperimentato forme di accordi diretti tra imprese agricole e compagnie assicurative mediate dall'organizzazione e in alcune situazioni si sono rilevate molto interessanti indipendentemente dal contributo pubblico. Come succede molte volte la realtà va più veloce della programmazione pubblica.
Far gravare sugli agricoltori un peso che non è dipendente dalla loro volontà, ma da eventi esterni incontrollabili è un fatto piuttosto grave, ma c'è la possibilità di porre rimedio a questi eventi alleggerendo le procedure burocratiche e cercando di andare in contro agli agricoltori.
Poi c'è l'innovazione tecnologica: dobbiamo essere messi in condizione di utilizzare meno acqua. Si può fare, la ricerca ha fatto grandi passi in avanti, ma bisogna incentivarne l'attivazione, bisogna finanziare chi passa da sistemi di irrigazione ad aspersione, a pioggia, a sistemi di irrigazione a goccia perché l'acqua è un bene prezioso dobbiamo utilizzarla nel migliore dei modi consumandone meno. Questo è un compito degli agricoltori, ma le istituzioni devono incentivare questi metodi virtuosi.

Qual è la differenza tra questi due metodi di irrigazione cui ha accennato?
Con il metodo di irrigazione a pioggia, o per aspersione, si consuma una quantità di acqua centinaia forse migliaia di volte superiore all'irrigazione a goccia.
L'irrigazione a goccia consiste in un tubicino che per ogni pianta lascia andare una goccia continua. Consuma pochissima acqua e poca energia quindi c'è un risparmio sia in termini di materia prima, cioè di acqua, che in termini energetici, oltre a un miglioramento delle condizioni agronomiche per le colture.
Ci sono materiali, strumenti e tecnologie ormai molto avanzate per la rilevazione della necessità di irrigazione perché non possiamo mandare 500 litri a tutti: ci sono zone che hanno bisogno di 100 litri, altre che ne hanno bisogno di 50, 10 o 1.000
Ora si parla di droni, ma credo che non sia nemmeno necessario, ci sono già strumenti molto semplici e anche poco costosi per monitorare il fabbisogno di acqua delle piante. Tutti questi strumenti vanno messi in campo con l'aiuto delle università, degli istituti di ricerca, ma anche con il contributo, sia finanziario che di formazione e divulgazione, che deve venire dal pubblico attraverso le organizzazioni degli agricoltori.

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