Ronchi: migliorare la raccolta differenziata e aumentare qualità del riciclo per soddisfare direttive UE In evidenza

Scritto da   Martedì, 24 Luglio 2018 19:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Ronchi: migliorare la raccolta differenziata e aumentare qualità del riciclo per soddisfare direttive UE

Il nostro sistema produttivo impatta in maniera rilevante sul pianeta, non solo in termini di inquinamento, ma anche per il prelievo  di risorse naturali che è da tempo eccessivo, tanto da non permettere al pianeta di rinnovare tutto quel che viene consumato.
Ridurre il prelievo di risorse naturali sarà  impossibile se non si modificherà il nostro modo di produrre facendo in modo che ciò che una volta veniva considerato rifiuto venga correttamente recuperato e trattato per dar vita ad un nuovo materiale pronto per rientrare nel ciclo di produzione. È la cosiddetta economia circolare, settore continua crescita economica e occupazionale.
Per incentivare questa transizione l'Unione Europea ha varato un pacchetto di normative che entro il 5 luglio 2020 dovranno essere recepite dagli Stati membri. Per capire cosa dovrà cambiare nel nostro Paese all'interno di "A Conti Fatti", rubrica a cura di Economia Cristiana trasmessa da Radio Vaticana, interviene Edo Ronchi,presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e del Circular Economy Network, che recentemente ha lanciato un concorso dedicato alla migliori startup italiane dell’Economia Circolare.

 

Che cosa prevedono le direttive contenute nel pacchetto UE sull'economia circolare e che effetti avranno sul nostro paese?
L’intervento normativo è piuttosto ampio. Le questioni principali prevedono un rafforzamento delle misure di prevenzione, produrre meno rifiuti, con misura per il riutilizzo; noi nel riutilizzo siamo poco impegnati, abbiamo fatto poco in diversi settori, dalle costruzioni e demolizioni, al tessile, agli stessi imballaggi fino alle apparecchiature elettriche e elettroniche. È un'attività di grande importanza che andrà implementata e quindi organizzata.

Inoltre c’è l'aumento degli obiettivi di riciclo: la raccolta differenziata non è più sufficiente e l'Unione Europea fornisce un criterio di calcolo con obiettivi di riciclo; noi adesso siamo al 52,5% di raccolta differenziata, l'ultimo dato 2016, ma il riciclo di questo 52,5, togliendo le varie impurità, si abbassa al 42% e per arrivare al futuro obiettivo che sarà del 55% bisognerà raggiungere il 65% di raccolta differenziata, mentre l'ultimo obiettivo sarà il 75% e richiederà un maggiore sforzo e impegno, sia per aumentare la raccolta differenziata, sia per aumentare il riciclo completando la rete di impianti, in particolare per la frazione organica dei rifiuti urbani.

 

Su alcuni aspetti l’Italia parte da anche da un buon un buon punto, dove dovremo intervenire in particolare?
Il primo ritardo da recuperare riguarda la raccolta differenziata in alcune regioni, come la Sicilia dove siamo ancora intorno al 15%, il Molise al 28%, la Calabria 33% la Puglia al 34%, la Basilicata al 39%. Dobbiamo recuperare questi ritardi perché non possiamo soddisfare gli obiettivi e i nuovi obiettivi europei semplicemente alzando l’asticella dove già siamo a livelli del 60%.
Inoltre bisognerà potenziare diciamo delle attività sulle quali siamo ben avviati, per esempio nel riciclo degli imballaggi siamo al 67%, quindi già oltre l'obiettivo europeo, mentre nel riutilizzo no, come dicevo prima li c'è molto da fare.

 

Il Circular Economy Network, di cui lei è presidente, ha lanciato a sostegno di questi provvedimenti una call to action, un concorso rivolto a delle start up e nazionali in materia di green economy. Come funziona il concorso e quali sono I suoi suoi obiettivi?
Sul sito del Circular Economy Network ci sono tutte le istruzioni per chi vuole informazioni e sapere come si può partecipare.
Vogliamo promuovere le imprese, soprattutto di giovani, innovative nei settori dell’eco design, della simbiosi industriale, nell’eco innovazione, dell'efficienza nell'uso dei materiali.
Ci sono imprese innovative in queste attività dell'economia circolare e vorremmo incoraggiarle con questo premio per renderle maggiormente visibili e condivisibili.

 

La circolarità delle risorse è uno dei fondamenti della green economy che lei nel suo libro “La transizione alla green economy” indica come la via maestra per il futuro del paese. Nel suo testo, parla di un salto culturale non semplice anche per gli attori politici. Che cosa in particolare la politica non ha compreso appieno?
La priorità della green economy e le sue potenzialità in Italia. 
L'Italia è un paese vocato alla green economy, l'abbiamo visto con lo sviluppo rapido delle fonti energetiche rinnovabili, con le produzioni agroalimentari biologiche, con il forte sviluppo che hanno avuto gli interventi di efficienza energetica negli edifici, con il fortissimo sviluppo che c'è stato in tutto il settore del riciclo dei rifiuti.
La qualità green e le tecnologie ambientali sono un motore importante di nuovo tipo di sviluppo e questo la politica stenta ad accoglierlo come effettiva priorità e potenzialità.

 

Il contratto di governo siglato da Lega e Movimento 5 coglie queste priorità?
Il richiamo formale c'è ed è anche abbastanza esteso, ma in questo avvio di legislatura le tematiche green sembrano per ora molto molto di sfondo, salvo qualche piccolo segnale positivo come questo dell'aumento dei target fissati per le energie rinnovabili in attuazione dell'accordo di Parigi e secondo il nuovo accordo europeo.
Per ora questi temi rimangono un po’ sullo sfondo; speriamo che non sia sempre così, ma al momento, basta leggere I giornali, le priorità sembrano altre.

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