Responsabilità sociale d’impresa. Da adempimento normativo a asset strategico In evidenza

Scritto da   Martedì, 07 Agosto 2018 19:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Responsabilità sociale d’impresa. Da adempimento normativo a asset strategico

Un’impresa che vuole operare nella società contemporanea ha bisogno di rapporti positivi con tutti con i propri portatori d’interesse, collaboratori, fornitori, comunità e istituzioni locali, e per questo deve agire nei loro confronti con la massima trasparenza e correttezza con una politica aziendale che tenga presente il concetto di sostenibilità e sappia conciliare gli obiettivi economici con quelli sociali e ambientali del territorio di riferimento.

Questa politica virtuosa viene definita responsabilità sociale d’impresa, o Csr, usando l’acronimo inglese, settore su cui negli ultimi anni molte aziende hanno investito, comprendendo il fatto che agire in maniera corretta non è “solo” un obbligo, ma una questione strategica.

Fulvio Rossi, Responsabile Csr di Terna e presidente del Csr Manager Network, interviene sul tema all’interno di “A Conti Fatti”, rubrica a cura di Economia Cristiana trasmessa da Radio Vaticana Italia.

 

Secondo una ricerca che il Csr Manager Network ha presentato a inizio anno la sostenibilità è ormai un asset determinante per le società quotate in borsa.
Abbiamo rilevato la crescita di alcuni aspetti di governance relativi alla sostenibilità che ci danno la misura del fatto che le imprese considerano sempre più importante questo tema, al punto di averlo inserito a livello dei massimi organi di governance aziendale.
Credo che questo sia in parte il frutto di un movimento normativo, penso ad esempio al codice di autodisciplina delle imprese quotate che ha in qualche modo spinto in questa direzione, ma anche di una crescente consapevolezza del fatto che se non si intercettano i grandi trend, come ad esempio quello del cambiamento climatico, si si rischia grosso dal punto di vista del business. Il collegamento tra sostenibilità e business è diventato molto più evidente.

 

Che ruolo ha avuto in questo processo l'obbligo di rendicontazione non finanziaria per le grandi imprese?
Ci aspettiamo  che qualche cosa si possa vedere già quest'anno perché l'obbligo di reporting sugli aspetti non finanziari è scattato sull'anno 2017 e quindi impatta sui rapporti 2018; sicuramente ha avuto delle conseguenze all'interno delle imprese non fosse altro perché si è dovuto individuare qualcuno, già presente nell’organizzazione o da assumere ex novo, che in qualche modo desse risposta a questa nuova compliance.
Io non credo che la compliance di per se sia un elemento decisivo nella vera comprensione di cosa possa esser sostenibilità dal punto di vista strategico, ma è anche vero che il reporting è stato quasi sempre il passo iniziale nella storia anche delle società oggi più avanzate sotto questo punto di vista.

 

Come si trasforma quello che è anche un obbligo di legge in un'opportunità imprenditoriale?
Il passaggio avviene attraverso la misura. 
La misura rende evidente agli occhi del management ciò che prima non lo era ed era considerato poco o nulla influente o non considerato affatto, ma facendo un confronto con l'esterno, altra cosa che le misure rendono possibile, ci si rende conto che ci sono dei margini di miglioramento.
Di solito è questo il meccanismo di ingaggio e il fatto di capire che quando ci si comincia a confrontare anche su questi aspetti e non soltanto sul conto economico o lo stato patrimoniale vengono alla luce degli aspetti gestionali che suggeriscono dei miglioramenti. 
 

Nel 2015 le Nazioni Unite hanno varato l'Agenda 2030 e 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. Questo che impatto ha avuto sulle politiche di Csr?
L'impatto lo possiamo vedere in due contesti.
Il primo è di misura argomentativa e illustrativa, per cui  questa cornice dei Sustainable Development Goals ha offerto la possibilità di raccordare le attività e le iniziative di sostenibilità delle imprese a una cornice unificante e abbiamo visto uno sforzo di ricondurre i diversi progetti aziendali verso una stessa stessa classificazione.
Inoltre c'è del buono nel fatto che questi obiettivi consentono non solo di misurare in qualche modo il progresso dei diversi paesi, ma mettono anche le basi per misurare il contributo che a questo progresso viene dal mondo delle imprese e credo sia la prima volta che si riesce a costruire un meccanismo che consente un collegamento di questo tipo.

Nasceranno secondo lei dei servizi che metteranno in comunicazione Agenda 2030 e Csr?
Non credo che siano servizi nuovi, ma un nuovo nuovo strumento nel tool box di chi in impresa e a supporto dell’impresa si occupa di sostenibilità. Prima non c'era, oggi c'è e non si può non prenderlo in considerazione, ma non credo che sia di per sé una fonte di nuovi servizi.
Certamente è un grande meccanismo per una riflessione interna perché cercare di capire in fondo cosa questi goals rappresentano e quindi cercare di capire qual è l'effetto potenziale sul  business di queste problematiche è un elemento essenziale, il contributo essenziale che la considerazione della sostenibilità può dare allo sviluppo del business stesso.
 

Come si distingue un'impresa che fa vera Csr da chi fa green o social washing?
Gli stakeholder che più di altri hanno influenza sulle imprese perché si esprimono attraverso meccanismi di mercato sono i consumatori e gli investitori.
Gli investitori usano da molto tempo di servizi di rating e di analisi di sostenibilità che li aiutano distinguere tra sostanza e rappresentazione e quindi sono in qualche misura avvantaggiati avendo i mezzi per potersi dedicare a questo tipo di analisi.
Altra questione è invece se pensiamo ai consumatori, o ancora meglio ai cittadini, perché il singolo fatica molto ad arrivare a una comprensione di ciò che veramente è sostanza delle cose e cosa invece non lo è.
I rapporti di sostenibilità sono documenti poderosi, non è né facile né accattivante leggerli, c’è bisogno di una mediazione che probabilmente le associazioni dei consumatori potrebbero cominciare a fare.

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