ENEA: famiglie e industrie italiane sulla buona strada dell'efficienza energetica. Terziario e trasporti rimangono indietro. In evidenza

Scritto da   Martedì, 10 Luglio 2018 19:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Foto: skeezee / pixabay.com

L'efficienza energetica è quel principio per cui si installano infissi con i doppi vetri alle finestre degli appartamenti o si coibentano solai e pareti di interi palazzi: ambienti ben isolati fanno risparmiare energia, e dunque denaro, per riscaldarli o raffreddarli. ENEA ha appena pubblicato il settimo Rapporto Annuale sull'Efficienza Energetica in Italia, con dei dati bene auguranti.
Nel 2017 gli italiani, convinti anche da bonus e incentivi vari, hanno speso 3,7 miliardi di euro per interventi di riqualificazione energetica. Negli ultimi sei anni questi interventi hanno fatto risparmiare al Paese circa due miliardi e mezzo di importazioni di combustibili dall'estero e, forse più importante, 19 milioni di tonnellate di anidride carbonica che grazie ai minori consumi non sono state disperse nell'atmosfera.
Per approfondire l'argomento “A conti fatti”, rubrica radiofonica di EconomiaCristiana.it trasmessa da Radio Vaticana Italia, ha intervistato Alessandro Federici, responsabile per ENEA del monitoraggio delle politiche di efficienza energetica.


Iniziamo chiarendo dei termini tecnici: che cosa intendiamo quando parliamo di riqualificazione energetica e, soprattutto, chi la fa?

Parliamo di tutti quegli interventi che rendono possibile una riduzione del fabbisogno. Quindi, se pensiamo alle nostre case, o agli edifici in generale, parliamo di quegli interventi attuati dalle famiglie: per la riqualificazione dell'involucro; la sostituzione dei serramenti; un impianto di climatizzazione invernale più efficiente. Oppure parliamo degli interventi delle imprese per efficientare il processo produttivo; non ultimo il settore dei trasporti, ad esempio per interventi di efficientamento della flotta (di automobili, ndr.) aziendale.

Lo Stato mette periodicamente a disposizione degli strumenti, anche finanziari: per esempio il cosiddetto “eco-bonus” per le famiglie, i “certificati bianchi” e il “conto termico”. Può fare un glossario di questi termini?

Si tratta dei principali meccanismi di incentivazione nazionali messi a disposizione. La differenza ricalca bene o male la scomposizione settoriale fatta in precedenza. L'eco-bonus è tradizionalmente rivolto alle famiglie, per interventi di riqualificazione energetica negli edifici residenziali esistenti. I certificati bianchi riguardano, storicamente, interventi sul processo produttivo, sia nell'industria sia nel terziario privato, e anche le flotte aziendali per quanto riguarda i trasporti. Il conto termico, per la parte relativa all'efficienza energetica, riguarda interventi di efficientamento da parte della Pubblica Amministrazione. I certificati bianchi sono un meccanismo che prevede che, a fronte di un risparmio energetico conseguito in seguito a un intervento da parte dell'impresa, ad essa venga riconosciuto questo titolo. Ci sono dei soggetti “obbligati” che, annualmente, devono raggiungere un obiettivo. Si tratta dei distributori di energia con più di 50 mila clienti. In un'ottica quasi “di mercato”, per raggiungere l'obiettivo pattuito, è possibile acquisire titoli da soggetti non obbligati, come ad esempio le "ESCo" (Energy Service Company, ndr.), che attuano degli interventi nei vari settori di utilizzo finale. Quindi, con un classico incontro tra domanda ed offerta, questi titoli sono dei valori che è possibile scambiare per far raggiungere al soggetto obbligato un quantitativo di risparmio energetico pattuito inizialmente.
Per quanto riguarda il conto termico, è un meccanismo di incentivazione simile all'ecobonus, che, con cui un'amministrazione pubblica può scegliere una serie di interventi predefiniti riguardanti la struttura; in questo caso sottoporrà una richiesta al GSE (Gestore dei Servizi Energetici, ndr.), il soggetto che gestisce il meccanismo, e avvierà l'iter procedurale per il riconoscimento dell'incentivo, legato anche al risparmio energetico conseguito.

Veniamo al rapporto ENEA, che ha fotografato lo stato attuale dell'efficientamento energetico del nostro paese, fornendo una serie di numeri in gran parte positivi. Può farci un riassunto dei numeri più importanti: l'investimento delle famiglie; il numero di interventi; quanto abbiamo risparmiato?

In particolare per le famiglie posso riferirmi all'eco-bonus, perché abbiamo dei numeri importanti: circa 3,7 miliardi di investimenti, con oltre 420 mila interventi effettuati nel solo 2017. Parliamo di 1300 giga watt / ora risparmiati. Se a questi aggiungiamo anche gli interventi effettuati per il recupero edilizio, in cui comunque vengono eseguiti degli interventi riconducibili all'efficienza energetica quali la sostituzione dei serramenti o un impianto per la climatizzazione invernale più efficiente, il giro d'affari arriva a 10 miliardi l'anno. Se consideriamo che tutte le azioni attuate in tutti i settori hanno portato quest'anno a 2,5 miliardi di minori importazioni di gas e petrolio, e che il contributo dalle detrazioni fiscali nel settore residenziale è circa un terzo, parliamo di 7-800 milioni di euro risparmiati grazie agli investimenti delle famiglie.

