Il recupero degli oli usati vale in Italia tre miliardi di euro. Il fai da te? Sconsigliato. In evidenza

Scritto da   Mercoledì, 15 Novembre 2017 12:01 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Foto: Dibjo / Pixabay.com

La regola d’oro dell’economia circolare è che ogni rifiuto può essere convertito in risorsa: gli scarti vengono raccolti, trattati e messi di nuovo nei cicli di produzione come nuove materie prime. Il riutilizzo di materiali come legno, carta, plastica e vetro, permette di risparmiare sui costi di produzione e di impattare meno sull’ambiente evitando l’estrazione di nuove materie prime. I vantaggi, economici ed ambientali, sono ancora più evidenti per gli oli minerali, quelli utilizzati per la lubrificazione dei macchinari. In Italia se ne occupa il CONOU, Consorzio Nazionale per la gestione, raccolta e trattamento degli Oli minerali Usati, in occasione della fiera Ecomondo, ha presentato un rapporto sulla situazione nazionale. “A Conti Fatti” ha intervistato il presidente Paolo Tomasi.

Presidente quanto olio viene raccolto in Italia, secondo i dati che voi avete comunicato? È un tipo di raccolta che aumenta o diminuisce?
Nell’anno che sta per concludersi riusciremo a portare un risultato molto interessante, perché raccoglieremo circa 180.000 tonnellate di olio usato. L'olio usato è quel rifiuto che proviene dall'utilizzo di un lubrificante; ad esempio nelle nostre autovetture è quello che nel carter serve per lubrificare il motore; nelle grandi industrie si utilizzano degli oli idraulici, degli oli per riduttori e per tante altre attività. Il lubrificante è qualcosa di essenziale nella vita dell'uomo. Viene utilizzato in tantissime applicazioni; però, a fine vita, diventa un rifiuto pericoloso e noi siamo incaricati di raccoglierlo. Con il passare degli anni il risultato che abbiamo portato è stato sempre migliore, e siamo arrivati a raccogliere quasi il 98% del totale raccoglibile.

Per quali canali vengono raccolti gli oli minerali usati. Come vengono smaltiti o riutilizzati?
I canali principali nei quali vengono a crearsi questi rifiuti sono essenzialmente due: quello dell'autotrazione, cioè i carter delle nostre autovetture ma anche dei grandi automezzi che circolano per le nostre strade o dei natanti che pure utilizzano dell'olio lubrificante; e poi, ovviamente, il settore industriale. Grosso modo le quantità sono identiche: per esempio lo scorso anno sono state utilizzate 200.000 tonnellate nel settore dell’autotrazione, e altre 200.000 tonnellate nel settore industriale. Una volta che il lubrificante ha concluso il suo ciclo di vita diventa un rifiuto pericoloso e deve essere recuperato. L’importante è che, una volta recuperato, questo lubrificante esausto può essere rigenerato e tornare a nuova vita. Tanto per intenderci: se prendiamo un chilo di olio usato, possiamo fare 650g di nuovo olio base, ma anche una parte di gasolio e una parte di bitume, che sono dei prodotti normalmente usati. Quindi, in pratica, la nostra attività si inserisce in quella che oggi si dice economia circolare: cioè riutilizzare “n” volte il prodotto che altrimenti avrebbe avuto una destinazione di vita finita. Qualche anno fa l'olio poteva essere bruciato e quindi, una volta recuperato, aveva un solo destino di vita: il “brucio”. Oggi invece viene rigenerato più volte.

Quali sono le buone pratiche che famiglie e imprese devono attuare per conferire e smaltire correttamente gli oli minerali usati?
Ormai abbiamo una consuetudine di buone pratiche, perché il consorzio è nato la bellezza di 34 anni fa, quindi ha una storia molto importante alle spalle. Attraverso questo periodo ha stretto relazioni con i produttori di questo rifiuto per stabilire delle modalità di possibile recupero. Il nostro è un sistema molto radicato, perché sul territorio nazionale lavorano 70 imprese di raccolta che “collettano” le quantità raccolte in nostri depositi. Poi questo prodotto viene analizzato per capire la destinazione cui può essere inviato e, se è rigenerabile, inviato a 5 raffinerie che operano su tutto il territorio nazionale. Se invece il prodotto non può andare alla rigenerazione perché inquinato, può essere riutilizzato come combustibile. Gradualmente, nel tempo, le nostre pratiche ci hanno portato a spostare delle importanti quantità che prima venivano bruciate sempre più verso la rigenerazione; tant'è vero che il consuntivo dello scorso anno ci ha portato a realizzare ben il 95% della raccolta con una destinazione alla rigenerazione.

