Montezemolo: paese lavori di squadra come un'equipe di ricercatori

Scritto da   Domenica, 09 Dicembre 2012 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Montezemolo: paese lavori di squadra come un'equipe di ricercatori

Luca Cordero di Montezemolo, presidente Telethon, è intervenuto all’interno di  "A Conti Fatti", il programma di economia sociale realizzato dalla redazione di economiacristiana.it e trasmesso dal canale italiano della Radio Vaticana ogni Domenica alle 15.40 ed il Luned' alle 11.35

Anche quest’anno inizia la grande maratona per destinare fondi alla ricerca scientifica. Quali sono i progetti più importanti finanziati oggi da Telethon?
Tutti i progetti finanziati sono importanti e di alto livello. Per quanto riguarda invece le ricerche più promettenti dal punto di vista della vicinanza alla terapia  parliamo di 23 malattie per le quali i nostri ricercatori si stanno avvicinando alla cura  e sono già in una fase di test sui pazienti le terapie che hanno funzionato in laboratorio. Tra queste posso menzionare la leucodistrofia metacromatica, la distrofia muscolare di Duchenne ela talassemia. Ma le malattie affrontate dalla ricerca sono molte di più, parliamo di quasi 500 malattie.

La campagna 2012 porta il titolo “Io esisto”. È chiaro che il grido parte dai pazienti affetti da malattie rare e dai loro familiari. Ma a chi si rivolge?
Intanto a tutti gli italiani perché noi ancora una volta con la maratona ci rivolgiamo alla generosità di tutti gli italiani.
Poi alle persone che non sanno che esistono malattie così rare tali da essere spesso ignorate dalle ditte farmaceutiche e anche dal sistema sanitario pubblico; tutti devono esserne a conoscenza, devono sapere che l’unica speranza per i malati rari e per le loro famiglie è la ricerca. E questo tipo di ricerca, la nostra ricerca, si alimenta solo grazie a Telethon e alla generosità di tanti donatori.

Molte sono le realtà impegnate sul fronte della ricerca e della solidarietà, ma nessuna come Telethon ha saputo conquistare la fiducia degli italiani. Qual è il segreto di questa maratona?

Credo che il successo di Telethon risieda proprio nella sua popolarità, grazie soprattutto alle tante maratone televisive, e nella capacità di portare la ricerca a livello popolare, all’interno delle case, delle famiglie, in modo diretto e dando il ruolo di protagonisti proprio ai malati.
Ma risiede anche nella trasparenza e nell’efficienza in cui utilizza i soldi donati senza sprecare neppure un euro. Il fatto che oggi siamo vicini alla cura di 23 malattie è la risposta più bella e più importante.

In Italia la ricerca scientifica subisce continui tagli da parte dello stato per le note difficoltà di bilancio. Possibile che l’unica soluzione sia incentivare il contributo dei privati? E in caso in che modo lo si può fare?
Penso che non sia giusto chiedere tutto ai privati perché un sistema virtuoso dovrebbe prevedere una forte collaborazione pubblico-privato con continui scambi tra università, aziende ed enti non profit con una forte regia e un forte impegno pubblico sulla ricerca. Sull’incentivo ai privati  una via potrebbe essere, come si fa nei paesi anglosassoni, defiscalizzare le donazioni; questo darebbe un grande impulso alle donazioni in funzione della ricerca.

Parlando di ricerca, in Italia la sperimentazione sulle cellule staminali embrionali, che tanti problemi etici ha sollevato, è vietata per legge. Quali sono i risultati che Telethon sta raggiungendo nella ricerca per la tutela della salute?
Il sistema che noi adottiamo per la selezione dei progetti è tale da garantire la valutazione più competente del merito scientifico della proposta; oltre alla piena valorizzazione del merito il nostro processo di valutazione è anche tutela del fatto che tutti i progetti selezionati rispettino anche tutte le regole vigenti in Italia per questo tipo di attività.
Operando in questo modo abbiamo sostenuto una ricerca che negli anni è arrivata a produrre due terapie risolutive per una grave immunodeficienza congenita e per una malattia dell’occhio. Lentamente, ma gradatamente si stanno avvicinando al letto del paziente le cure per molte altre malattie.

Un paio di anni fa lei ha dichiarato in modo provocatorio che le piacerebbe che il governo italiano copiasse il sistema della ricerca dal modello Telethon. Qual è il modello Telethon che l’Italia dovrebbe copiare?
Questo lo ripeto forte. Dovrebbe copiare innanzitutto un sistema di valutazione indipendente al riparo da qualunque conflitto, anche indiretto, di interessi  e che riesca a premiare veramente il merito. Questo noi lo facciamo da tanti anni perché affidiamo la decisione sui progetti da finanziare ad una commissione di scienziati di livello internazionale tutti stranieri; i risultati della nostra ricerca, per quanto riguarda le pubblicazioni e i riconoscimenti del mondo scientifico, dimostrano che il nostro modello che poi è lo stesso utilizzato dalle grandi agenzie di finanziamento americane nei paesi dove la ricerca è una cosa seria, funziona.
Quindi da un lato valutazioni indipendenti, dall’altro commissioni internazionali quindi non legate al singolo paese per poi valutare i risultati in termini di pubblicazioni e di riconoscimento del mondo scientifico e vedere i risultati veri, applicati.

Una domanda sulla crisi economica. Lei è stato nominato manager europeo 2012 per la capacità di innovazione che ha saputo dimostrare. Dal suo osservatorio privilegiato, da profondo conoscitore dell’economia internazionale, cosa pensa della situazione italiana?

Io faccio la fotografia di un paese che non merita di trovarsi dove si trova in termini di mancata crescita, di recessione, di una situazione che lascia il paese senza grandi slanci, grandi speranze, grandi sfide.
Non lo merita perché ha straordinarie potenzialità, straordinarie eccellenze e talenti. Dobbiamo lavorare innanzitutto per far emergere queste grandi potenzialità e poi dobbiamo onestamente dirci che  tanti anni di cattiva gestione della cosa pubblica hanno prodotto danni gravi, danni economici, etici, morali, anche culturali nel rapporto che ci dovrebbe essere tra i cittadini e una sana politica.
Questo è un paese che si trova fronte a un progetto necessariamente costituente, di ricostruzione.
Come nelle aziende o nelle equipe di ricercatori noi abbiamo bisogno di avere uno spirito di squadra, di lavorare insieme e lasciare da parte, dopo queste elezioni che saranno molto importanti, delle contrapposizioni eccessive, contrapposizioni che hanno fatto male, e stimolare tutti ad avere più cultura, più voglia di fare qualcosa per il paese e per il bene comune piuttosto che solo per i propri interessi.

Vede dei segnali di ripresa? Possiamo sperare in un 2013 migliore?
Dopo le elezioni di Marzo ci sarà da gestire il paese. Il paese deve assolutamente continuare una politica di attenzione e di rigore; dall’altro lato però nel momento in cui si chiedono tanti sacrifici ai cittadini bisogna mettere al centro la crescita e quindi liberare tante risorse che oggi tra burocrazia, tasse, invadenza dello stato sono represse, perché la crescita non la porta la cicogna, ma la fanno le aziende e chi lavora nelle aziende. Questo è il grande obiettivo che abbiamo davanti con delle grandi possibilità, se le sapremo sfruttare adeguatamente.

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