Gestione dei rifiuti: per Althesys i termovalorizzatori sono ancora necessari, e manca una strategia nazionale. In evidenza

Scritto da   Martedì, 26 Febbraio 2019 12:45 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Gestione dei rifiuti: per Althesys i termovalorizzatori sono ancora necessari, e manca una strategia nazionale.

Uno degli obiettivi di sostenibilità dell'Europa è arrivare al 65% del riciclo dei rifiuti urbani entro il 2030. Ciò vuol dire che ci sarà ancora, per lungo tempo, una grande parte di rifiuti che non sarà possibile riciclare. Qual è la situazione attuale dell'industria dei rifiuti?

Ne abbiamo parlato in “A conti fatti”, rubrica radiofonica di EconomiaCristiana.it trasmessa da Radio Vaticana italia, con Alessandro Marangoni, economista, esperto dei settori dell'energia, delle rinnovabili e dell'ambiente, che in veste di amministratore delegato di Althesys Strategic Consultants, ha presentato il rapporto WAS (Waste Strategy) 2018 sulla gestione dei rifiuti in Italia, e sulle prospettive di questo settore.


Possiamo fare una fotografia della gestione dei rifiuti in Italia? Che cosa succede, al momento, ai rifiuti che la cittadinanza e le imprese conferiscono nella discariche?

In Italia si producono ogni anno 30 milioni tonnellate di rifiuti urbani, la cui gestione è piuttosto articolata. La discarica, nonostante la crescita della raccolta differenziata e del riciclo negli ultimi anni, è ancora una destinazione con una quota importante, soprattutto rispetto agli altri paesi europei. La termovalorizzazione ha una quota decisamente inferiore, anche perché abbiamo relativamente pochi impianti, rispetto ad altri paesi. Comunque, non c'è dubbio che negli anni siano stati fatti dei progressi estremamente importanti nella direzione dell'economia circolare e del riciclo, e che in alcune aree del paese siamo ormai a livelli delle migliori esperienze europee.

Si parla in generale di impianti di trattamento dei rifiuti, ma che tipologie ci sono? Ci sono grandi impianti che differenziano, recuperano materiale e poi bruciano il resto? O ci sono i termovalorizzatori da una parte e altri impianti specifici per i singoli materiali riciclabili?
La situazione dei rifiuti è molto articolata e ha un ventaglio di materiali molto diversi. La raccolta differenziata è solamente il primo dei passaggi necessari. Successivamente serve tutta una serie di impianti che hanno caratteristiche diverse a seconda dei materiali. Ci sono impianti che separano e permettono di riciclare la carta piuttosto che il vetro o la plastica. Ovviamente la situazione è diversa anche per le caratteristiche tecniche intrinseche ai materiali: ce ne sono alcuini, come la carta o il vetro, che si riciclano da sempre; e altri più “recenti”, come la plastica, che ovviamente sono più complessi. La soluzione è in un ventaglio di tecnologie e di impianti diversi. Oltre ai materiali suddetti c'è tutto il tema del rifiuto organico, cioè l'umido degli scarti di cucina, che può essere trattato per produrre fertilizzanti o biogas. Poi, comunque, c'è una parte residua che non si riesce a recuperare per la quale, se non vogliamo mandare in discarica viste le caratteristiche del territorio italiano, la termovalorizzazione, allo stato della tecnologia, è l'unica soluzione praticabile.

Dove sono dislocati gli impianti di trattamento rifiuti in italia? Dove sono quelli più avanzati e dove sono soprattutto i termovalorizzatori? Dal vostro rapporto emerge che ci sono regioni che non ne hanno, e quindi mandano in altre regioni i loro rifiuti non riciclabili.
Il nostro Waste Strategy Report mappa anche la situazione industriale, e quindi degli impianti. Aabbiamo una situazione del paese ancora molto differenziata, con impianti per tutte le destinazioni e i tipi di trattamenti rifiuti concentrati soprattutto al centro-nord, nelle regioni che hanno anche, generalmente, i livelli di raccolta differenziata più elevata. Anche la parte relativa alla termovalorizzazione vede una preponderanza del nord del paese. Questo peraltro evidenzia anche il fatto che raccolta differenziata e riciclo non sono, per definizione, alternativi ma complementari, rispetto al tema del recupero energetico. Purtroppo ci sono ancora regioni, soprattutto al sud, penso alla Sicilia, dove c'è una carenza drammatica di impianti e quindi la soluzione, da un lato è un uso ancora eccessivo della discarica, dall'altro l'invio dei rifiuti in altre regioni o addirittura in altri paesi. Non solo al sud comunque: c'è anche, ad esempio, il caso della Liguria.

La domanda che le sto per fare era addirittura il titolo del convegno di novembre in cui avete presentato il vostro report sul trattamento dei rifiuti in Italia: termovalorizzatori si o no? Servono ancora? Ne servirebbero addirittura di più? Si potranno mai eliminare del tutto?
Non c'è dubbio che i progressi, anche tecnologici, nella direzione dell'economia circolare del riciclo, in prospettiva ridurranno la parte residua di rifiuti che non è possibile recuperare. Allo stato delle tecnologie, però, rimane una parte che non si riesce a recuperare che, quindi, mandiamo in discarica. Però, oltre all'impatto sul nostro territorio, ci sono anche dei vincoli europei che ci dicono che al 2030, sostanzialmente, la discarica dovrà quasi sparire. Quindi la soluzione rimane unicamente la termovalorizzazione. A livello complessivo, in Italia, una parte delle carenze di alcuni territori del sud possono essere compensati dagli impianti del nord. Ci sono invece situazioni particolari, la città di Roma, la Sicilia, dove probabilmente degli impianti localizzati sul territorio eviterebbero molti costi [economici] e in parte ambientali, legati al trasporto dei rifiuti.

Chi sono i protagonisti di questo settore industriale? Grandi multinazionali, industrie di rilievo nazionale, o piccoli-medi imprenditori? Come si sta evolvendo il settore del trattamento rifiuti in Italia?
In Italia, come peraltro molti paesi, la gestione rifiuti è un settore industriale importante, ed è una filiera articolata con imprese di natura diversa. Stiamo parlando di un'industria il cui volume d'affari in Italia vale circa 11 miliardi di euro. La parte preponderante, per quanto riguarda la raccolta, è data sostanzialmente da aziende di matrice pubblica: le “utilities”, quella che una volta si chiamavano “municipalizzate”. Invece, nelle fasi “a valle” del riciclo e del trattamento, c'è anche una presenza importante di imprese private che hanno sviluppato tecnologie per il riciclo ed hanno le caratteristiche della piccola-media impresa italiana. Grandi multinazionali, oggi in Italia, a differenza di altre nazioni, sostanzialmente non ce ne sono.

Che cosa deve fare la politica, europea e nazionale, per portare questo settore nella direzione della sostenibilità che ormai è imprescindibile?
Dare una strategia per la gestione dei rifiuti al paese. Il nostro think tank, già da qualche anno, suggerisce di disegnare una strategia nazionale per la gestione rifiuti. Quello che manca al nostro paese è proprio una visione un po' più ampia e di lungo periodo. Il dibattito, tutto di breve periodo e specifico, risponde sempre a urgenze e a emergenze: “impianto si, impianto no”; “non lo voglio nel mio giardino”; “fallo da un'altra parte”, eccetera. Per evitare che questo si ripeta è necessario fare una pianificazione con un respiro più ampio, proprio nell'ottica dell'economia circolare che le direttive europee ci suggeriscono.

Foto: manfredrichter / Pixabay.com
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