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FAO: in Yemen servono 85 milioni per salvare 2 milioni di persone dalla carestia In evidenza

Scritto da   Martedì, 29 Gennaio 2019 12:45 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font
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Foto: Numbercfoto / Pixabay.com

In Yemen è in corso la peggiore crisi umanitaria del pianeta. L'assistenza umanitaria sta evitando una enorme catastrofe umana... ma non è abbastanza”. Questo messaggio allarmante è stato diramato congiuntamente a dicembre da diverse agenzie delle Nazioni Unite: FAO, Unicef, e World Food Programme, a dimostrazione del fatto che i conflitti non hanno solo conseguenze politiche, ma anche sociali, sanitarie, ambientali e, soprattutto, colpiscono le componenti più deboli delle popolazioni.

Di questo paese all'estremo sud della penisola araba, affacciato sul corno d'Africa e sull'Oceano Indiano, ci eravamo occupati circa un anno fa, in seguito a un appello della Croce Rossa Internazionale che denunciava il ritorno di malattie infettive come il colera e la difterite, a flagellare una popolazione civile intrappolata tra truppe ribelli ed eserciti stranieri, con tutte le conseguenti piaghe che le guerre sempre portano: torture, rapimenti e l'arruolamento forzato di bambini soldato. Crimini perpetrati da tutte le parti in conflitto.
“A cinti fatti”, rubrica radiofonica di EconomiaCristiana.it, ha intervistato Justine Texier, coordinatrice della comunicazione della Divisione emergenza e resilienza della FAO, in una puntata dedicata ai conflitti, trasmessa da Radio Vaticana Italia.


Come è iniziato il conflitto? Quali sono i motivi alla base di questa guerra civile, e quali sono le fazioni in lotta?
Lo Yemen è in preda a una guerra civile da circa quattro anni. Decine di migliaia di persone sono morte e milioni sono stati spinte sull'orlo della fame. Senza entrare troppo nella storia del conflitto, si può dire che deriva dalla “primavera araba” del 2011, quando ci si aspettava che la transizione di potere avrebbe portato stabilità nello Yemen. Invece, a causa del vuoto di potere, ciò che seguì fu un pesante combattimento tra le forze governative e i ribelli Houti. Ciò che è importante dire oggi è che 15,9 milioni di persone, che rappresentano il 53% della popolazione, è in situazione di grave insicurezza alimentare, malgrado l'assistenza alimentare umanitaria. Senza l'assistenza questi numeri potrebbero quindi peggiorare: 20 milioni di persone, il 67% della popolazione, potrebbero far fronte a una grave insicurezza alimentare. Sono numeri spaventosi, che risultano da un'analisi della FAO e di altre organizzazioni che assegna una scala globale comune per poter classificare la gravità e la “magnitudine” dell'insicurezza alimentare e della malnutrizione. Sono quindi dati oggettivi. Si chiama IPC (Integrated Food Security Phase Classification, nda) in italiano “classificazione integrata nella fase della sicurezza alimentare”. L'80% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà.

I conflitti ovviamente generano la fame, ma non solo. A parte il problema del procurarsi il cibo, quali sono gli altri problemi quotidiani degli yemeniti?
Sono i problemi quotidiani di un paese in conflitto, in guerra civile. Per esempio, di giorno sono funzionanti la metà delle strutture sanitarie. Questo vuol dire che tante persone si ammalano per le scarse condizioni di igiene e sanitarie, con le malattie trasmesse dall'acqua, come ad esempio il colera. Quindi si può immaginare che tutti i bisogni siano aumentati. Inoltre la popolazione è sfollata: si sposta all'interno del proprio paese. Abbiamo calcolato che da giugno 2018, quando il conflitto si è intensificato, all'ultima settimana di ottobre, quindi in sei mesi, mezzo milione di persone ha dovuto lasciare la propria casa: 3700 persone al giorno. È veramente incredibile. Al momento in cui parliamo gli yemeniti che hanno dovuto lasciare la propria casa sono più di tre milioni: quanto tutta la popolazione di Roma. A questo si aggiunge anche l'aumento dei prezzi delle materie prime: ad ottobre abbiamo calcolato che le materie prime alimentari sono aumentate tra il 73% e il 178%. La situazione è molto difficile.

