Un “Parco del Po” per salvare il grande fiume, e favorire economie locali e turismo in tutto il nord Italia. In evidenza

Scritto da   Martedì, 19 Febbraio 2019 12:46 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Foto: alberto61 / pixabay.com

C'è in Italia un ecosistema che occupa quasi un quarto del territorio nazionale: il fiume Po. Lungo 650 km, attraversa quattro regioni (Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna e Veneto). Il bacino idrografico è di 70.000 km quadrati; la sua valle ospita 20 milioni di persone e genera metà del PIL italiano.

Il fiume è però anche un paesaggio naturale: con isole, sponde, vegetazione, acquitrini, una fauna specifica e ovviamente le acque. Purtroppo l'opinione pubblica non percepisce il grande fiume come un “patrimonio naturale”, al pari delle montagne, delle foreste o delle riserve marine. Per difendere questo patrimonio naturale diverse associazioni ambientaliste, ma anche urbanisti, geologi, paesaggisti, agronomi e operatori turistici, si sono riuniti in una “Rete per il Po”, sottoscrivendo un manifesto comune. L'obiettivo della rete è costituire un “Parco del Po” allo scopo di uniformare le politiche di utilizzo e convivenza con questa imponente presenza; recuperarne i tratti degradati o impoveriti; aprire al turismo sostenibile queste centinaia di chilometri. Basti pensare che lungo il Po sono già ora attivi otto parchi regionali e cinquanta aree protette di varia natura. Abbiamo interpellato Claudio Celada direttore Conservazione natura della LIPU, Lega Italiana Protezione Uccelli, una delle componenti della Rete per il Po e firmataria del Manifesto, intervenuto in “A conti fatti”, rubrica radiofonica di EconomiaCristiana.it trasmessa da Radio Vaticana Italia.


Qual è lo stato generale del Po? Questo fiume di solito non viene percepito come un ambiente naturale: si pensa sempre alle Alpi, alle grandi pianure, alle isole, ma lungo il Po vivono venti milioni di persone.
Esatto, ci vivono venti milioni di persone che, per forza di cose, hanno un impatto sulla qualità delle acque del fiume. In realtà, quando parliamo di fiume Po non dobbiamo pensare solo alla qualità delle acque, ma all'ecosistema-Po più in generale. Non è in buono stato di salute, il nostro amato fiume; anche perché sono presenti molte specie non originarie delle nostre latitudini. Molte specie ittiche introdotte in maniera sconsiderata. C'è poi una questione di illegalità per quanto avviene sulle sponde del fiume: attualmente è un po' terra di nessuno.

Alcune associazioni, tra cui la LIPU, si sono messe insieme e hanno sottoscritto un manifesto per immaginare un futuro “Parco del Po”. Il fiume è una entità molto estesa: attraversa tutto il nord Italia. Qual è la visione? Come sarà questo parco, nelle vostre intenzioni?
Già ci sono numerose aree protette lungo il corso del Po. Ad esempio tutto il tratto piemontese del fiume è interessato dai parchi regionali, e poi ci sono numerosi siti della Rete Natura 2000: siti protetti ai sensi delle direttive europee “Habitat” e “Uccelli”. Quindi partiamo comunque da una rete di aree già protette. L'idea è unificare il livello di tutela lungo tutta l'asta fluviale, per poi arrivare al delta del Po, dove già ci sono due parchi regionali che a nostro avviso sarebbe meglio fossero convertiti in un parco nazionale. Questa è la visione di insieme, il punto di arrivo; anche se va detto che non necessariamente il parco è l'unico strumento per ottenere un miglioramento dello stato di conservazione del fiume.

Il Po fa notizia soprattutto quando cala l'acqua; quando c'è siccità e la portata è minore degli anni precedenti. Lei è intervenuto recentemente in un convegno in cui ha messo in luce l'altro aspetto, cioè il bacino, la natura che c'è intorno al fiume. Il suo intervento era intitolato “L'anima sofferente del Po: greti, isole fluviali e uccelli nidificanti”. Quali sono gli animali, le specie vegetali, gli ambienti e gli ecosistemi a rischio lungo il Po?
I greti sono ambienti molto interessanti. Greti, ghiaioni, sabbioni, questi habitat hanno un valore elevato, ad esempio, per alcune specie di uccelli come la sterna comune e il fraticello. Sono due specie che nidificano in zone prive di vegetazione. Il problema è che, dati alla mano, queste specie sono in grave difficoltà, perché il Po è stato gradualmente regimato. Questo ha fatto sì che fosse maggiormente soggetto a delle piene improvvise: variazioni di livello che prima non erano così accentuate. Quindi, molto spesso, le nidificazioni di queste specie non vanno a buon fine, proprio perché i nidi vengono sostanzialmente allegati. Questo problema risulta ormai molto frequente, tanto che il numero di uccelli nidificanti lungo l'asta fluviale del Po è diminuito, per queste due specie, in maniera molto marcata.

