Immigrati, risorsa per il Paese

Scritto da   Domenica, 25 Novembre 2012 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Immigrati, risorsa per il Paese

Mons. Giancarlo Perego, direttore della Fondazione Migrantes e il dott. Franco Pittau, coordinatore del Dossier statistico Immigrazione Caritas/Migrantes, sono stati intervistati da "A conti fatti", il programma di economia sociale realizzato dalla redazione di economiacristiana.it e trasmesso dal canale italiano della Radio Vaticana (in onda ogni domenica alle 15.40 ed il Lunedì alle 11.35).

Monsignor Perego: In questi giorni state festeggiando un compleanno importante, 25 anni dalla fondazione della Migrantes: possiamo tirare le somme, cos’è cambiato in Italia  in termini di accoglienza e integrazione?
(Perego) Quando nasceva la Migrantes, 25 anni fa, l’immigrazione era 10 volte inferiore rispetto ad oggi, l’Italia non raggiungeva il milione e mezzo di immigrati. In quel momento la Chiesa italiana aveva intuito l’importanza di far nascere una fondazione che potesse da subito considerare questo mondo come un mondo importante, non solo per le nostre città, per il nostro paese, ma anche per la nostra Chiesa; in questi anni è cresciuto quest’incontro nuovo con persone di 198 nazionalità diverse e anche nelle nostre comunità è cresciuto un cammino di incontro e di accoglienza. Ci sarebbe voluto un cammino migliore anche sul piano politico sociale che invece ha visto reazioni diverse di fronte a questo fenomeno per cui l’Italia è sempre più non solo un paese di emigranti, ma anche un paese di immigrati.

Dottor Pittau, è stato presentato pochi giorni fa il Dossier Statistico sull’Immigrazione a cura di Caritas e Migrantes dal titolo “Non solo numeri”: sono 5 milioni gli immigrati regolari in Italia. Tralasciando per un momento il discorso dell’integrazione, del rispetto delle altre culture etc, vogliamo spiegare perché questo Paese ha così bisogno di cittadini immigrati, soprattutto a supporto del sistema economico-produttivo?
(Pittau) L’Italia ne ha bisogno per due motivi fondamentali, uno è demografico, l’altro occupazionale.
Dal punto di vista demografico il tasso di natalità in Italia è molto basso, pur aiutato dagli immigrati rimane ancora molto basso e non abbiamo un ricambio sufficiente nella popolazione. La popolazione italiana comincia a diminuire e diminuirà ancora di più, ma quello che preoccupa maggiormente è che molti diventano e bisogna mantenerli e per questo servono nuove forze lavorative. Non bisogna considerare questa difficilissima fase di crisi, che speriamo passi presto, perché quando ci sarà la ripresa ci sarà bisogno di nuovi lavoratori sia a livelli basi che a livelli medi e in futuro anche a livelli elevati perché la competizione internazionale si giocherà sulla qualità.
 Questa necessità demografica si traduce quindi in necessità occupazionale e questo bisogna spiegare alla gente; noi siamo come una sedia che prima aveva quattro gambe e ora ne ha tre con la quarta che ci viene assicurata dagli immigrati.

Sono circa 250.000 i cittadini stranieri titolari di aziende, crescono anche i conti correnti (+25% in un anno), soprattutto quelli intestati ad imprenditrici donne. Questo significa che l’inserimento economico crea o agevola l’inserimento sociale?
(Pittau) L’inserimento economico facilita di per se l’inserimento sociale tanto tra gli italiani quanto tra gli immigrati come del resto l’inserimento sociale facilità l’inserimento economico perché quando queste persone si sentono accolte e assistite nelle loro iniziative allora danno seguito alla loro capacità inventiva. Il dato sull’imprenditoria è sorprendente: nonostante le difficoltà e nonostante questo periodo di crisi nell’ultimo anno abbiamo avuto 20mila imprese straniere in più mentre le nostre diminuiscono o stanno stabili. Gli immigrati si sentono incoraggiati e creano lavoro, all’inizio siamo noi a dargli lavoro poi lo creano loro e certe volte lo danno anche agli italiani. C’è un’area lavorativa stimata in più di mezzo milione di persone che è stata creata dagli immigrati; bisogna iniziare a pensare a queste cose positive e connesse all’immigrazione.

Quando si passa in rassegna la situazione dei dipendenti stranieri si nota però che questi hanno in media una retribuzione inferiore rispetto ai colleghi italiani. Come si colma questo gap? È anche questo un problema di integrazione?
(Pittau) È un problema di cultura, di mentalità cui è molto sensibile la Chiesa perché le questioni come questa non si risolvono solo con le leggi, noi ne abbiamo tante in Italia e molte non vengono rispettate. È la mentalità che ci porta a cambiare i comportamenti e noi dovremo abituarci a considerare gli immigrati  una risorsa dell’Italia, una risorsa interna al Paese che dobbiamo trattare bene perché ne va del futuro del nostro Paese; questo non capita sempre e certe volte ci sentiamo autorizzati a pagarli di meno o a farli lavorare in nero
È un problema di cultura; ci sono le leggi, le organizzazioni a tutela degli immigrati, l’associazionismo, ma bisognerebbe fare di più. Non bastano le cose formali ci vuole un supplemento di cuore e sensibilità come del resto dice da sempre la Chiesa.