Mentre è abbastanza chiaro quale sia il vantaggio per una famiglia in termini di risparmio energetico nel mettere ad esempio i doppi vetri; quali sono i vantaggi per un'industria o per un'impresa se investe denaro nell'efficienza energetica?

Se parliamo di industrie tradizionalmente energivore, come possono essere il settore siderurgico, le cartiere, il settore chimico, investire in efficienza energetica è anche un elemento per la competitività; perché si va a ridurre un costo importante, direttamente nel processo produttivo, che poi può essere riportato in un minore costo del prodotto finale. Per le imprese, spesso anche PMI (Piccole Medie Imprese, ndr.), che entrano nel business dell'efficienza energetica è un'opportunità; perché il settore dell'efficienza energetica, nonostante la crisi economica degli ultimi anni, è uno di quelli che ha risposto meglio e ha “tenuto botta”.

Lo Stato italiano ha degli obiettivi precisi a medio termine, delineati da un paio di documenti: uno è la SEN, la Strategia Energetica Nazionale; e uno è il PAEE, il piano per l'efficientamento energetico. Quali sono, in sintesi gli obiettivi, che si è dato lo Stato, e a che punto si è arrivati nel 2018?

Il Piano d'Azione per l'Efficienza Energetica tiene sotto controllo il percorso di raggiungimento degli obiettivi stabiliti al 2020. La nuova Strategia Energetica Nazionale, basandosi sulla vecchia del 2013 che aveva appunto stabilito un percorso al 2020, ne delinea uno nuovo al 2030. L'obiettivo di lungo termine al 2030 prevede, per l'efficienza energetica, un risparmio di 10 milioni di Tonnellate Equivalenti di Petrolio (TEP): in dieci anni una media di 1 TEP all'anno. Questo passo medio è grosso modo quello che abbiamo già tenuto nel periodo che va dal 2011 a quest'anno. Passo medio che, ovviamente, tiene conto di diverse velocità: se andiamo più nello specifico, possiamo vedere che il settore residenziale ha di fatto già raggiunto l'obiettivo previsto al 2020, e che il settore industriale è a metà del percorso. Adesso bisognerà innanzitutto mantenere questo passo, e capire dove si può accelerare.

Quindi industria e famiglie hanno fatto il loro dovere. Quali sono invece gli altri settori più indietro, che devono mettersi al passo?

Tradizionalmente il settore terziario, soprattutto quello pubblico, hanno incontrato difficoltà; ma siamo in buona compagnia, non è così solo per l'Italia: è un po il tallone d'Achille di diversi paesi membri dell'Unione Europea. Stesso discorso per i trasporti, anche perché questo settore dipende molto dagli investimenti infrastrutturali a lungo termine, che difficilmente riescono a dare dei risultati immediati in un orizzonte di tempo così breve.

Che conclusione trae ENEA dal rapporto? Era quello che ci si aspettava o si è andati oltre le aspettative? Soprattutto: secondo voi, che siete un ente di controllo dell'energia e dell'ambiente a livello nazionale, che cosa deve fare il paese nel prossimo futuro?

Il bilancio generale è comunque positivo, perché gli strumenti messi in campo stanno rispondendo bene. Chiaramente c'è molta strada da fare e, in qualche modo, i nuovi strumenti messi in campo dal Governo: il Piano Impresa 4.0 e il Fondo Nazionale per l'Efficienza Energetica, vanno esattamente in questa direzione, coerentemente anche con quella che è la strada tracciata dalla revisione delle direttive. È storia recentissima: soltanto qualche giorno fa è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale europea la versione rivista della direttiva sull'efficienza energetica degli edifici (Direttiva Ue 2108/44 del 30 maggio, ndr.) che prevede anche un contributo importante per la mobilità elettrica. Noi diciamo sempre che gli strumenti e le soluzioni tecniche ci sono; le barriere che impediscono di accelerare il passo sono soprattutto di tipo “non” tecnico. Quindi, per l'auspicato cambio comportamentale da parte degli utenti finali, ci rivolgiamo a un programma mirato: un programma triennale curato da Enea, di formazione, informazione e, più in generale, per azioni mirate verso quegli stakeholder che più di altri sono i punti cruciali della catena del processo che porta all'effettiva attuazione degli interventi di efficientamento energetico. Molto spesso il settore del credito concede i prestiti su “base tradizionale”, sulle garanzie del richiedente, non ancora tenendo in considerazione la bontà tecnica del progetto in sé. Mi riferisco anche, ad esempio, agli amministratori di condominio, che potrebbero rappresentare un nodo importante per promuovere interventi significativi in edifici di medio-grandi dimensioni; così come agli agenti immobiliari che, al momento della compravendita, dovrebbero mettere in evidenza il maggiore valore che può avere un edificio con classe energetica. C'è quindi tutta una serie di soggetti coinvolti nel mondo dell'efficienza energetica, ognuno dei quali può fornire un contributo importante alla rimozione di queste barriere.

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