Intervista con Santo Versace

Scritto da   Domenica, 18 Novembre 2012 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Intervista con Santo Versace

Santo Versace, deputato appartenente al gruppo misto ed imprenditore del settore della moda, è stato intervistato da "A conti fatti", il programma di economia sociale realizzato dalla redazione di economiacristiana.it e trasmesso dal canale italiano della Radio Vaticana (in onda ogni domenica alle 15.40 ed il Lunedì alle 11.35).

 

Il Made in Italy da anni costituisce un sostegno per la nostra economia ed un vanto per l’immagine del nostro paese. Come sta affrontando la crisi economica?
Il nostro settore è sempre quello che risente meno della crisi perché è un settore internazionalizzato, è presente in tutti i paesi del mondo ed è sempre il primo ad arrivare in ogni paese in via di sviluppo. Essendo presenti negli angoli del mondo, essendo i primi ad esplorare i mercati, essendo quelli che investono di più nei mercati esteri abbiamo i risultati che vedete, Prada , Tod’s , la stessa Gianni Versace, che quest’anno registra un aumento a doppia cifra del 23% dal primo gennaio ad oggi. Un settore che va avanti molto bene, che sta crescendo molto, che sta consolidando, che sta aumentando il numero di negozi nel mondo e il numero di addetti anche in Italia, perché ovviamente essendo le produzioni italiane quando si sviluppano i mercati esteri  si rafforza anche la struttura italiana.

Da imprenditore, quali sono gli interventi più urgenti che sarebbero necessari per rendere i nostri prodotti maggiormente competitivi sui mercati internazionali?
Per competitività l’Italia è l’ultimo paese dell’Ocse e uno degli ultimi paesi del mondo. L’Italia soffre un’oppressione della politica, un’oppressione burocratica che impedisce di creare aziende e posti di lavoro; Briatore ad esempio sottolineava ad una trasmissione, mi pare Servizio Pubblico, che Rana negli Stati Uniti ha impiegato undici mesi dalla richiesta di fare un investimento  per fare una unità produttiva  al primo tortellino prodotto; in Italia non bastano sei o sette anni.
C’è poi oppressine fiscale perché in Italia le aziende che rispettano la legge pagano il 68% di tasse; lo Stato impedisce alle aziende di crescere in più c’è anche un’oppressione criminale in certe aree del paese dove manca lo stato di diritto. Infine non funziona la giustizia.
Per far crescere l’Italia bisogna risolvere questi problemi, una politica che non funziona con gente corrotta e inadeguata ,un’oppressione fiscale che supera qualunque sopportabilità per le aziende e le imprese, un’oppressione burocratica che distrugge il lavoro, una giustizia che non funziona e che non attira gli investimenti stranieri e in certe aree del paese un’oppressione criminale che impedisce di lavorare nella legalità e nel rispetto delle regole.
Sono tanti fattori: quando penso a gli imprenditori italiani, veri, che competono nel mondo con questo sistema paese inefficiente e inefficace penso a degli eroi.
Io divido gli imprenditori dai “prenditori”, in Italia ci sono imprenditori produttori e imprenditori approfittatori.
In Italia ci sono le 3 P, produttori, prenditori e profittatoti. I produttori sono quelli che operano nel mondo del lavoro vero compresi gli operai , gli addetti, i tecnici, la vera forza di questo paese, tutti quelli che si confrontano con il mercato libero e col mondo. Poi ci sono imprenditori che fanno affari con appalti, con licenze, con lo Stato, dalla sanità, all’immobiliare, che ruotano intorno al pubblico. Infine ci sono i profittatori che sono quelli che vivono di politica, di alta burocrazia che hanno una produttività molto scarsa e in molti casi negativa, che fanno danni, ma che hanno un livello di credito molto alto.

Alla fine dello scorso anno è stato soppresso un ente che aveva ricevuto non poche critiche, l’Istituto Nazionale per il Commercio Estero, sostituito successivamente con l’Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane. Cosa cambia e qual’è la sua opinione in merito?
Su come dovesse funzionare l’ICE abbiamo sempre espresso delle perplessità, ma negli ultimi tempi aveva cominciato a funzionare meglio.
 L’Italia deve razionalizzare la sua presenza all’estero, quindi l’Ambasciata, l’Istituto di Cultura Italiana all’estero, l’Istituto di Commercio Estero, tutto deve essere sotto un unico amministratore delegato, che sarebbe l’ambasciatore, che deve rappresentare ed essere il promotore dello sviluppo del paese,  certo con l’addetto culturale, commerciale, diplomatico, ma tutto razionalizzato.
Le forze di questo paese che dovrebbero essere la cultura e il turismo. Non si può delegare il turismo alle regioni, alle proloco e non si può non investire sui beni culturali.
Chi ha toccato il titolo V della costituzione ha fatto un danno enorme al paese, questo paese deve essere compatto. Un paese con 60 milioni di abitanti e con così poco territorio non può essere spezzettato in mille situazioni diverse con tanta gente che si occupa di sviluppo perché le risorse non bastano. La stessa ICE va rinforzata all’interno di una strategia globale di comunicazione per il paese.

