109 miliardi a carico delle famiglie per il welfare familiare. Costo o opportunità? In evidenza

Scritto da   Mercoledì, 27 Dicembre 2017 12:01 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Secondo molti studi di settore, le famiglie italiane non stanno benissimo dal punto di vista economico, le spese sono molte e la famiglia, soprattutto se con più di un figlio a carico, sta diventando un soggetto sempre più spesso a rischio povertà.
A definire il budget familiare concorre in maniera determinante la spesa per il cosiddetto welfare familiare che secondo uno studio recentemente condotto da Mbs Consulting complessivamente ammonta per le famiglie italiane a circa 109 miliardi di euro, il 6,5% del Pil.
Andrea Rapaccini, presidente di Mbs Consulting, interviene sul tema all’interno di “A Conti Fatti”, rubrica a cura di Economia Cristiana trasmessa da Radio Vaticana Italia.

Che cos’è il welfare familiare?
Lo definirei come l'insieme delle iniziative e delle soluzioni che hanno come obiettivo garantire la sicurezza sociale e il benessere delle famiglie. Noi nella nostra ricerca abbiamo considerato il concetto in maniera molto ampia quindi i settori considerati sono quelli più tradizionali come la salute, l'assistenza alla famiglia e alla non autosufficienza, ma anche l'istruzione, la cultura e il tempo libero, tutto ciò che riguarda la previdenza e la protezione e l'ultimo comparto che abbiamo chiamato suppporti al lavoro, ossia tutto ciò che le famiglie spendono per poter andare a lavorare.

Complessivamente quanto vale il welfare familiare e quanta di questa spesa è a carico della famiglia?
La spesa complessiva di questi sei comparti è enorme, circa 670 miliardi di euro, per capirci il 40% del nostro prodotto interno lordo.
Il grosso è ovviamente ancora il welfare pubblico che finanzia servizi per 540 miliardi. Poi c’è il welfare occupazionale cioè le spese sostenute da imprese e organizzazioni imprenditoriali che vale una ventina di miliardi circa.
Il numero significativo è quello che spendono direttamente le famiglie, circa 110 miliardi quindi il 6,5% del prodotto interno lordo. Tanto per dare un'idea è il doppio di quello che le famiglie spendono per vestirsi, quindi il comparto abbigliamento vale la metà del welfare familiare a carico delle famiglie, e quasi tre volte quello che gli italiani spendono per il turismo, quindi comparti che noi abbiamo sempre visto come industrie importanti su cui investire valgono molto di meno di quella che è invece la spesa per servizi  che sono fondamentali per il benessere della nostra popolazione.

Come si distribuisce questa spesa?
Il grosso lo fa la salute: più di 33 miliardi, 33,7 miliardi, sono le spese che le famiglie sostengono per le cure mediche e per la salute. La seconda voce di costo, e questo ci ha lasciato anche un po’ sorpresi, è costituita da quelli che abbiamo definito supporti al lavoro, per intenderci i costi per andare a lavorare quindi i costi di trasporto e di vitto fuori casa; questa spesa supera i 30 miliardi, 31,2 quindi possiamo dire che lavorare costa.
Poi abbiamo due livelli, l'istruzione e l'assistenza, che valgono la metà di questi primi due comparti: ammonatno a 15 miliardi le spese delle famiglie per l'istruzione dei propri figli e a 14,4 miliardi quelle per l'assistenza alla famiglia quindi colf, baby sitter, badanti.
Infine ci sono gli ultimi due comparti che valgono rispettivamente 7,6 e 7,3 miliardi di euro: il primo riguarda cultura e tempo libero e il secondo la previdenza e la protezione della famiglia e della casa.
Tutte queste spese sono sostenute dal reddito familiare.

Quanto incide questa spesa all'interno del bilancio familiare?
Incide in maniera significativa perché stiamo parlando di quasi il 15% del reddito, mediamente 14,7, ma la cosa interessante e in qualche modo preoccupante è che le famiglie che stanno peggio economicamente spendono percentualmente di più rispetto al loro reddito, circa il 20%, cinque punti in più, quindi in qualche modo il modello di welfare che era stato costruito per essere universalistico, uguale per tutti e in qualche modo equo invece in termini di incidenza sul reddito delle famiglie è tutt'altro che equo: spendono di più le famiglie che stanno messe peggio.