In questa situazione difficile si inserisce anche il dramma dei bambini che come sempre sono la parte più debole della popolazione.
I bambini sono solitamente i più vulnerabili, in queste situazioni di grave insicurezza alimentare, perché sono particolarmente sensibili alla malnutrizione. Noi della FAO lavoriamo con l'Unicef sul terreno e sappiamo che 400 mila bambini sotto i cinque anni soffrono di gravi problemi di malnutrizione acuta; e che oggi, solo il 15% dei bambini consuma la dieta minima accettabile per la sopravvivenza, la crescita e lo sviluppo. Quindi si, è una situazione drammatica.

Quali sono le azioni attuali della FAO in Yemen?
Per la FAO, l'Onu e tutte le parti credo che la cosa indispensabile oggi sia impedire al paese di scivolare nella carestia. Ciò richiede un impegno politico, ma anche economico, significativo a tutti i livelli, da tutte le parti, per trovare delle soluzioni pacifiche che possano porre fine a questo conflitto e alla cessazione immediata delle ostilità. Ma, siccome questo dipende da tanti fattori, bisogna anche attuare programmi immediati ad alto impatto per poter sostenere e rilanciare i mezzi di sussistenza delle comunità rurali e vulnerabili. In Yemen il 50% delle persone ha un lavoro che riguarda l'agricoltura, su una popolazione di 29 milioni. Il 70% degli yemeniti sono rurali e fanno affidamento quasi totale sull'agricoltura per il proprio sostentamento. Tutto ciò rende evidente che l'assistenza agricola, in questo tipo di crisi umanitaria, di questa portata, non può essere un aspetto secondario. La FAO ha un ruolo fondamentale per appoggiare la ripresa dei mezzi di sussistenza, contribuire a salvaguardare e aumentare la produzione di cibo, e quindi aumentare le disponibilità di cibo tra i più vulnerabili. Se la popolazione civile vive in condizioni così difficili e drammatiche si può immaginare come sia difficile lavorare anche per tutti gli attori umanitari. Malgrado ciò, noi della FAO siamo in Yemen, e cerchiamo di raggiungere i più vulnerabili attraverso una combinazione di interventi che possano, da una parte, produrre alimenti e nutrienti, dall'altra, quando ci sono eccessi di alimenti, di poterli vendere. Per esempio nel 2018, con l'escalation del conflitto, abbiamo aumentato il nostro programma e raggiunto milioni di persone con semi di colture, ortaggi, attrezzi da pesca, kit di produzione [casalinga di cibo] con animali e pollame, e supporto in denaro. Abbiamo contribuito a riabilitare alcune infrastrutture idriche e abbiamo vaccinato il bestiame, che è fondamentale in Yemen. Secondo le stime, nel 2018 abbiamo raggiunto circa 5 milioni di persone, e vaccinato e trattato più di 2,4 milioni di animali.
Vorrei fare un punto sulle donne rurali in Yemen e parlare di ciò che fa la FAO per appoggiarle. Alcuni dei nostri interventi mirano a formare queste donne e a distribuire loro del materiale per contribuire a migliorare la salute degli animali, la produzione e la lavorazione di latte. Prima del conflitto solo poco più del 50% delle donne rurali dello Yemen avevano un'attività agricola, ma da quando è iniziato il conflitto questo numero è aumentato in modo significativo. Gli uomini sono andati tutti “in guerra”, si sono uniti ai gruppi armati e hanno lasciato le donne completamente responsabili del cibo e del reddito delle loro famiglie. Questo dà tutta la misura del supporto della FAO e spiega quanto sia indispensabile. Noi ovviamente contribuiamo a salvaguardare delle vite, ma svolgiamo anche un'azione che mira ad appoggiare i mezzi di sussistenza; quindi più sul medio e lungo termine. Il nostro piano immediato di prevenzione della carestia sta stabilendo tutti gli interventi chiave che l'organizzazione attuerà tra gennaio e giugno 2019 per impedire che le famiglie più vulnerabili e a rischio possano scivolare in questa carestia. Per poter realizzare questo piano, e assistere circa due milioni di persone (per l'esattezza 1,6 milioni) abbiamo bisogno di circa 85 milioni di dollari. È una situazione veramente drammatica.

Foto: Numbercfoto / Pixabay.com
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