Giusta transizione energetica. L’Italia avrebbe le carte in regola, ma occorre muoversi per tempo In evidenza

Scritto da   Martedì, 05 Marzo 2019 12:45 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Giusta transizione energetica. L’Italia avrebbe le carte in regola, ma occorre muoversi per tempo

Tra i temi più caldi e importanti dell’Agenda 2030 c’è sicuramente quello del cambiamento climatico che rischia, se non contrastato con decisione, di stravolgere intere aree del pianeta.
È necessario ridurre più che drasticamente le emissioni di CO2 nell’atmosfera e questo comporta l’abbandono dei combustibili fossili e la decarbonizzazione dell’economia.
Su questi argomenti il Governo ha recentemente presentato in Europa il Piano Nazionale Energia e Clima che coinvolgerà importanti comparti del nostro sistema produttivo, non solo quello energetico. Alcuni settori industriali dovranno necessariamente ridefinirsi e riarrestarsi. Questo processo può essere un problema, ma anche una grandissima opportunità per il paese, se sapremo prepararci.


È il tema della cosidetta “giusta transizione” di cui oarla intervenendo all’interno di “A Conti Fatti” Giovanni Battista Zorzoli, Presidente Onorario Coordinamento FREE - Fonti Rinnovabili ed Efficienza Energetica.

 

Il Piano Nazionale Energia e Clima pone degli obiettivi importanti in termini da una parte di riduzione generale delle emissioni di CO2 in atmosfera, e dall’altra di diversa composizione del mix energetico nazionale con una crescente quota di energia prodotta da fonti rinnovabili.
Negli ultimi atti governativi sono già presenti provvedimenti funzionali al raggiungimento di questi obiettivi?
Per ora sono solo indicati gli obiettivi e nella proposta di piano c'è un elenco di misure e norme già esistenti che possono essere utilizzate.
Sarà necessaria l'emanazione di alcuni provvedimenti che consentano, non solo di attuare quanto previsto dal piano, ma soprattutto di farlo con la tempistica necessaria perché dobbiamo raggiungerli entro il 2030, con alcune verifiche intermedie che farà la commissione europea.
Ad esempio nel 2022 dovremo dimostrare di avere raggiunto il 18% degli obiettivi al 2030, quindi ci vorranno presto degli strumenti operativi che non ci sono ancora. Questo è il compito da fare tra adesso e fine 2020 perché il piano sarà operativo nel 2021.

Viaggiamo verso una una decarbonizzazione del nostro modello produttivo, è in corso una transizione energetica che le parti sociali chiedono sia anche giusta. Una giusta transizione, che cosa vuol dire questo concetto?
Giusta transizione vuol dire che si devono raggiungere gli obiettivi della decarbonizzazione perché se non riduciamo le emissioni di anidride carbonica nell'atmosfera la temperatura del pianeta crescerà in modo intollerabile.
Questo però deve coesistere con un'economia che resti in piedi e con una maggiore equità sociale; come detto benissimo nell’Enciclica Laudato Si’ di Papa Francesco, l'ecologia deve essere anche sociale.

Complessivamente quali sono i rischi che può correre il nostro sistema produttivo?
Sono essenzialmente a mio avviso nel settore dei trasporti perché lì finora non si è fatto nulla e per raggiungere gli obiettivi al 2030 bisognerà triplicare gli sforzi, il che vuol dire ridurre drasticamente il contributo del trasporto privato rispetto a quello pubblico, favorire il car sharing e il car pooling e passare dalle auto diesel in primo luogo e a benzina, a auto sempre più elettrificate, fino arrivare a auto alimentate soltanto dall'energia elettrica.
Questo comporta una radicale trasformazione del settore automobilistico, ma anche del settore del petrolio.
Le raffinerie che oggi raffinano un mucchio di gasolio e un mucchio di benzina nel 2030 raffineranno pochissimo gasolio, un po’ più di benzina, ma complessivamente molto meno di oggi e dovranno convertirsi.
Come le industrie automobilistiche dovranno convertirsi alla produzione di veicoli elettrici e anche l'indotto, cioè chi fornisce componenti all'industria automobilistica, dovrà convertirsi in quel senso, così il sistema attuale di raffinazione potrà sopravvivere solo se si convertirà alla produzione di biocarburanti, cioè carburanti altrettanto efficienti, ma derivati da biomasse.