Quali sono i passi amministrativi e legali per veder nascere questo “Parco del Po”? A questo aggiungerei anche il Parco Nazionale del Delta del Po, cui lei ha fatto accenno: una battaglia di lungo corso dell'ambientalismo italiano.
Per quanto riguarda l'asta fluviale del Po, diciamo che al momento siamo a livello di proposta preliminare. C'è un pannello di associazioni e organizzazioni che hanno iniziato a interloquire con alcune istituzioni, ad esempio con gli enti che si prendono cura del bacino del fiume e con le regioni, però in maniera fin qui davvero informale. Siamo quindi ad un livello piuttosto preliminare. Vorrei sottolineare anche l'importanza di far andare a pieno regime quello che già esiste sulla carta. Nel caso del Piemonte non solo sulla carta: abbiamo un parco che fa un ottimo lavoro di conservazione della natura (il “Sistema della Fascia fluviale di Po”, nda.). Nel caso dei siti Natura 2000, resta ancora molto da fare per passare alle vie di fatto, e quindi è importante pensare in termini di messa a sistema operativo di queste aree. Per quanto riguarda il delta, i due parchi regionali hanno sicuramente dei meriti; però, su alcune questioni che richiederebbero unità di intenti, hanno mostrato alcune limitazioni nella gestione di quello che è uno degli ecosistemi più importanti in assoluto del nostro paese, soprattutto per l'avifauna.

Il ministro dell'Ambiente Costa si era pronunciato a favore di questo Parco Nazionale, anche ai nostri microfoni. Avete avuto questo riscontro? Siete ottimisti?
Abbiamo avuto questo riscontro. Sappiamo che ci sono state delle reazioni piuttosto forti a questa dichiarazione del Ministro. Secondo noi invece si tratterebbe di un'iniziativa molto logica e lungimirante per le comunità che abitano queste zone. Crediamo che i benefici di avere un parco nazionale, se gestito correttamente, potrebbero essere sicuramente molto forti.

L'altro attore importante sono le Regioni che attraversa il Po, ma soprattutto quelle del Delta. Siete altrettanto fiduciosi o c'è qualche resistenza in più?
Fino ad oggi la performance è stata “mista”. Ci sono delle aree che sono gestite bene, però ci sono anche delle iniziative, delle idee di sviluppo, secondo noi un po' vecchie e legate a un modo di pensare superato, che ci preoccupano. Soprattutto c'è una potenzialità inespressa in termini di turismo. Turismo che necessariamente si deve anche un po' ripensare e guardare proprio alla componente naturalistica. Basti dire che il delta del Po non attira così tanti birdwatcher come altri delta fluviali europei. Quindi si potrebbe fare molto di più in questo senso.

Allarghiamo lo sguardo ad altri fiumi italiani. A che punto sono, paragonandoli al Po? Meglio o peggio, dal punto di vista naturale?
Lo stato delle nostre acque interne in generale non è dei migliori. Però va anche detto che ci sono delle situazioni molto positive. Sicuramente vale la pena ricordare nel nord est il fiume Tagliamento, che è ancora uno splendido corso d'acqua, libero da regimazioni e davvero molto interessante dal punto di vista naturalistico. Così come non dimentichiamo la storia importante del fiume lungo le cui sponde c'è il più vecchio parco regionale italiano: il Ticino, che appunto è tutelato da un parco lombardo e da uno piemontese. Questo fiume è particolarmente importante perché, di fatto, costituisce l'unico corridoio ecologico disposto in senso latitudinale che può collegare le Alpi, idealmente, all'asta del fiume Po. Molti organismi utilizzano proprio questo corridoio per spostarsi.

Foto: alberto61 / pixabay.com
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