Si è appena concluso a Roma Il festival del Cinema che ha assegnato il Premio speciale della giuria  ad “Alì ha gli occhi azzurri”, il  film di Giovannesi che racconta l’Italia dei figli degli immigrati, e lancia il tema della cittadinanza e del difficile processo di integrazione culturale. Come leggete questo premio? E, vi chiederei, cosa dobbiamo aspettarci a livello normativo e pastorale in questo anno europeo della cittadinanza (2013)?
(Perego) La storia di questi fidanzati è la storia di incontro, di meticciato che vede le coppie miste, i fidanzati, l’incontro nelle scuole di 800mila studenti stranieri, l’incontro che sta crescendo con il volontariato nel mondo delle nostre parrocchie e degli oratori. Tutti questi incontri chiedono un grosso impegno e un grosso sforzo sul piano dell’integrazione, soprattutto il riconoscimento di un’integrazione che sta già avvenendo dal basso e che ha bisogno di essere riconosciuta sul piano politico dando gambe ad un piano integrazione che già nel 2009 Caritas e Migrantes  con il Dossier sollecitavano per non fermarsi semplicemente ad un contratto che riguarda semplicemente la conoscenza della lingua.
Credo che il tema della cittadinanza oggi sia un tema  di qualità della nostra democrazia e in questo senso questo film credo solleciti a continuare questo impegno che campagne come “ l’Italia sono anch’io” e altre iniziative che in questi giorni stanno avvenendo sul piano della cittadinanza onoraria con l’approvazione di alcune delibere in centinaia di municipi d’Italia, stanno portando avanti. Purtroppo ci sono 26 proposte di legge profondamente contraddittorie in parlamento; mi augurerei che il 2013 sia un anno importante, un passo avanti sulla cittadinanza, ma questa divisione, questa grossa frammentazione, rende difficile arrivare il prossimo anno a una soluzione.
È bene il fatto che il 70% degli italiani, come dice l’ISTAT, inviti i nostri politici a guardare in positivo quest’esperienza così come il tema del diritto di voto; mi auguro che il 2013 ci dia dei segnali importanti non solo dal basso, ma anche dall’alto e proprio in queste direzioni le comunità parrocchiali siano laboratori di cittadinanza e di incontro dove il rispetto diventi anche capacità di riconoscimento dell’altro, sue capacità e possibilità.

 (Pittau) Noi eravamo abituati alla dimensione solo italiana, ma se andiamo per strada può darsi che incontriamo dodici, quindici cittadini stranieri tra cento che passano. Ci dobbiamo abituare a quest’altra dimensione fatta da persone che vengono da altri paesi e vogliono essere cittadini come noi, soprattutto chi è nato qui. E allora bisogna sperare che cambi la mentalità e, come dice Mons. Perego, sono state tante le proposte di legge e se ci fosse la buona volontà tra queste si potrebbe trovare una buona mediazione. È positivo che questo Parlamento abbia fatto un ordine del giorno che impegna il governo a risolvere i problemi della cittadinanza. Ripeto, i figli degli immigrati sono i nostri figli, sono una nostra risorsa; l’immigrazione non è un temporale che viene e passa, ma fa ormai parte del panorama italiano, l’immigrazione è Italia.

Monsignor Perego, in seno alle istituzioni scolastiche e ai consigli territoriali per l’immigrazione, cosa si fa per permettere e agevolare l’integrazione (a partire dalle agenzie educative) e cosa invece manca?
(Perego) Vediamo nelle scuole un grande impegno da parte degli insegnanti e anche degli studenti per l’incontro scolastico con persone che sono di nazionalità diverse. L’aspetto più debole riguarda certamente gli strumenti didattici nuovi che possono leggere questo incontro e aiutarlo, non riducendo le materie come la storia e la geografia a una storia o geografia italiana, ma leggendo la diversità dei paesi, delle storie, delle lingue che oggi frequentano la nostra scuola. È stato molto bello che in alcune scuole come seconda lingua si sia scelto il cinese piuttosto che il rumeno, leggendo in prospettiva la storia di alcuni paesi che potranno essere paesi importanti  nel contesto europeo nel contesto economico mondiale, oltre che leggere la situazione di città che stanno cambiando alla luce di presenze significative in questo senso.
Manca anche una mediazione scolastica che è un elemento importante. Tante volte per l’inserimento scolastico di bambini che arrivano in tempi diversi dentro la scuola, purtroppo anche per i tempi lunghi del ricongiungimento familiare, manca attenzione legislativa per permettere da subito questo tipo di inserimento scolastico che invece viene reso difficile perché occorre aspettare i tempi dell’arrivo di fatto del bambino o della bambina che arriva dopo la costituzione delle classi.

Il 31 Dicembre 2012, è prevista la chiusura dell’emergenza nord Africana e delle relative strutture di accoglienza. Qual è il vostro appello come Migrantes?

(Perego) Accelerare assolutamente un regolare permesso di soggiorno per tutti coloro che sono in attesa, e sono oltre il 60% delle persone che hanno avuto una protezione umanitaria in questi tempi di emergenza, in modo tale da permettere da subito una circolazione non solo in Italia, ma anche in Europa così da avviare un percorso di studio o di lavoro. Allo stesso tempo continuare nella tutela dei soggetti più deboli, penso ai minori non accompagnati, alle madri incinta, alle madri con bambini dando quindi risorse strutturali a chi sta accogliendo queste persone che sono in fuga da 22 guerre in atto e da 44 paesi nel mondo che sono fragili, penso in alla Siria, alla situazione del centro Africa, ma penso anche alle tante situazioni che  possono determinare un cammino e una fuga di tante popolazioni.

Dottor Pittau, concludiamo lanciando in anteprima 2 appuntamenti importanti, quello del 10 Dicembre e quello del 13. Di che si tratta?
(Pittau) Il 10 Dicembre si celebra la giornate dei diritti in cui si chiama gli immigrati  a parlare dei loro diritti, una cosa carina e molto partecipativa; il 13 si presenta l’osservatorio romano sull’immigrazione,  una cosa molto interessante e molto intrigante perché essendo territorio più piccolo si può andare più in profondità.

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