Gori: REI provvedimento ambizioso, ma va esteso e pienamente attuato In evidenza

Scritto da   Mercoledì, 31 Gennaio 2018 12:01 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Foto: Romano Magrone

L’introduzione del Rei è certamente una buona notizia, ma il provvedimento è sufficiente per arginare la diffusione delle povertà nel nostro paese? Sotto quali aspetti è possibile migliorare il provvedimento e che cosa si fa all’estero da questo punto di vista?
Su “A Conti Fatti”, rubrica a cura di Economia Cristiana trasmessa da Radio Vaticana Italia, ne parla Cristiano Gori, docente di Politiche sociali all'Università di Trento, ideatore e coordinatore scientifico dell’Alleanza contro la povertà, movimento che raggruppa 35 realtà che, dalla Caritas ai sindacati, si battono appunto per l’introduzione di misure di contrasto alla povertà.

 

Con l’Alleanza contro la povertà lei è stato tra i principali promotori dell’introduzione del REI. È soddisfatto del percorso fatto?
Del percorso siamo soddisfatti perché nel 2013 nasce l'alleanza contro la povertà e per la prima volta un soggetto che riunisce la grande maggioranza delle associazioni e del volontariato, con sindacati, Comuni e Regioni fa pressione sul Governo, il Governo inizia a collaborare, si lavora insieme e nasce il REI che sotto molti punti di vista ricalca la proposta del REIS che era quella avanzata dall'Alleanza contro la povertà.
C’è stato prima un momento di pressione dei soggetti sociali a favore dei poveri e poi di lavoro sui contenuti e questo indica un rapporto positivo tra soggetti sociali e politica.

Lo ritiene un buon provvedimento? È sufficiente ad arginare la diffusione della povertà nel nostro paese?
Premesso che, avendo noi contribuito fattivamente al disegno, siamo parte in causa, crediamo che possa essere un buon provvedimento a due condizioni e la prima è che sia completato.
Questo è il governo che nella storia d’Italia ha fatto di più contro la povertà, ma l'Italia era talmente indietro che c'era moltissimo da fare: dal punto di vista dei finanziamenti come misura nazionale contro la povertà eravamo a zero, ora siamo a quasi 3 miliardi annui, ma bisogna arrivare a 7 per raggiungere tutti i poveri. Il REI a regime dal 1 luglio di quest'anno raggiungerà 2 milioni e mezzo di poveri assoluti, mentre in Italia i poveri assoluti sono 4 milioni e 700 mila, e lo fa con dei contributi economici ancora troppo bassi.
C'è quindi da completare la misura affinché si arrivi a raggiungere tutti poveri assoluti con dei contributi economici adeguati.
La seconda condizione è che alla legge segua l’attuazione. Qualunque riforma ambiziosa, e questa lo è, gioca principalmente il suo destino sull'attuazione; un conto è parlare di presa in carico dei poveri da parte dei comuni in teoria e un conto è poi farlo in pratica. Una legge non può che essere il punto di partenza, l'aspetto fondamentale sarà accompagnare i territori nel realizzare questa riforma pur sapendo che è normale che quest'anno sarà tutto molto complicato: il risultato del REI non si giudica nel 2018, si giudica tra 3 anni, una riforma ambiziosa ha bisogno di tempo per essere attuata efficacemente.

Quello delle coperture economiche di misure come questa è un problema che ricorre puntualmente. Meglio meno soldi per tanti o fondi adeguati per pochi?
Questo è esattamente il tipo di dilemma che vorremmo evitare perché il decisore politico, come  si vede anche in questa misura, ha sempre la spinta a raggiungere più persone possibile. 2 milioni e mezzo sono già tantissime persone, gli importi sono ancora un po' bassi, ma devi dare a ognuno qualcosa perché possa veramente uscire dalla povertà. Non credo al fatto che finanziariamente non sia possibile perché eravamo a zero e siamo quasi a 3 miliardi, mancano 4 miliardi, ma, se si fa un piano di legislatura per arrivarci spalmando l'incremento in 5 anni di legislatura, è possibile, è meno di un miliardo all'anno, assolutamente sostenibile.

All’emanazione del contributo corrisponde anche un percorso di inserimento socio lavorativo? Come funziona?
Una misura contro la povertà va giudicata sotto due profili.
Il primo è che da a me, povero, un contributo economico che mi permette di campare meglio e, se pensiamo a come lo stato italiano distribuisca i fondi in maniera ineguale svantaggiando i più poveri, il fatto che le famiglie ricevano un contributo economico è un grande risultato.
A livello attuativo questa è però la parte facile, difficile è il percorso di inserimento ossia che ogni famiglia che riceve il REI parli con l'assistente sociale del comune e si decida se sia necessario mettere in campo delle attività per cambiare la propria condizione e provare ad uscire dalla povertà che possono essere per chi non ha lavoro andare al centro per l'impiego per trovare un inserimento lavorativo o altre forme di inserimento occupazionale, mentre se il problema è la scolarità dei figli fare un percorso di sostegno educativo. Possono essere tante le modalità proprio perché i poveri sono tantissimi, ma l'idea è che se ho diritto al REI vado al comune e il ruolo dell'assistente sociale è vedere se bisogna costruire un percorso e indirizzarmi ai luoghi e ai servizi più adeguati.
Su questo aspetto, ed è una cosa che nella legge è scritta abbastanza bene, ci siamo battuti e abbiamo ottenuto che ci sia una linea di finanziamento per i servizi sociali dei comuni per avere più personale e più risposte.

Ci sono esperienze all’estero da prendere come riferimento?
Si è già preso spunto perché per il REIS, che poi è stato usato per costruire il REI, avevamo fatto un ampio studio nel quale avevamo analizzato sia le esperienze estere, che le esperienze dei comuni e delle regioni italiane perché lo spirito dell'Alleanza che ha contribuito a questa riforma non è quello di inventare la ruota, ma di imparare da quello che hanno fatto gli altri.
Abbiamo fatto ogni sforzo per puntare sul reinserimento lavorativo e sociale dei poveri, dopodiché le esperienze degli altri paesi ci dicono che è molto complicato; bisogna avere delle aspettative realistiche, l'inserimento occupazionale spesso è difficilissimo per le persone non in povertà, si figuri per chi è più debole.
Il messaggio fondamentale che emerge dagli studi europei è che bisogna fare ogni sforzo per costruire l'inserimento sociale e lavorativo, tutti lavorano in questa direzione, ma bisogna sapere che è molto complicato e bisogna avere aspettative realistiche sugli esiti.

Foto: Romano Magrone
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