Credit Crunch: intervista con il prof. Federico Rajola

Scritto da   Domenica, 17 Marzo 2013 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
Vota questo articolo
(0 Voti)
Credit Crunch: intervista con il prof. Federico Rajola

Federico Rajola, docente del Dip. di Scienze dell'economia e della gestione aziendale dell’Università Cattolica di Milano e Direttore del CeTIF - Centro di ricerca su Tecnologie, Innovazione e servizi Finanziari, è intervenuto sul tema del credit crunch ad "A Conti Fatti", rubrica di approfondimento economico a cura della redazione di econmiacristiana.it e trasmessa dalla Radio Vaticana

 

I banchieri negano il credit crunch ma le analisi economiche delineano un'Italia strozzata che non ha finanziamenti bancari sufficienti. Qual è la verità?

La verità è che i finanziamenti sono chiaramente insufficienti. Il credit crunch esiste, ci sono alcuni banchieri che lo negano altri che lo negano forse un po' meno.
Il vero tema è che c'è una normativa molto stringente a livello internazionale, mi riferisco ai temi Basilea 2 e 3, che chiaramente impongono determinati asset che consentono alle banche di concedere credito.
Il secondo aspetto e che in realtà, come abbiamo già letto sui giornali recentemente, molta della liquidità che manca manca proprio a causa della pubblica amministrazione che ha accumulato nel tempo debiti di entità rilevante rispetto alla piccola e media impresa o all'impresa italiana.
 

Perché è sempre più difficile ottenere finanziamenti da parte di famiglie e imprese? il mercato internazionale dei capitali non è stato mai così aperto...
È vero che in generale nel sistema europeo c'è tanta liquidità, c'è da dire anche però che la componente di rischio in quest'ultimo periodo si è elevata notevolmente.
Si sente parlare spesso ormai di creazione di una bad bank per cui tutti i crediti in sofferenza e tutti gli incagli delle banche probabilmente andranno a convergere, a confluire all'interno di questa banca "cattiva", come viene definita, che dovrebbe in parte risolvere il problema del credit crunch.
Farei un distinguo su famiglie o imprese. Per quanto riguarda le imprese credo che ci sia un problema di tipo strutturale legato alle dimensioni e agli asset delle imprese italiane, che sono prevalentemente sottocapitalizzate e quindi in termini di garanzie per il sistema finanziario ed in termini di rischi, costituiscono appunto dei rischi notevolmente elevati, quindi tanto più sono alti i rischi tanto maggiore deve essere la quota di capitale che le banche devono avere per poter far fonte ai nuovi crediti.
Per quanto riguarda le famiglie invece c'è chiaramente un aspetto legato al mercato immobiliare o anche qui ancora una volta alle garanzie. Le famiglie Italiane, che per anni sono state famiglie risparmiatrici e che quindi comunque garantivano, assistevano una certa liquidità e fluidità, oggi a causa della crisi, a causa di tutti questi anni di crisi sono riuscite ad accumulare di meno e addirittura siamo in fase di risparmio negativo. Tutto questo ha un riflesso sulla liquidità da parte delle banche e su questo equilibrio tra patrimonio e crediti imposto dalla normativa.
 

Come è possibile che l'ingente liquidità immessa dalla BCE non sia arrivata all'economia reale? Dove sono finiti i soldi della Bce?
È vero che la BCE che ha fatto tante iniezioni di liquidità per svariate centinaia di miliardi, ma c'è anche da dire che si è innescato un meccanismo di finanziamento della spesa pubblica italiana e quindi del debito italiano attraverso il sistema finanziario.
Quindi la BCE ha veicolato sul sistema finanziario cercando però di vincolare parte di questa liquidità all’acquisto di Titoli di Stato Italiani.
Il secondo aspetto è relativo ad un'operazione che non è stata molto trasparente o molto comunicata nell'ultimo periodo, perché proprio leggermente prima della crisi di liquidità e dell'aumento improvviso dello spread si è verificato che tanti detentori all'estero del debito italiano, principalmente banche estere, hanno venduto sul mercato quote di titoli di stato; dall'altra parte è successo ancora che tante aziende non italiane hanno drenato liquidità verso le loro case madri e quindi di fatto il flusso netto di liquidità nel sistema finanziario italiano, nonostante l'intervento della BCE, è rimasto comunque negativo.
 

