Ance: contrari a ogni condono. Per far ripartire il settore costruzioni occorre sburocratizzare In evidenza

Scritto da   Martedì, 04 Dicembre 2018 19:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Ance: contrari a ogni condono. Per far ripartire il settore costruzioni occorre sburocratizzare

Periodicamente il termine “condono” si riaffaccia nel dibattito politico del paese. Recentemente è tornato alla ribalta per alcune norme inserite nel Decreto Genova, che consentiranno la ricostruzione di edifici costruiti abusivamente in zone colpite dai recenti cataclismi come i terremoti nel centro del paese e a Ischia.

Il decreto, diventato legge a metà novembre, ha incontrato l’opposizione di forze politiche, sindacali e di diverse associazioni varie, tra cui l’Ance - Associazione Nazionale dei Costruttori Edili - il cui presidente, Gabriele Buia, è intervenuto all’interno di “A Conti Fatti”, trasmissione a cura di Economia Cristiana trasmessa da Radio Vaticana Italia.

Lo scorso 14 novembre, alla vigilia dell'approvazione del Decreto Genova, avete aderito ad un appello lanciato da Legambiente e diverse altre associazioni dal titolo “Basta condoni”. Considerate quello che viene inserito in normativa un vero e proprio condono?
Sì, lo vediamo come tale. L’Ance è sempre stata contraria alla politica dei condoni; ormai ne abbiamo visti tre e riteniamo che continuare a ragionare sul condono vuol dire continuare a dare spazio alla logica dell'illecito nel mondo delle costruzioni e su questo non si può ipotizzare di transigere. Dobbiamo essere molto più ferrei, richiamare l'attenzione alle norme, che devono essere semplificate e più disponibili verso il cittadino, ma nello stesso tempo ferme sui concetti principali che sono quelli per cui la legge è uguale per tutti e deve essere rispettata.
È una campagna che come Ance portiamo avanti da diversi anni anche perché ogni volta torniamo a evocare la parola condono, che in questo caso è edilizio, che evoca opportunità che devono essere lasciate al passato.
Dobbiamo tuttavia guardare avanti in maniera positiva ipotizzando allora che, entrando nel merito della parola condono, vengano fatte salve le particolarità del territorio, per cui, nel rispetto assoluto verso il dissesto idrogeologico non vengano ricostruite quelle costruzioni che sorgono su terreni a rischio, pur danneggiate a causa di evento un tellurico come è successo a Ischia.
Quelle risorse che adesso saranno spese per sanare e mettere in sicurezza case abusive o in una zona a rischio dissesto idrogeologico dovremmo destinarle a ipotizzare una nuova collocazione di quelle famiglie e di quei proprietari in altri luoghi più sicuri.

Alcuni costruttori traggono vantaggio da situazioni di illecito che alla fine vengono sanate con il condono. Parlando di una recente inchiesta in Friui lei ha dichiarato che “garantire un sistema efficiente e pulito per la realizzazione delle infrastrutture necessarie a un Paese che vuole crescere è priorità di tutti, a partire dalle tante imprese oneste che lavorano in questo difficile mercato”.
Come Ance avete un vostro codice etico. Basta per difendervi dall’illegalità?
Purtroppo il nostro è un settore a rischio e abbiamo visto che le regole, non solo nel mondo delle costruzioni, sono state prevaricate, calpestate.
Come Ance abbiamo istituito un codice etico ferreo e rigoroso e per cui quando un'impresa della nostra associazione è colpevole, chiaramente a sentenza passata in giudicato, viene allontanata dall'associazione perché reca danno alle imprese oneste che stanno le regole del gioco, alle imprese che noi vogliamo tutelare sottolineando l'importanza della legalità nel nostro settore.
Su questo tema persevereremo, non vogliamo assolutamente cedere alla logica delle illegalità.
Ripeto, è un settore a rischio di infiltrazioni e illegalità diffusa, ma vogliamo essere a fianco delle istituzioni per combattere il malaffare perché danneggia prima di tutto le imprese oneste che stanno alle regole del gioco e che vogliono far si che l'industria delle costruzioni sia un’industria con la I maiuscola.