Di pari passo con la riconosciuta qualità dei nostri marchi va la quantità dei tentativi di imitazione. Quanto è grande l’industria del falso nel nostro paese? Sono stati messi in campo degli strumenti adeguati per contrastarla?
L’industria del falso oltre che nel nostro paese è forte in tutti gli angoli del mondo, tanto che si parlava di 70miliardi che vengono fatti a tutti i prodotti italiani e non si parla solo di moda, ma anche di prodotti alimentari.
In Italia oltre alla moda, al design e a tutti questi settori che sono straordinari e di grande qualità che hanno portato l’immagine del paese al top del mondo, c’è l’alimentare di qualità che è molto importante che per la bilancia dei pagamenti.
Le leggi in alcuni casi sono state fatte molto bene, il problema è come vengono fatte rispettare, mancano il rispetto delle leggi e una giustizia che in tempi brevi  e rapidi punisca chi sbaglia. Le leggi possono essere migliorate e le stiamo migliorando anche a livello europeo; come fondazione Alfa-Gamma stiamo partecipando insieme alle altre fondazioni straniere per dare una spinta al valore dei marchi, della creatività, dell’innovazione e alla difesa dei brevetti.

Il falso danneggia l’economia, eppure spesso è l’unico modo che sempre più persone hanno per avvicinarsi a degli status symbol che appaiono inaccessibili ad una parte sempre maggiore della popolazione. Lei si sente di biasimare chi acquista un capo “firmato” su una bancarella?
I grandi marchi hanno un’offerta di prodotti accessibili a tutti, alcuni falsi costano più dei prodotti veri.
Tutti i marchi partono da prodotti per i giovani, dai jeans, dalle seconde linee; questa è una informazione che va rivista perche quando si parla di Versace, Armani o altri marchi si può comprare i a prezzi accessibili a chiunque ha un minimo di stipendio e abbia piacere di comprare moda.
 Il mercato del falso è un mercato ormai gestito dalla criminalità organizzata che in questo settore guadagna tantissimo e rischia pochissimo. Sono arrivato a dire più volte che chi compra i prodotti falsi finanzia gli assassini di Falcone e Borsellino e si tutti quelli che difendono la giustizia e la legalità in Italia.

Se la moda ed il Made in Italy qualificano l’Italia nel mondo lo stesso non si può dire della politica, almeno in questo momento. C’è qualcosa che la politica italiana dovrebbe imparare dalla moda?
Se la moda e le imprese fossero gestite come la politica sarebbero tutte tecnicamente fallite perché la politica non gestisce non funziona come organizzazione, non sa rispondere con velocità alle esigenze necessarie. Oggi dopo, il licenziamento del governo Berlusconi, di cui sono stato uno degli artefici, una delle cose belle che ho fatto nella mia attività politica è stata quella di licenziare il governo Berlusconi e far insediare il governo Monti, il nostro governo il nostro primo ministro sono apprezzati in tutto il mondo.
Sappiamo che Obama si sente costantemente con Monti, così come  la Merkel , Hollande e gli altri. Abbiamo cambiato il governo, ma non abbiamo cambiato il parlamento; abbiamo il dovere di mandare a casa tutti quelli che hanno creato questo debito pubblico, che hanno fatto aumentare la spesa pubblica oltre ogni misura.
Vanno pensionati, per molti  è già tanto mandarli solo a casa e non in galera per come si sono arricchiti a danno dei cittadini, per come sono stati corrotti e corruttori.
Andrebbero trattati in maniera dura, ci vorrebbero leggi più severe perché chi tocca il denaro pubblico e lo sperpera andrebbe trattato come i mafiosi e dovrebbe essere punito molto severamente perché se siamo in queste condizioni di debito pubblico e spendiamo oltre 80miliardi di interessi passivi l’anno dobbiamo ringraziare chi negli ultimi 20 anni, ma anche da prima, ha dissipato il denaro pubblico, ha distrutto ricchezza si è arricchito a danno dei cittadini.


18 Novembre 2012

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