Forum Famiglie: fare figli rende poveri, inutili bonus e incentivi, serve riforma fiscale che metta al centro la famiglia In evidenza

Scritto da   Mercoledì, 27 Dicembre 2017 12:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Forum Famiglie: fare figli rende poveri, inutili bonus e incentivi, serve riforma fiscale che metta al centro la famiglia

L’Italia non è un paese per giovani. Questa parafrasi del titolo di un famoso film dei fratelli Cohen ricorre sempre più spesso nelle analisi e nei commenti sulla situazione sociale del paese.
Effettivamente per una giovane coppia metter su famiglia comprando una casa e mettendo al mondo dei figli è oggi tutt’altro che semplice. Le politiche di aiuto e incentivo alla famiglia latitano con il risultato è che oggi il nostro è praticamente un paese a natalità zero in cui i giovani sono costretti a chiedersi seriamente “posso economicamente permettermi di mettere al mondo un figlio?”.


Gigi De Palo, presidente del Forum Nazionale delle Associazioni Familiari interviene sul tema all’interno di “A Conti Fatti” rubrica a cura di Economia Cristiana trasmessa da Radio Vaticana Italia.

Il Forum delle associazioni familiari, interpretando i dati Istat sulle condizioni di vita, reddito e carico fiscale delle famiglie, ha commentato in questo modo: fare figli rende poveri.
Noi commentiamo quello che ha detto l'Istat e cioè che una delle prime cause di povertà è la nascita di un figlio, in particolare la seconda, la prima è la perdita di lavoro del capo famiglia: inoltre le famiglie con tre o più figli diventano povere più facilmente e in un paese a nascita zero questo è un paradosso, una bestemmia.

Eppure secondo lo stesso rapporto il reddito medio annuo per famiglia è in aumento.
C'è da notare che il reddito medio annuo in aumento è legato soprattutto alle famiglie più anziane. Oggi abbiamo un problema enorme per i giovani e per chi fa figli. Queste due categorie, soprattutto i giovani, sono costrette ad andare all'estero a realizzare i loro sogni familiari e lavorativi, oppure decidere di fare meno figli rispetto a quelli che vorrebbero.

La nuova legge di stabilità prevede alcune forme di sostegno, dall’estensione dei famosi ottanta euro, al bonus bebè al reddito di inclusione. Sono provvedimenti che possono aiutare?
Premesso che tutto aiuta, sono provvedimenti assolutamente irrilevanti per vari motivi: il primo è che non c'è bisogno di bonus, ma di una revisione strutturale del problema e del tema della famiglia; in secondo luogo a molti di questi bonus è difficile accedere, conosco personalmente tante famiglie che ne avrebbero occasione e possibilità, ma che si trovano a non sapere come fare nella giungla burocratica.
In terzo luogo tutti questi provvedimenti sono rivolti alle famiglie povere, compreso il Rei: ben venga aiutare le famiglie povere, ma il vero problema in Italia sono le famiglie medie che sono la stragrande maggioranza; le famiglie povere italiane vivono meglio o comunque allo stesso livello di quelle europee, il problema nasce con le famiglie medie che stanno sotto la soglia di povertà rispetto alle famiglie degli altri paesi europei, in particolar modo rispetto a Francia, Svezia o Germania.

Può essere un problema di aspettative troppo alte rispetto al tenore di vita?
Non credo. Oggi l'unica cosa che chiede un giovane è di avere un lavoro, una famiglia e dei figli; questo è il sogno dei giovani secondo i dati dell'Istituto Toniolo, presentati più di un anno e mezzo fa, che ha intervistato più di 2.000 giovani tra i 18 e i 31 anni.
Se queste sono aspettative pretenziose allora stiamo vivendo in un paese in grande difficoltà perché mi sembra di poter dire che i giovani non hanno tanti grilli per la testa, vorrebbero semplicemente il minimo indispensabile per realizzare una vita che i loro genitori hanno realizzato senza nessuna fatica. Noi costringiamo questi giovani a realizzare i loro sogni lavorativi e familiari all'estero, esportiamo cervelli e nello stesso tempo esportiamo pancioni.
Un figlio fino ai 18 anni di età costa in media circa 171.000 euro quindi formiamo, diamo amore, attenzione, spese mediche, sanitarie, sport e tutto il massimo possibile, per un figlio si da tutto quello che si può, e poi questi giovani vanno a pagare il debito pubblico di un paese concorrente. In un paese a nascita zero e che ha ambizioni di rimanere, quantomeno, dove è stato fin ora questo è paradossale.

