ILO: 24 milioni di posti di lavoro grazie alla transizione alle fonti rinnovabili. Necessario tutelare chi perderà il posto In evidenza

Scritto da   Martedì, 17 Luglio 2018 19:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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ILO: 24 milioni di posti di lavoro grazie alla transizione alle fonti rinnovabili. Necessario tutelare chi perderà il posto

Le sfide poste alla nostra società dal cambiamento climatico e dal riscaldamento globale, e più in generale dalla necessità di proteggere l’ambiente impongono un importante cambiamento al nostro sistema economico.
Un cambiamento nel tessuto produttivo non potrà non avere conseguenze sul mercato del lavoro e in questo senso i cosiddetti green jobs costituiscono il futuro. 

Ne parla intervenendo all’interno di “A Conti Fatti”, rubrica a cura di Economia Cristiana trasmessa da Radio Vaticana Italia, Catherine Saget, economista al dipartimento della ricerca dell’ILO e autrice principale del rapporto ILO “World Employment and Social Outlook 2018: Greening with Jobs”.

 

Dottoressa, secondo il report ILO “World Employment and Social Outlook 2018: Greening with Jobs” entro il 2030 saranno creati 24 milioni di posti di lavoro per far fronte alla transizione necessaria verso una economia impostata sulle fonti energetiche rinnovabili.
24 milioni di posti di lavoro possono essere creati entro il 2030 grazie al maggiore utilizzo delle energie rinnovabili, alla diffusione dei veicoli elettrici e migliorando l'efficienza energetica nel settore dell’edilizia.
Questo grazie all’energia prodotta dai pannelli solari, turbine eoliche o idroelettriche e al minor uso di energia derivante da petrolio, carbone e gas.
Tutto questo creerà molti posti di lavoro. 

 

Quali saranno le professionalità di cui ci sarà più richiesta?
Dei 173 settori economici analizzati nel nostro rapporto solo 14 in termini di occupazione subiranno perdite superiori a 10.000 posti di lavoro in tutto il mondo.
Il settore delle costruzioni, quello manifatturiero e quello della produzione di elettricità da fonti rinnovabili sono i più importanti in termini di creazione di posti di lavoro mentre la distruzione di posti di lavoro sarà concentrata in settori che si basano sui combustibili fossili come l’estrazione e la raffinazione di petrolio la produzione di elettricità da carbone e l'estrazione di carbone.
Alcuni lavoratori quindi perderanno il lavoro, per questo per noi all’OLT (ILO) è molto importante che le misure per promuovere la sostenibilità siano integrate con misure per aiutare i lavoratori e le comunità influenzate negativamente da questa condizione.

 

Uno dei temi da affrontare sarà proprio per la riconversione di tanti lavoratori le cui professionalità saranno diventate ormai obsolete in questo nuovo contesto. Il mercato del lavoro italiano si sta già preoccupando di questa eventualità?
In Italia l'11% dei posti di lavoro dipendono direttamente dall’ambiente. Il settore dell'agricoltura, della pesca, della silvicoltura dipendono da processi naturali come la purificazione dell'aria, dell'acqua, il rinnovo e la fertilizzazione del suolo.
Grazie alla transizione alle energie rinnovabili in Italia ci saranno 93.000 nuovi posti di lavoro, in particolare nei settori delle costruzioni e della manifattura, mentre i settori dei combustibili fossili, del nucleare e delle utilità perderanno posti di lavoro, ma l'effetto netto sull'occupazione è ampiamente positivo, e questo è molto importante.
I governi, anche il governo italiano, devono anticipare le competenze richieste in un'economia verde e per noi è importante che le decisioni riguardanti lo sviluppo di nuovi programmi di formazione professionale siano basate su statistiche del lavoro e analisi.
È inoltre molto importante assicurare un'ampia partecipazione della società alle politiche di sviluppo professionale; abbiamo riscontrato che la partecipazione dei datori di lavoro riduce il disallineamento delle competenze professionali; dall'altro dall'altro lato la partecipazione dei sindacati riduce le disuguaglianze nell'accesso ai corsi di formazione.
I governi hanno anche la responsabilità di monitorare la qualità dei programmi di formazione; circa due terzi dei paesi esaminati nel nostro rapporto hanno creato piattaforme per anticipare le esigenze di competenze e l'offerta di formazione, ma non tutte queste piattaforme sono utilizzate per discutere le implicazioni in termini di competenze della transazione verso un'economia verde.

 

Chi potrebbe avere forse un saldo negativo in termini di posti di lavoro sono quei paesi che dipendono fortemente dall'estrazione petrolifera come i paesi del Medio Oriente. 
Alcune regioni come l’Africa e il Medio Oriente avranno impatti negativi negativamente, ma loro possono creare lavoro con  delle misure che anticipino le competenze e investimenti in altri settori che non siano il petrolio.
La nostra speranza è che il nostro rapporto sull’economia verde tocchi la coscienza ei governi e anche dei datori di lavoro e che con coraggio troveranno delle soluzioni efficaci e giuste alla crisi ambientale e questo è un messaggio molto simile e molto vicino a quello del Papa nella sua lettera enciclica del 2015 sull’ambiente.

immagine: skeeze/pixabay
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