Balzani: il nucleare è fallito perché è semplicemente fuori mercato In evidenza

Scritto da   Mercoledì, 29 Novembre 2017 19:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Foto: JamesQube / Pixabay.com

L’uomo ha sempre attinto alla Natura per procurarsi l’energia necessaria al proprio sviluppo. Per migliaia di anni quest’energia proveniva dal lavoro degli animali, dell’uomo stesso, e del legno utilizzato come combustibile. Poi è arrivata l’era del carbone, durata circa tre secoli, sostituita da quella del petrolio che domina da un centinaio di anni. L’era dell’energia nucleare, che comunque non ha mai soppiantato del tutto i combustibili fossili, iniziata nel dopoguerra sembra già arrivata al tramonto, anche grazie ad incidenti come Chernobyl e Fukushima. Spinti dai problemi legati all’inquinamento, stiamo forse assistendo all’inizio dell’era delle energie rinnovabili e pulite. Ne abbiamo parlato in “A Conti Fatti”, rubrica di EconomiaCristiana.it trasmessa da Radio Vaticana Italia, con un’intervista a Vincenzo Balzani, professore emerito dell’Università di Bologna e accademico dei Lincei, autore del libro “Energia per l’astronave Terra” (ed. Zanichelli), scritto con Nicola Armaroli e giunto alla terza edizione.

 

 

Nel suo libro “Energia per l'Astronave Terra”, lei fa un excursus da cui si evince che stiamo passando da un'era del petrolio a un'era delle rinnovabili, senza però avere avuto una vera era del nucleare egemone. Uno dei capitoli del libro definisce il nucleare un fallimento. È così? Perché è fallito?
Questa è una tecnologia che ormai conta 60 o 70 anni. Non è riuscita ad affermarsi.  Era una grande speranza. Ricordo che quand'ero giovane si pensava: l'energia elettrico-nucleare costerà così poco che non ci vorranno più neanche i contatori. Evidentemente non è così. Perché è fallita? Perché è una cosa molto complicata che ha dei problemi non risolti. Il primo, più importante problema non risolto è che non si sa dove mettere le scorie ad alta radioattività, da distinguere da quelle a bassa radioattività. Ogni centrale nucleare produce molte scorie ad alta radioattività, e per il momento sono tutte lì: nei piazzali accanto alle centrali; anche negli Stati Uniti, che è il paese più avanzato dal punto di vista tecnologico. Allora, a causa di questo problema irrisolto, perché non si sa appunto come fare, che comunque si risolva richiederebbe un sacco di soldi, e anche in conseguenza agli incidenti successi a Fukushima e prima a Chernobyl, si è capito che è una tecnologia pericolosa, quindi va dotata di molti accorgimenti di sicurezza. Questo aumenta moltissimo il costo e quindi oggigiorno il nucleare è semplicemente fuori mercato. Non c'è nessun privato, nessuno agenzia che “costruiscano” nucleare. Quel po’ di nucleare che si fa, lo fanno gli stati che hanno interessi nelle armi nucleari. Basta guardare in Europa: in Francia non sono neanche capaci di costituire una centrale, e sono già una decina d'anni che ci lavorano, ed intanto devono chiuderne di vecchissime; e in Germania sono fuggiti al nucleare. Insomma, dove c'è il libero mercato il nucleare non può andare

Questo è un problema che ha colpito molte delle tecnologie energetiche nell'arco della storia dell'umanità: nel libro lei chiarisce che si è passati dall'era delle biomasse, del legno, dell’energia animale, a quella del carbone e poi a quella del petrolio. Le faccio notare che queste ere durano sempre meno: quella del legno è durata centinaia di migliaia d'anni; quella del carbone qualche centinaio d'anni; quella del petrolio qualche decina d'anni. Le rinnovabili hanno più futuro? Saranno le fonti “finali”?
Certamente sì, perché, siccome dipendono bene o male dal Sole, direttamente o indirettamente, e siccome il Sole brillerà almeno per 4,5 miliardi di anni, è chiaro che a questo punto nella nostra scala dei tempi è la soluzione definitiva; perché tutte le altre cose sono legate a limitazioni della Terra: di petrolio, metano e anche di uranio più di tanto non ce n'è. Comunque, se anche il nucleare trovasse modo di produrre del materiale, come dire che si auto mantiene (le cosiddette centrali “autofertilizzanti”, che generano da sole il proprio carburante: il plutonio, ndr.), avrebbe tutte queste difficoltà tecniche: pericolosissimo. Poi c'è anche un altro freno, secondo me: essendo una tecnologia molto complicata sarà sempre nelle mani di poche importanti nazioni, e quindi non è democratica. Questo è importantissimo. Invece l'energia solare è democratica, perché va dappertutto:  se sono nel centro dell'Africa, con un pannello fotovoltaico mi faccio la luce che mi interessa lì. Come faccio, invece, ad avere l'energia nel centro dell'Africa con una centrale nucleare? Devo mettere da qualche parte una centrale. I miei amici egiziani mi dicono: “adesso in Egitto mettiamo il nucleare: verranno i russi e ci metteranno le centrali”. Quando in un paese poco sviluppato ce n'è uno molto sviluppato che ha il controllo dell'energia, è una specie di ri-colonizzazione. Questo è un altro motivo importantissimo per passare alle rinnovabili, che sono diffuse. Non che non ci siano problemi anche nelle rinnovabili, comunque questa è, in generale, la situazione: passeremo per forza, volenti o no, alle rinnovabili, e faremo del nostro meglio con le rinnovabili.