FCA non attraversa un buon momento, ma l'industria automobilistica italiana ha delle eccellenze anche in termini di componentistica. Che cosa che cambierà una volta che l'elettrico sarà entrato in maniera preponderante sul mercato?
Si produrranno molti motori elettrici e sempre meno motori tradizionali, non ci saranno più i sistemi di trasmissione che si utilizzano attualmente perché i motori elettrici saranno direttamente collegati alle ruote, ci sarà un sistema di frenaggio che non è più meccanico come oggi, ma semplicemente con un pulsante si invertirà la rotazione dei motori che si trasformeranno in generatori elettrici e alimenteranno le batterie.
È una rivoluzione epocale, ma già in Italia esistono imprese pronte; queste imprese danno implementate e la domanda di occupazione si trasferirà verso di loro.

Sul fronte delle energie rinnovabili si pone invece un problema e di impiantistica e di strutture di rete.
Dipende se si faranno delle regole giuste perché sostanzialmente le rinnovabili che reggeranno il massimo peso nel prossimo decennio, cioè l'energia eolica che viene dal vento e l’energia fotovoltaica che viene dal sole, si basano su tecnologie che sono già competitive; il fotovoltaico già lo è oggi, l'eolico lo sarà fra pochissimi anni.
Si tratta quindi di semplificare i criteri autorizzativi, togliere tutti i lacci e lacciuoli che ancora insistono nella legislazione italiana dopo di che il processo andrà avanti per conto proprio.
Per quanto riguarda il problema dell'adeguamento delle reti devo dire che il l’ultimo programma che Terna ha lanciato sposa in pieno questa strategia. È quindi pronta a modificare la rete attuale tenendo conto che molta energia non sarà più generata centralmente, ma localmente. Pensiamo al fotovoltaico sui tetti delle case, sulle coperture delle fabbriche, su supermercati e ipermercati. Questa è tutta energia che non va più collegata all'alta tensione come le grandi centrali tradizionali, ma alla rete di distribuzione che quella a tensione più bassa che ci porta l’energia elettrica a casa.
Questo significa cambiare il governo della rete, ma è fattibile, sta già avvenendo, soprattutto con l'aiuto combinato delle batterie e degli accumuli elettrochimici che stanno diventando sempre più performanti e sempre meno costosi. Purché lo si faccia i tempi giusti.

In un'economia decarbonizzata l'Italia guadagnerà o perderà posizioni sul panorama internazionale?
Se l’Italia si muove con la rapidità necessaria può avere un ruolo molto importante, anche a livello di export. Faccio alcuni esempi.
Abbiamo un sistema di inseguimento del sole durante la sua giornata che permette di aumentare del 20% la produzione di energia elettrica da impianti fotovoltaici con una fabbrica alla periferia di Roma che in questo momento esporta in tutto il mondo e che non vende in Italia perché si fanno troppi pochi impianti. Se si faranno gli impianti previsti dal piano questa industria crescerà ulteriormente.
A Catania nei laboratori Enel si sta mettendo a punto un nuovo modulo fotovoltaico che permette rispetto a quelli attuali di aumentare significativamente la produzione di energia elettrica a parità di superficie esposta al sole, ma c’è bisogno innanzitutto di una domanda interna.
Anche sulle caldaie per bruciare legno per riscaldamento, quelle di ultimo modello molto efficienti, l’Italia per una larga percentuale esporta già all’estero.
C’è un tessuto industriale, l’unico punto debole è quello dei trasporti, ma per tutto il resto il piano permette all’Italia di aumentare non solo la produzione nazionale, l’occupazione e il benessere ma anche aumentare il suo ruolo di esportatore.

immagine: distel2610/pixabay
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