Premesso che in un paese che non brilla per politiche familiari non si può risolvere tutto in un colpo solo, lei da dove partirebbe?
Noi insistiamo da tanti anni su una revisione fiscale che metta al centro la capacità contributiva delle famiglie. Oggi le tasse vengono fatte e calcolate in base al reddito, ma un conto è dividere un reddito di 30.000 euro in uno o due componenti e un conto è dividerlo per una famiglia dove ci sono padre, madre e tre figli.
Bisogna cambiare questo approccio, le famiglie non vogliono l'elemosina, ma chiedono giustizia perché la famiglia svolge un ruolo enorme, socialmente utile, è un ammortizzatore reale e soprattutto fa risparmiare.
Si mettano pure tutti i bonus che si vogliono, ma prima si faccia una riforma fiscale, perché altrimenti non si va da nessuna parte; la nostra diventa la repubblica del bonus, difficile tra l'altro da percepire o da ottenere, ma a livello fiscale e strutturale non si va da nessuna parte.
Se faremo questo automaticamente avremo più figli e lo dico perché in Francia i giovani, pur volendo meno figli rispetto a quanti ne vogliono gli italiani, essendo messi nella condizione di realizzare questi loro sogni alla fine sono arrivati a un tasso di natalità di 1,9.

È una questione economica, per cui mancano le coperture adatte per un provvedimento del genere, o di volontà politica?
Tutte e due. La volontà politica è determinante per le scelte economiche.
De Gaulle ha istituzionalizzato in Francia il quoziente familiare subito dopo la seconda guerra mondiale, quando sicuramente la Francia aveva meno risorse rispetto a quelle di oggi. Da allora sono cambiati i governi, ma destra, sinistra, chiunque si è alternato al governo in Francia comunque non ha toccato quelle politiche.
In Italia purtroppo siamo convinti che fare politiche per la famiglia e per la natalità sia un retaggio fascista, ma dobbiamo rompere questo schema, non possiamo leggere ideologicamente anche ciò che ha a che fare con il futuro del nostro paese.
Siamo convinti che come per il turismo non c'è bisogno di fare investimenti perché comunque i turisti a Roma e in Italia vengono, così per quanto la famiglia abbiamo lo stesso approccio e diciamo che comunque la famiglia regge. Ecco siamo arrivati al punto in cui la famiglia non regge più.

Le famiglie italiane sono molte. Volendo essere cinici una politica di sostegno alla famiglia potrebbe garantire dei ritorni in termini elettorali.
No perché i figli non votano.
Le famiglie sono tante, ma vengono considerate famiglie anche le monogenitoriali o le famiglie con una sola persona. Dal punto di vista elettorale contano più le politiche rivolte alle pensioni, agli anziani rispetto alle politiche per le giovani generazioni e la situazione anche in questo caso è paradossale perché senza politiche per i giovani gli anziani staranno sempre peggio se non c'è più una forza lavoro per pagare non solo le pensioni, ma anche il welfare e la sanità pubblica.
La Dottrina Sociale della Chiesa parla di solidarietà intergenerazionale: ecco sta mancando proprio questo, manca una visione d'insieme che ci permetta di capire quanto gli uni siano legati agli altri e come, ragionando in termini non solo elettorali, ma in termini di bene comune, per aiutare gli anziani bisogna aiutare i giovani.

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