Coldiretti: economia natalizia in ripresa, tra solidarietà ai terremotati, attenzione agli sprechi, boom del web e degli abeti naturali. In evidenza

Scritto da   Mercoledì, 20 Dicembre 2017 12:01 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Il logo dei regali solidali di CampagnAmica per le zone terremotate.

Il periodo delle feste natalizie è caratterizzato da sempre, in Italia, da un boom dell’economia, e in particolare del commercio. Anche per quest’anno sono previsti aumenti negli acquisti di beni e servizi che, comparati agli anni scorsi, fanno pensare a una definitiva uscita dal lungo periodo di crisi. Cresce ad esempio del 4,4% il budget destinato dalle famiglie per cenoni, regali e viaggi: una cifra che in media supera i 500 euro; e cresce anche, del 16%, la quota dello shopping online. Non bisogna dimenticare però che troppe famiglie sono ancora in piena crisi, ed infatti circa un italiano su cinque ha dichiarato  che non farà regali quest’anno. Se ne è parlato in “A conti fatti”, rubrica radiofonica di EconomiaCristiana.it trasmessa da Radio Vaticana Italia, con Lorenzo Bazzana, responsabile economico di Coldiretti.

 

Coldiretti ha diffuso una serie di dati molto interessante sulle previsioni di spesa degli italiani per il periodo delle feste. Quanto investiranno le famiglie in regali, in cibo e in viaggi per queste festività? È ancora un’economia della crisi o si è tornati a livelli normali?
La previsione fatta ci dice che dobbiamo essere probabilmente fuori dalla crisi. I dati che abbiamo elaborato dicono che la spesa dovrebbe crescere di un 4,4%  e portarsi su un budget familiare di 528 euro. È quindi un segnale dall'intonazione positiva, anche se probabilmente è ancora presto per dire che siamo completamente fuori dalla situazione di crisi economica che abbiamo vissuto negli ultimi anni. Tanto è vero che, ad esempio, nell'ultima rilevazione di ottobre c'è una battuta d'arresto sulla spesa al dettaglio per tutte le tipologie; ma è chiaro che ottobre è prima di dicembre. C'è ad esempio un -5% sui giocattoli e -3,6% sull'abbigliamento che ci fa pensare a una battuta d'arresto anche in previsione delle maggiori spese del periodo natalizio. Nel contesto europeo, questa spesa prevista per le famiglie italiane si colloca al terzo posto, dopo quella spagnola di 632 euro e quella della Gran Bretagna di 614 euro, con un +19% rispetto alla media europea. Quindi è comunque un'intonazione positiva. Probabilmente è cambiato anche il clima delle aspettative degli italiani da un punto di vista economico.

Come vengono distribuiti questi budget fra regali, viaggi e cibo?
Dal punto della distribuzione circa il 39% di questa spesa natalizia sarà ovviamente per i regali. In seconda posizione, con il 25%, abbiamo la spesa per i prodotti alimentari, che ovviamente andrà a costituire in buona parte i pranzi e i cenoni. Gli italiani però non trascurano i viaggi, circa il 24% della spesa, con un 12% per i divertimenti. Quindi vediamo una composizione abbastanza tradizionale; anche se è importante questo 25% dei prodotti alimentari che ci testimonia ancora una volta come il regalo, comunque, debba avere una sua funzione di utilità pratica, forse un po’ meno futile rispetto al passato.

Rispetto al passato cambiano anche le modalità di acquisto con la diffusione del commercio elettronico, principalmente via internet. Quanto e che cosa si compra online? Quali sono i motivi che spingono gli italiani alla scelta di un negozio fisico, vero, o virtuale?
Dal punto di vista della spesa online, i dati ci dicono che c'è ovviamente una crescita. Crescita che viene quantificata in un +16% attraverso questi canali che utilizzano lo strumento di internet. È sicuramente una cosa che cresce: circa un terzo della spesa. Si è calcolato che attraverso questo canale saranno spesi circa 170 euro. La cosa importante è che anche in questo caso ci collochiamo al terzo posto, dopo la Gran Bretagna e la Germania; ovvero dopo paesi che, dal punto di vista dell’infrastruttura e della possibilità di fare acquisti online, sono probabilmente più avanti di noi. Anche questo è un dato che ci fa capire come, probabilmente, l'Italia sia uscita da un certo tipo di situazione.

Sappiamo però che ci sono molte persone in difficoltà economiche. Quanti italiani non possono permettersi il Natale?
Anche su questo si è fatta un’indagine, e si è calcolato che circa il 18% non farà regali. Quindi rimane questa forte segmentazione della società italiana: con una parte che comunque vede positivo, la fine del tunnel, e un'altra parte che invece continua ad essere in difficoltà e a vedere una prospettiva non positiva, probabilmente connessa anche ai problemi legati al lavoro, alla disoccupazione e dunque a un momento non particolarmente felice. Ovviamente noi speriamo che la ripresa si possa concretizzare in un rilancio dell'economia del paese, e pensiamo che l'agroalimentare possa rappresentare un volano per aumentare le esportazioni, e quindi avere una ripresa anche dell'occupazione.