Le famiglie sono talvolta costrette a fare delle scelte in questo senso?
Si, assolutamente.
Un’altra grande indicazione che viene fuori dalla nostra ricerca è che molte famiglie per motivi diversi, in particolare economici, rinunciano a queste spese, in particolare sulla sanità con il 36,7% per cento delle famiglie che ha rinunciato ad almeno una spesa che avrebbe dovuto sostenere per la propria salute. Si tratta soprattutto di spese odontoiatriche, spese in qualche modo di tipo specialistico cui si rinuncia non solo per una questione economica, ma anche di riferimenti che mancano alla famiglia.
Per quanto riguarda i servizi per la cura dei figli, le baby sitter, il 40% per cento delle famiglie italiane ha rinunciato in parte o del tutto all'utilizzo di questo supporto familiare mentre le rinuncie ad attività integrative all'istruzione sono al 35,4% quindi più di un terzo delle famiglie ha rinunciato ad attività come il dopo scuola, o le gite di classe.
Il 34% circa ha rinunciato a cultura e tempo libero, ma la percentuale più alta di rinuncia è sull’assistenza per anziani e per non autosufficienti, questa forse è la criticità più importante che è venuta fuori dalla ricerca, per cui il 76% delle famiglie ha rinunciato in toto o in parte all'utilizzo di servizi a supporto della non autosufficienza e degli anziani; questo è un punto importante perché su quest'area lo stato fa molto poco.

La famiglia italiana sta cambiando. Con entrambi i genitori spesso Impegnati sul lavoro manca la figura che un tempo badava a tempo pieno ai figli e ad eventuali anziani presenti in famiglia e di conseguenza vanno esternalizzati alcuni costi. Come cambia la spesa in assistenza?
Noi abbiamo in mente una famiglia multigenerazionale dove i nonni vivono con i nipoti, con le zie, con i cugini, ma in realtà se vediamo la demografia capiamo tre famiglie su dieci sono monocomponenti e una famiglia su dieci è monogenitore con figli, tipicamente una donna, quindi abbiamo quattro famiglie su dieci, il 40% delle famiglie, che sono di fatto famiglie in una condizione fragile e hanno bisogno di un supporto esterno, non possono da sole far fronte ai propri ai propri bisogni di sicurezza e di benessere.
Siamo tra l'altro con la Germania il paese con l’età media più alta d'Europa: oggi il 20% della popolazione ha oltre 65 anni e tra meno di 20 anni un terzo dei nostri cittadini saranno oltre i 65 anni quindi siamo un paese anziano con una struttura familiare fragile.
Su quest'area dell'assistenza la risposta pubblica è totalmente insufficiente quindi è chiaro che questa è forse la priorità più grande dal punto di vista del progetto di welfare che nei prossimi anni sia il pubblico che il privato dovranno affrontare.
Credo che in questo senso dovremmo anche superare questa dicotomia tra pubblico e privato: dovremmo riuscire, soprattutto sull'assistenza, ma in generale sull'impianto di welfare, a pensare a un modello che non sia a breve termine, ma che progetti e proietti il welfare fra 15, 20 anni con una demografia che cambia.
Il welfare che non dovrebbe essere più considerato un costo, quindi qualcosa da ridurre, ma un investimento perché se si investe su un settore che vale 109 miliardi, ripeto il 6,5% del Pil, non solo si produce benessere sociale, ma  anche occupazione perché dietro questi numeri ci sono persone che lavorano per l'assistenza, per la salute, per l'istruzione.
Questa cambio di considerazione del welfare da un costo, e quindi in qualche modo un conto economico annuale, a un investimento, quindi con una logica di lungo periodo, è purtroppo ancora una chimera; noi l’abbiamo volutamente definita come "industria del welfare" perché se c'è un'industria si fa politica industriale, politica di occupazione, politica di investimento mentre se lo vediamo come un costo, quindi qualcosa da ridurre e da efficientare, non riusciremo nel medio periodo a garantire benessere al nostro paese.

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