Le banche italiane hanno avuto un atteggiamento responsabile davanti alla crisi economica internazionale o l'hanno sottovalutata? Gli accantonamenti sono sufficienti?
Credo che intanto l'attività bancaria italiana sia stata prevalentemente relativa a una gestione abbastanza sana. Da noi prevalentemente le banche sono retail e sono banche che hanno investito poco, non tanto in titoli tossici piuttosto che in operazioni sconsiderate come è avvenuto per tante banche negli Stati Uniti, in Inghilterra e in altri paesi.
Quindi il sistema finanziario italiano non ha pagato quelle che sono state operazioni molto aggressive, vediamo però in questi giorni che una banca che ha lavorato moltissimo sui derivati per coprire posizioni finanziarie illiquide come Monte Paschi ha chiaramente avuto un problema di tipo straordinario.
 

Le banche italiane quanto sono esposte sui derivati e i titoli tossici? Più o meno degli istituti europei?
Sicuramente meno perché da noi è separata l'operatività retail rispetto ad un'operatività di tipo corporate o di investment banking, cosa che per esempio fino a qualche mese fa non era vera in Inghilterra dove l'operatività di retail banking quindi di mass market legata al singolo cittadino era gestita insieme ad un'attività di investment banking più esposta ad una attività legata a derivati e a titoli più aggressivi.
Le banche italiane non hanno tanti titoli tossici, anche se facciamo riferimento semplicemente ai titoli di stato della Grecia le esposizioni delle banche italiane rispetto ai titoli di stato della Grecia sono assolutamente inferiori di qualche ordine di grandezza rispetto alle banche francesi, inglesi, tedesche etc.

Cosa pensa dell'idea di una bad bank in cui far confluire crediti e titoli tossici delle banche italiane?
Credo che la bad bank sia l'unica soluzione che possa essere perseguita. Ci sono alcune banche che dichiarano di essere contrarie alla bad bank perché pensano di riuscire in autonomia a gestire tutto il credito deteriorato, così come viene definito.
La realtà di fatto è che stiamo assistendo a dei livelli sempre crescenti, addirittura credo intorno ai 20/25 miliardi di euro, per cui credo che sia davvero una delle poche possibilità per risolvere il problema di crediti deteriorati all'interno del sistema finanziario italiano.
 

La vigilanza bancaria è sufficiente o va potenziata? Cosa pensa dello scandalo MPS?
Credo che la vigilanza bancaria italiana stia operando in modo corretto e addirittura, se facciamo un confronto con i sistemi di vigilanza di altri paesi quali la Germania o la Francia, probabilmente i nostri controlli della Banca Centrale Italiana sono più restrittivi di quelli della Germania e della Francia, tant'è che dal punto di vista dell'omogeneizzazione dei controlli a livello europeo ci sono alcuni paesi che stanno cercando di non far passare la linea italiana in ambito di controlli, ma di far passare linee di altri paesi europei.
C'è da dire anche che in alcuni casi la vigilanza, ad esempio, della Germania è molto più puntuale su alcuni interventi e quindi comunque efficace allo stesso modo.
Per quanto riguarda Monte Paschi io non credo che li sia stato tanto un problema di mancata vigilanza da parte della Banca d'Italia, il problema è che sono state nascoste operazioni, attività nel tempo che altrimenti non potevano essere identificate.
 

Considerato il dato complessivo della ricchezza privata degli italiani e dello stato di salute delle finanze pubbliche come è messo il nostro Paese? Lo spread così alto è giustificato?
Lo spread così alto può essere frutto di tanti fenomeni; c'è un tema legato alla speculazione e quindi quota parte dello spread italiano può chiaramente derivare da interventi di grossi investitori che al quel punto giocano speculando sullo spread. Prima questo avveniva coi tassi di cambio, ci sono alcuni finanzieri che si sono arricchiti sulla lira, quindi c'è sicuramente un aspetto di speculazione; c'è un aspetto anche qui legato al rischio paese e quindi al grosso tasso di indebitamento del paese italiano, chiaramente alla variabile politica, variabile politica che basta leggere i giornali internazionali viene reputata come uno degli aspetti che potrebbe frenare quelle che sono le riforme che comunque devono esser fatte e che dovranno proseguire anche sulla base di tutto quello che abbiamo visto negli ultimi due anni con il governo tecnico.

Letto 4677 volte

Informazioni aggiuntive