Abbiamo parlato di acquisti natalizi online e tradizionali: quelli nei negozi o nei mercatini. Coldiretti per queste festività, come spesso succede, ha predisposto entrambe le modalità, tra l'altro con risvolti benefici. Ce ne può parlare?
Ovviamente, visto il  periodo natalizio e anche il significato profondo del Natale, è chiaro che non si tratta soltanto di un’iniziativa economica e commerciale: la possibilità di trovare i nostri mercati di Campagna Amica in edizioni speciali per le festività natalizie nei centri delle nostre città, dei nostri paesi e delle località turistiche; ma c'è anche la possibilità, attraverso il sito www.campagnamica.it, di trovare online i cesti della solidarietà: quelli con i prodotti delle zone che hanno avuto il problema del terremoto e che faticano ancora a fare ripartire l'economia. Quindi, sia attraverso i nostri mercati, dove si potranno trovare prodotti legati alla solidarietà, sia soprattutto attraverso il sito, si potrà fare una scelta diversa per festeggiare il Natale e fare anche della solidarietà.

Tra i dati comunicati da Coldiretti ce n'è uno curioso: sono in aumento gli alberi di Natale veri, cioè non di plastica. In che misura si sta tornando all’abete naturale, e quanto è sostenibile questa usanza?
Quello degli alberi di Natale è sempre stato un tema abbastanza controverso; nel senso che, agli occhi del consumatore, il fatto che l'albero venga tagliato, oppure estirpato, per metterlo in un vaso e utilizzarlo per le festività natalizie, è sempre stato visto quasi come un oltraggio all'ambiente, mentre invece è esattamente l'opposto. Noi sappiamo che un albero di plastica, a parte la fase di produzione in cui viene prodotta CO2 e quindi viene inquinato l'ambiente, poi è qualcosa che ha uno smaltimento lunghissimo. Per questi elementi di plastica si parla addirittura di 200 anni, prima di potersi degradare nell'ambiente. Gli alberi veri, naturali, che invece sono destinati all’utilizzazione natalizia possono derivare da due tipologie di attività. Circa il 90% deriva da coltivazioni vivaistiche fatte appositamente, che permettono non soltanto il presidio del territorio, ma la lotta al dissesto idrogeologico in zone difficili, soprattutto collinari o di montagna. Quindi sono coltivazioni programmate che non vanno a depauperare il patrimonio boschivo del nostro paese. Poi abbiamo un 10% che deriva dalla normale pratica forestale, che prevede sfolli, diradamenti e potature indispensabili per il corretto e armonico sviluppo del bosco. Si tratta di materiali che vengono utilizzati con fini ornamentali, come le punte di abete,  con una finalità utile, quando altrimenti potrebbero essere utilizzati come legname. Perciò, prima hanno una vita come elemento ornamentale e poi, eventualmente, quest’altra destinazione. Tutto questo fa sì che, comunque, nella fase di coltivazione questi alberi abbiano un ruolo importante nel produrre ossigeno e nel catturare CO2 le polveri sottili.

Coldiretti anche stilato un decalogo anti spreco per queste festività. Può riassumerne alcuni punti salienti?
I punti salienti sono relativi al tentativo di contenere questo spreco che si è ridotto sicuramente con la crisi economica, ma che purtroppo è ancora presente e latente nella nostra società. Il consiglio è innanzitutto di fare sempre la spesa con una lista. Questo consente di evitare di acquistare prodotti di cui magari non abbiamo bisogno e non sentiamo l'esigenza. C'è sempre da fare la verifica delle scadenze e quindi delle etichettature dei prodotti; ricordando che c'è una differenza fra il termine di scadenza perentorio per alcuni prodotti deperibili, e i prodotti che invece possono avere una vita più lunga che hanno un termine minimo di conservazione consigliato. Oltre quella data possono essere ancora consumati, l’importante è che siano conservati nelle condizioni corrette. Poi abbiamo sicuramente la buona abitudine di utilizzare prima i prodotti che abbiamo comprato per primi: traducendo una frase anglosassone (First In First Out, ndr.) il primo che entra deve essere anche il primo che esce nei nostri frigoriferi e dispense. Poi esiste sempre quella tradizione delle nostre mamme e nonne di riutilizzare gli avanzi per preparare polpettoni, paste ripiene, tortellini e via discorrendo: una modalità importante per evitare di buttare il cibo, che assolutamente non deve essere sprecato.

Il logo dei regali solidali di CampagnAmica per le zone terremotate.
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