Parlando di abusivismo, dove comincia e dove finisce la responsabilità del costruttore?
Le responsabilità in Italia sono ampie e diffuse. Quando si pratica un intervento edilizio i luoghi su cui costruire e le norme edilizio urbanistiche devono essere conosciute non solo dal costruttore, ma anche dal progettista, dal direttore dei lavori, dai coordinatori e dall'amministrazione che deve portare avanti delle politiche di controllo del territorio attive e concrete. Tutti si deve partecipare.
Chiaramente non sto parlando dell’illecito di un privato che si fa una casa completamente abusiva senza l'aiuto di professionisti; in questo caso è solo l'amministrazione che controllando il territorio può intervenire.
C'è una filiera di attori del processo edilizio che può essere maggiormente attiva, ma il ruolo principale è sicuramente da riportare in carico alle amministrazioni.
Oggi ci sono tante forme di controllo, anche con l'utilizzo delle immagini satellitari, che fanno sì che non possa scappare niente, specialmente nelle zone pericolose dove con un'attenzione maggiore l'amministrazione potrebbe verificare immediatamente con le forze dell'ordine e intervenire prima che si concretizzi l’illecito.

Che momento che sta vivendo il settore delle costruzioni e da dove ripartire per un nuovo slancio?
Siamo al decimo anno di crisi di settore, una crisi che ci vede come unico settore industriale che non cresce e che perde occupazione e questo ci preoccupa molto come anche l'assenza del legislatore su certe dinamiche del mondo delle costruzioni.
Ci sono dei segnali di miglioramento: c'è un aumento dei bandi e delle aggiudicazioni, ma purtroppo bando non vuol dire aggiudicazione e aggiudicazione non vuol dire automatica apertura del cantiere. Abbiamo una burocrazia asfissiante che impedisce di utilizzare rapidamente le risorse dei comuni, delle regioni e dei grandi committenti statali.
Il settore residenziale sta dando segni di maggiore di vitalità nei territori, c'è un incremento dei permessi a costruire che ci soddisfa, ma questo miglioramento, non si vedrà immediatamente.
Anche quest'anno avremmo purtroppo dei dati non troppo lusinghieri, ma speriamo che possa vedersi dall'anno prossimo con delle misure di attenzione, di semplificazione e d'investimento pubblico che possano ridare un po’ linfa a tutto il settore che tra l’altro movimenta 32 settori economici su 35.
Abbiamo un indotto fortissimo, mettiamo in produzione tutta quella che è l'economia interna del sistema Italia.

Tra le norme attualmente in discussione in parlamento ce n'è anche una contro il consumo di suolo. Questo potrebbe penalizzare il settore? Potrebbe essere il re-building la strada giusta da seguire?
Noi crediamo che la limitazione dell'uso del suolo sia un fattore positivo e su questo ci siamo prestati di discutere, ma abbiamo sottolineato la necessità che in parallelo si corra su una legge sulla rigenerazione urbana, cioè sulla possibilità di poter intervenire sul tessuto esistente.
Oggi purtroppo non esistono norme che permettano di ri-intervenire sui tessuti consolidati, specialmente in quelle quelle zone degradate degli ambiti urbani che generano degrado, problemi sociali e non solo.
Oggi le norme non lo permettono per cui riteniamo che, nel momento in cui si parla di ridurre giustamente il consumo di suolo, si debba parlare anche di dare la possibilità ai territori, alle amministrazioni e alle regioni, che poi sono le titolate a legiferare, una norma nazionale che dia dei range all’interno dei quali operare per poter arrivare a intervenire sul tessuto consolidato con delle operazioni che possono arrivare anche alla demolizione e ricostruzione come avviene in altri paesi europei.
Se vogliamo rilanciare le città, se vogliamo dare risposte concrete alla collettività rispondendo ai bisogni sociali delle città che stanno sempre più evidenziandosi, dobbiamo per forza di cose avere delle norme che permettano agli operatori e agli investitori, istituzionali e non, di intervenire su tessuti consolidati e fare s sì che le nuove esigenze del vivere umano siano soddisfatte. L'innovazione, la tecnologia, il re building sono positività che devono essere accolte con attenzione.

immagine rhythmuswege / pixabay
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