In questo momento tutti, scienziati, politici, tranne qualcuno di molto potente, puntano almeno a parole sulle energie pulite. Ne vediamo solo i pregi, ma ci sono anche dei “contro”?
L'unico “contro” è che siamo sulla Terra. La Terra è una specie di astronave che ha le risorse che ha. Per usare l'energia del Sole, che poi diventa anche energia del vento e della pioggia, abbiamo bisogno di materiali. Materiali per convertire le energie rinnovabili, che sono molto abbondanti, nelle energie di uso finale, che sono quelle che ci servono tutti i giorni. Tutti i giorni abbiamo bisogno di calore, elettricità e combustibili; dobbiamo quindi convertire le energie rinnovabili in queste tre forme di energia. Ne siamo capaci. Però anche qui ci sono dei limiti, perché servono elementi che sulla Terra sono abbastanza scarsi (ad esempio il litio per le batterie di accumulo, ndr.); da cui la necessità di riciclare, di consumare poco, meno che si può.  Questa è la situazione. Siamo legati alla Terra che ha risorse limitate.

Parliamo del Deposito Nucleare nazionale, che deve essere costruito perché lo impone l'Europa. Secondo lei è davvero necessario? Per per la comunità locale che lo dovrà ospitare sarà più un pericolo o un'opportunità?
Necessario lo è! Perché non possiamo lasciare in giro scorie per mezza Italia. Inoltre si producono sempre delle scorie negli ospedali, però sono a bassa radioattività. A quanto mi risulta, in Italia abbiamo solo scorie a bassa radioattività e bisogna fare un deposito per collocarle. Per le comunità locali, se viene fatto bene, non è un pericolo. Che sia un'opportunità io non lo vedo, comunque ci diranno. Sì, daranno degli sgravi, fiscali, non so. Ma non è un pericolo: se fatto bene non è un pericolo. Solo che non riusciamo a combinare niente, perché ci vogliono dei soldi, e più aspettiamo più ce ne vorranno. D'altra parte bisogna mettere ai vertici delle persone capaci. In passato non è successo. Non ho seguito ultimamente, però bisogna farlo; e non darà dei vantaggi alla comunità, salvo che bisognerà farglieli avere, questi vantaggi; ma non sarà neanche una cosa pericolosa. Andrà sorvegliato.

Lei è un credente dichiarato. Ha trovato un punto di incontro fra la fede e la scienza? Che momento vive in generale questa relazione fra fede e scienza?
Secondo me fede e scienza, a due livelli diversi, sono perfettamente compatibili. Non si può vivere soltanto con una delle due. Per esempio: ogni tanto mi stanco di lavorare; vado in cucina e moglie mi dice: “ti faccio un tè”. Come fa a fare un tè? Mette sul fuoco la teiera, ci mette la bustina, la temperatura dell'acqua cresce fino a certo valore... e quello è una cosa materiale: cioè “come” mi fa il tè. Ma “perché” mi fa il tè? Perché mi vuole bene, e quella è una cosa spirituale. Col voler bene non può spiegare come fa il tè,  e il tè che sta facendo sulla teiera non spiega che mi vuole bene. Sono due cose distinte, però ci vogliono entrambe. Se qualcuno cade in terra davanti a lei, lo va a raccogliere? Perché ci va? Intanto deve andare a raccoglierlo, e fa fatica a tirarlo su: materiale! Ma ci va perché è spinto da un qualcosa di spirituale. Quindi materiale e  spirituale devono convivere, in ciascuno di noi. Il cardinal Martini diceva che ci sono due scritture: la scritture della scienza, che deve spiegare com'è fatto il mondo, il “come”; poi c'è la sacra scrittura che prova a rispondere a quelli che sono gli interrogativi dell'uomo, al “perché”: perché sono qui? perché c'è il male? Questa è la mia visione.

Foto: JamesQube / Pixabay.com
Letto 106 volte Ultima modifica il Lunedì, 04 Dicembre 2017 13:50

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