Ronchi: green economy sia al centro della prossima agenda di Governo In evidenza

Scritto da   Mercoledì, 15 Novembre 2017 12:03 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Ronchi: green economy sia al centro della prossima agenda di Governo

Per salvare il pianeta è necessario un cambiamento radicale, non solo nello stile di vita di tutti i cittadini, ma nell’intero sistema economico e produttivo. Razionalizzare l’uso delle materie prime, contenere gli scarti e facilitare la riutilizzabilità dei materiali, ridurre le emissioni di gas nocivi nell’atmosfera devono diventare i pilastri su cu costruire uno sviluppo sostenibile.
La green economy e l’economia circolare sono il futuro e, se la politica non sempre lancia segnali incoraggianti per il loro sviluppo, il mondo delle imprese ha già da diversi anni intrapreso un cammino importante.

Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo Sviluppo sostenibile, punto di riferimento del Consiglio Nazionale della Green Economy, fa il punto della situazione intervenendo su “A Conti Fatti”, programma a cura della redazione di Economia Cristiana trasmesso da Radio Vaticana Italia.



Professore a Ecomondo Gli stati generali della green economy hanno presentato la terza relazione sullo stato di salute di questo particolare settore. Come sta la green economy italiana?

La Green Economy è quell'economia che punta ad affrontare le grandi sfide della nostra epoca ossia il cambiamento climatico, la limitatezza delle risorse naturali a disposizione, la necessità di un benessere che sia anche più equamente distribuito e inclusivo.
Da questo punto di vista abbiamo un quadro a luci ed ombre. Su alcuni aspetti abbiamo dei dati molto positivi: sulla raccolta differenziata e sul riciclo il paese, anche se purtroppo non in tutte le regioni, ha raggiunto il 52,5% con regioni, soprattutto al nord, che superano il 60% con il caso dell'eccellenza nel recupero degli imballaggi dove siamo oltre il 67%.
C’è qualche difficoltà nella riduzione delle emissioni di gas serra e nella produzione dalle fonti energetiche rinnovabili; c’è poi l'inquinamento delle città che permane ed è causa di morti premature tra le più elevate d'Europa, abbiamo 1300 decessi anticipati a fronte di circa 1000 in Germania e 700 in Francia e nel Regno Unito.

Dopo anni di performance positive sul fronte delle rinnovabili con il calo degli incentivi stiamo assistendo a un deciso passo indietro. La Strategia Energetica Nazionale non sembra sufficientemente audace da questo punto di vista.
Direi di no. L'Italia è il paese europeo più esposto ai rischi del cambiamento climatico. Abbiamo avuto questa ondata estiva di calore e adesso ci sono i rischi di alluvione, eventi per i quali, come ha reso noto la Commessione Europea, negli ultimi 10 anni l’Italia ha subito danni per 65miliardi di euro.
L'Italia dovrebbe chiedere in Europa e a livello internazionale politiche climatiche più incisive, dovrebbe essere in prima fila, ma per essere in prima fila bisogna fare bene i compiti a casa altrimenti non si è credibili. Purtroppo, proprio nel momento in cui bisogna attuare l'accordo di Parigi, che come noto chiede maggiore impegno, il nostro paese si sta impegnando di meno e ottiene risultati minori.
Le emissioni di gas serra, dopo essere diminuite fino al 2014 del 18,6%, che non tantissimo ma è comunque un calo importante, nel 2015 sono aumentate, nel 2016 hanno avuto calo molto lieve e le previsioni per il 2017 segnano di nuovo un aumento. Questo accade perché c'è ripresa economica e quindi aumentano i consumi di energia mentre le rinnovabili crescono poco o addirittura diminuiscono.
Dopo il taglio drastico e retroattivo degli incentivi si registra un calo dai 120 miliardi di kwh, di fine 2014 secondo l’ultimo dato ufficiale siamo scesi a 109 e le proiezioni di quest'annostimano un ulteriore calo del 5%.
È calato innanzitutto l'idroelettrico per ragioni che sono intuibili, è piovuto meno e c'è meno acqua nei bacini, anche l'eolico è calato, il solare è leggermente aumentato, ma non abbastanza per compensare le altre perdite mentre la biomassa è sostanzialmente ferma.

Mobilità: siamo il paese europeo con il tasso di motorizzazione privata più elevato con 600 auto ogni 1.000 abitanti, quasi tutti alimentati a diesel e benzina. Se proprio non si riesce ad incentivare realmente trasporto pubblico e mobilità condivisa non si potrebbe almeno almeno pensare al bando delle auto alimentate a gasolio come stanno facendo alcuni paesi europei?
Questo è sicuramente un obiettivo. Noi indichiamo la necessità, non solo di tagliare, ma di eliminare le immatricolazioni di nuove auto diesel o benzina al 2030. Questo orizzonte va indicato ora perché è un cambio di produzione industriale non banale, non bisogna incentivare in alcun modo l'autotrasporto tradizionale diesel o benzina e bisogna incoraggiare in maniera più robusta la transizione all'elettrico, all'ibrido o nella fase di transizione al gas puntando sul biometano.

Sembra mancare la spinta decisiva della politica. Tra acqua, foreste, biodiversità, paesaggi abbiamo la fortuna di avere un territorio straordinario, ma occorrerebbe investire per tutelarne la conservazione favorendo al tempo stesso la crescita. Anche su questo fronte però non brilliamo particolarmente come dimostrano le conseguenze sul nostro territorio di eventi come terremoti e inondazioni.
Ci sono anche gli incendi che quest’anno hanno fatto registrare un aumento nella distruzione dei boschi, da una media che si attestava tra i 30/40mila ettari ai 135mila ettari. L'Italia è un paese molto votato alla green economy, le potenzialità sono veramente elevate, gli Stati Generali quest'anno hanno proposto un programma di 10 punti alle forze politiche in vista delle elezioni e hanno chiesto che questi punti non siano semplicemente guardati con simpatia, ma che siano inseriti fra le priorità dell'agenda parlamentare e di governo per la prossima legislatura perché c'è un gap fra le potenzialità e il favore che l'opinione pubblica ormai presta ai temi della green economy rispetto alle politiche che poi effettivamente si praticano.

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