Un patto intergenerazionale per creare lavoro In evidenza

Scritto da   Mercoledì, 28 Febbraio 2018 12:01 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Un patto intergenerazionale per creare lavoro

Un paese che invecchia ha il dovere non solo di aver cura della parte più anziana della sua popolazione, ma anche di mantenerla il più possibile attiva nella società. Chi ha qualche capello bianco sulla testa ha infatti ancora molto da dare, soprattutto alle giovani generazioni.
Parlando di lavoro, ad esempio, l’esperienza costituisce un bagaglio di inestimabile valore per un artigiano ed è allo stesso tempo una componente non sempre facilmente trasmissibile, soprattutto se non c’è chi è disposto ad accoglierla. Dall’altra parte in una società che corre veloce per i non giovanissimi tenere il passo con innovazione tecnologica non è affatto semplice.

Tecnologia e velocità, attenzione ed esperienza, giovani e anziani hanno da condividere e da scambiare più di quanto si creda. Deve aver pensato a questo CNA Pensionati quando assieme alla Fondazione Mondo Digitale ha ideato il progetto “Tra generazioni. L'unione crea il lavoro" di cui Beatrice Tragni, Segretario nazionale di CNA Pensionati, ha parlato intervenendo su “A Conti Fatti”, rubrica a cura di Economia Cristiana trasmessa da Radio Vaticana Italia.

Quali sono le finalità del progetto?
È un progetto di formazione intergenerazionale per valorizzare l’artigianato e creare nuove opportunità di impresa per i giovani. Quest’anno l’abbiamo presentato nelle aree terremotate di Marche e Umbria, in particolare nella zona di Ascoli, cratere del terremoto, proprio per riprendere un’attività per i giovani in modo che possano ricominciare a credere nel futuro. 
La specificità di questo progetto è il dialogo fra generazioni; in una società dove prevale il conflitto noi crediamo che invece col dialogo si possa creare un futuro migliore per tutte le generazioni.
Gli attori che in campo sono Fondazione Mondo Digitale, che ha una competenza proprio per la formazione intergenerazionale, e CNA Pensionati che associa 230.000 pensionati dell’artigianato; la finalità del progetto lo scambio di competenze e saperi.
I ragazzi sono nativi digitali e trasmettono agli anziani tutto questo sapere digitale che per loro è importantissimo, basta pensare ad un anziano che ha un figlio all’estero e che può utilizzare Skipe, Facebook o Whatsapp, può imparare ad andare su internet per navigare e curiosare in un mondo che è interessantissimo.
Dal canto loro gli anziani sono preoccupati per la morte di tante imprese, soprattutto nel settore del made in Italy con una disoccupazione giovanile che era al 42% fino a poco tempo fa, adesso si è ridotta fortunatamente al 32%, ma è ancora elevatissima. I mestieri artigiani sono creativi, danno senso di libertà, hanno dato un futuro al nostro paese anche nel periodo della guerra, e la cosa che vorrebbero gli anziani è trasmettere questa cultura artigiana che può essere arricchita di saperi e contenuti profondi che magari hanno i giovani.

Cosa può dare un pensionato ad un giovane in un contesto economico in cui l’innovazione tecnologica viaggia a ritmi così veloci?
Il fermarsi. La tecnologia è fondamentale ed è bellissima anche per gli anziani, ma la velocità a volte è  eccessiva, è come andare in autostrada a 300 all’ora e perdere dei pezzi. Gli anziani, soprattutto gli artigiani, hanno la dote di saper curare il pezzo di legno o di creta che hanno davanti in tutte le loro parti, facendolo rivivere e stando nel presente.
Portano cultura e il valore della democrazia perché poi quando si comincia a dialogare diventa un dialogo tra nonno e nipote, in qualche modo ci si adotta vicendevolmente.

Ci sono dei settori in cui questa collaborazione tra giovani e pensionati si è rivelata particolarmente fruttuosa?
Cerchiamo di individuare soprattutto i settori del made in Italy come la sartoria che stanno praticamente scomparendo, ma sono interessantissimi anche il settore del legno e dell’alimentare che rappresenta un po’ la cultura del nostro paese; ci sono anche altri settori, cerchiamo di far capire che fare un’impresa è una cosa bella è che può creare occupazione.
Quest’anno il progetto è alla quarta edizione e lo facciamo nelle Marche, Umbria, Puglia e Lombardia, quattro regioni che ancora non avevamo toccato. Abbiamo già solcato 10 regioni d’Italia coinvolgendo 33 città,  550 over 65, 1.100 studenti, 33 dirigenti scolastici e 66 docenti.


È un progetto in controtendenza rispetto all’andamento di una società che sembra aver rotto il patto intergenerazionale.
Noi crediamo tantissimo al raccordo fra generazioni e all’arricchimento reciproco. Gli anziani sono stati in questo periodo di crisi degli ammortizzatori sociali e dei salvagenti per i figli e per i nipoti; vogliono creare un futuro insieme a tutte le età, senza sbarramenti, senza conflitti per vedere una società che possa vivere con la creatività e il benessere di tutti.
È per questo che si preoccupano tantissimo di questo tasso di disoccupazione così elevato tra i giovani e desiderano aiutarli a crearsi un futuro, stargli vicino e provare a vedere di costruire un futuro dove l’artigianato, come è stato nel dopoguerra, costituisca il tessuto reale da dove far ripartire il nostro paese.
Nel contempo i giovani possono riempire un prodotto che può essere più semplice di contenuto, di conoscenze e di innovazione. Quest’anno tra l’altro nel progetto abbiamo Facebook, che è un soggetto importantissimo e che può aiutare a far capire come fare impresa con metodi innovativi.
Anche gli anziani utilizzano tantissimo i social anche se ovviamente è un mondo più lontano. L’anziano può far capire ai giovani che va utilizzato anche in un modo etico: con i social si possono creare delle opportunità, ma bisogna agire con la testa sulle spalle proprio come fanno gli artigiani, connettere il cervello con le mani, passando dal cuore.

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