Giovannini: la prossima sia la legislatura dello sviluppo sostenibile In evidenza

Scritto da   Domenica, 08 Ottobre 2017 16:05 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Giovannini: la prossima sia la legislatura dello sviluppo sostenibile

Dalla lotta alla fame, all’impegno per la protezione dell’ambiente, dalla battaglia per la parità di genere allo sforzo per garantire la pace nel mondo, sono molti i campi in cui la comunità internazionale è chiamata ad impegnarsi per garantire al pianeta uno sviluppo che possa definirsi sostenibile. Le nazioni unite li hanno riassunti nei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile su cui ogni nazione è chiamata a riflettere e agire concretamente ridefinendo la propria agenda politica ed economica alla luce di questi target fondamentali per garantire un futuro alle prossime generazioni.


In Italia è l’Asvis – Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile – a coordinare gli sforzi di tante realtà impegnate su questi temi per definire un’agenda che possa ispirare politica ed economia al raggiungimento entro il 2030 degli obiettivi di sviluppo sostenibile.
Recentemente l’Asvis ha diffuso un interessante rapporto che delinea il posizionamento italiano rispetto al raggiungimento degli obiettivi.
Enrico Giovannini, portavoce Asvis già presidente Istat e Ministro del lavoro e delle politiche sociali sotto il governo Letta, interviene sul tema all’interno di “A Conti Fatti rubrica a cura di Economiacristiana.it, trasmessa da Radio Vaticana Italia.

 

Recentemente il Consiglio dei Ministri ha approvato la Strategia Nazionale di Sviluppo Sostenibile. Siamo giunti al punto in cui questa riflessione sta passando dalla teoria alla pratica? Politica ed economia si stanno muovendo in tal senso?

È la nostra speranza. La strategia e l'approvazione da parte del Consiglio dei Ministri è un passo avanti importante, purtroppo la strategia è ancora generica e c’è bisogno di dettagliarla. Il Governo si è impegnato a farlo entro la fine dell'anno con un documento che coordini la strategia con gli altri impegni, anche europei, che il governo ha preso negli anni; il punto di svolta sarebbe se effettivamente attraverso questo documento e a partire dalla prossima legge di bilancio, così come dal prossimo documento di economia e finanza, il Governo italiano e le Regioni per le loro competenze decidessero di prendere lo sviluppo sostenibile come architrave del futuro del nostro paese.

Il rapporto Asvis delinea la posizione dell’Italia su questi 17 obiettivi. Come possiamo sintetizzarla?
Siamo indietro sia rispetto agli obiettivi che rispetto ad altri paesi e anche là dove abbiamo fatto dei passi avanti, penso all'educazione, siamo oggi dove l'Europa era dieci anni fa e questo ci da un'idea della distanza che in termini di partecipazione scolastica, di riduzione del tasso di abbandono, di qualità dell'istruzione, dobbiamo ancora colmare.
Siamo stati colpiti da una crisi gravissima e siamo lontanissimi dagli obiettivi in termini di povertà, disoccupazione, partecipazione al lavoro, anche sul reddito siamo tornati in termini di reddito disponibile pro capite ai primi anni '90.
Abbiamo fatto alcuni passi avanti sul tema delle disuguaglianze di genere, ma purtroppo vediamo quanta violenza e quanta discriminazione ci sia ancora nei confronti delle donne. Possiamo e dobbiamo migliorare, altri paesi, in particolare europei, lo stanno facendo o lo hanno fatto e non si vede perché il nostro paese debba restare indietro.

Nel rapporto sono presenti diverse indicazioni e suggerimenti alla politica per accelerare su questa strada. Quali secondo lei i più urgenti e allo stesso tempo applicabili in breve tempo?
Proprio per evitare di essere presi per dei sognatori le nostre proposte sono state articolate in due fasi.
La prima riguarda la coda di questa legislatura; ci sono alcune leggi che ancora sono dibattute in Parlamento come la legge per ridurre il consumo di suolo, la legge sul commercio equo solidale o la legge sui diritti all'acqua, che potrebbero e dovrebbero essere approvate prima della fine della legislatura; inoltre il Governo deve approvare strategie importanti come quella energetica nazionale, il piano nazionale per l'adattamento ai cambiamenti climatici e la strategia per l'economia circolare, tre pezzi fondamentali per costruire un paese diverso.
Questi sono solo alcuni esempi delle cose che si possono fare nei prossimi sei mesi, ma poi diciamo chiaramente che la prossima legislatura deve essere la legislatura dello sviluppo sostenibile, perché se perderemo il prossimo quinquennio e non ci impegneremo a fondo in questa direzione è chiaro che al 2030 arriveremo in coda al gruppo dei paesi più sviluppati. Perderemo posizioni come le simulazioni che abbiamo fatto vedere nel rapporto, in uno scenario business as usual, cioè la prosecuzione delle attuali tendenze, comporterà e quindi abbiamo bisogno che tutte le attuali forze politiche, a partire dalla prossima legislatura vadano in questa direzione.
Per questo, a partire da queste settimane, incontreremo tutti coloro i quali si candidano a guidare il paese dopo le elezioni e cercheremo di pressarli per capire come gli obiettivi di sviluppo sostenibile troveranno spazio nelle loro agende elettorali e abbiamo invitato i direttori dei principali giornali italiani a sfidare le forze politiche a dichiarare chiaramente e in modo confrontabile quali sono le loro proposte in modo da poter fare una simulazione degli effetti, come abbiamo fatto per il nostro rapporto, di modo che i cittadini, come accade in Olanda, prima delle elezioni possano sapere gli effetti attesi delle diverse piattaforme sulle diverse dimensioni del benessere.

Si sta chiedendo a partiti e movimenti di puntare su una visione di lungo periodo che la politica di questi ultimi anni difficilmente ha adottato, soprattutto in campagna elettorale.
Questa mattina all'aeroporto di Zurigo ho visto la pubblicità di un fondo di investimento che diceva: adottare un'ottica di lungo termine ci aiuta a vedere meglio anche il breve termine. Credo che sia uno slogan perfetto; è vero che ci sono problemi molto urgenti e sono quelli che colpiscono le fasce più povere della popolazione, ma se la soluzione è la riproposizione delle vecchie ricette è chiaro che risolviamo qualcosa nel breve temine, ma non creiamo le condizioni per un futuro veramente sostenibile.
Per questo riteniamo che in Italia, ma anche in Europa, questo sia lo snodo da cui dipende il nostro futuro, ed è per questo abbiamo creato l'Asvis e l'adesione di oltre 170 soggetti della società civile, cioè la più grande collezione mai realizzata in Italia dalla società civile, ci incoraggia sul fatto di essere nella giusta direzione.

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