Che cosa, invece, non bisogna assolutamente fare con l'olio usato?
Intanto dobbiamo distinguere, perché normalmente l'utilizzo è sempre gestito da professionisti. Nella grande industria ci sono dei responsabili che si occupano di manutenzione: sanno come trattare l'olio usato e sanno definire quando è da estrarre dagli impianti perché non più idoneo all'impiego. Mentre nell'autotrazione ci sono i meccanici che si occupano di sostituire l'olio usato nella nostra autovettura. Ma certe volte viene voglia di fare un cambio olio per conto proprio: magari ci possiamo dedicare al cosiddetto fai da te. Noi lo sconsigliamo, anche perché dobbiamo sempre immaginare che quello che noi togliamo dal carter della nostra autovettura è un rifiuto fortemente inquinante. Ma se vogliamo fare comunque quest'operazione, dobbiamo utilizzare dei principi ben definiti che sono, sostanzialmente: prendere un contenitore stagno; munirsi di guanti di gomma; fare il travaso; poi, in questo contenitore stagno, avremo un prodotto che dobbiamo immaginare come un rifiuto, e quindi da fare molta attenzione. Lo dobbiamo portare al consorzio degli oli usati, il quale avrà la possibilità di recuperarlo e farlo tornare a nuova vita. Il fai da te è un'operazione da compiere con molta attenzione e, possibilmente, è meglio evitarla.

I dettami dell'economia circolare stabiliscono che riciclare un prodotto è economicamente molto più vantaggioso. Può illustrare i vantaggi del riutilizzare un olio dal punto di vista economico?
È uno dei temi che maggiormente ci appassiona. Dobbiamo partire dal concetto che l'Italia è un paese importatore di prodotti petroliferi e di greggio. Conseguentemente, tutto quello che riusciamo a risparmiare, ad esempio riutilizzando un olio usato, comporta dei vantaggi importanti. Dando un valore a tutte le lavorazioni che abbiamo fatto in 34 anni di vita, e tenendo conto di ciò che abbiamo potuto riutilizzare in termini di olio lubrificante da un olio usato, il conto ci porta ad un risparmio complessivo per la bilancia italiana di circa 3 miliardi di euro. È un dato estremamente significativo che in pratica corona un'operazione di riciclaggio e di economia circolare, già antesignana di ciò che oggi è entrato nel normale dibattito: oggi parliamo semplicemente di economia circolare, e il consorzio ha cominciato a farla 34 anni fa.
C’è un elemento che penso sia il più qualificante per le attività del nostro consorzio: i risparmi ambientali che abbiamo realizzato. Prima di tutto il risparmio netto di CO2, i gas clima-alteranti: abbiamo risparmiato qualcosa come 40 mila tonnellate di emissioni di CO2. Un altro elemento importante è che abbiamo realizzato anche un risparmio netto d’ acqua di quasi 500.000 metri cubi. Infine abbiamo risparmiato un utilizzo del suolo per circa 720 ettari. Tutto ciò soltanto con le lavorazioni dello scorso anno. Immagini l'effetto positivo di questi elementi che abbiamo risparmiato sul nostro ambiente. Quindi la nostra è un'attività che ha veramente un obiettivo ambientale, oltre che economico. Prima ho parlato dei 3 miliardi di euro risparmiati sulle importazioni petrolifere; ma aggiungendoci questi dati, relativi ad un solo un anno, vuol dire aver risparmiato acqua, suolo, ed evitato emissioni in atmosfera. Ma dimenticavo un altro elemento importante: abbiamo risparmiato greggio in quantità molto, molto consistente, quasi 240.000 tonnellate.

Foto: Dibjo / Pixabay.com
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