Fabio Salviato, il perché della finanza etica e il microcredito come vitale pillola di fiducia per persone ed imprese

Scritto da   Domenica, 12 Maggio 2013 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Fabio Salviato, il perché della finanza etica e il microcredito come vitale pillola di fiducia per persone ed imprese

Il Presidente di FEBEA (Federazione Europea Banche Etiche e Alternative) spiega dove e in che modalità agisce la finanza etica e il mondo del credito sostenibile. Oggi il profitto non può essere unico obiettivo degli investitori, ma unico mezzo per uscire dalla crisi mondiale è dare fiducia e risorse ai più deboli.

Dott. Salviato come si concilia l’etica con la finanza? A cosa vogliono essere alternative queste banche?

In realtà le Banche fino a 30/40 anni fa avevano tutte questa natura di eticità, di trasparenza, di sostenibilità. Quello che noi stiamo facendo è riportare all'interno del mondo della finanza, delle banche e del credito, la trasparenza, in particolare una modalità di un approccio estremamente chiara nei confronti dei beneficiari. In pratica, la finanza etica, le banche etiche vuol dire banche che cercano di dare delle risposte rispetto ai bisogni. Mai come in questo momento forse c'è un disallineamento tra necessità e bisogni di popolazioni e cittadini, e i bisogni che effettivamente non vengono espressi dal sistema finanziario.

 

Siamo cresciuti ascoltando spesso il mantra per cui aziende e banche debbono avere il solo obiettivo primario la ricerca di profitto e da questo poi, in modo magico, ne dovrebbe discendere il bene per la società. Molti attori del mondo finanziario ancora oggi sono estremamente legati a questo principio. Con quali argomenti ed evidenze invece è possibile convincerli che una speculazione “mordi, depreda e fuggi”, seppur con alti rendimenti economici di breve periodo, non è comunque conveniente anche da un punto di vista pragmatico?

Lo stiamo vivendo sulla nostra pelle credo soprattutto in quest'ultimi 7/8 anni di crisi globale. Oggi non è più possibile per una banca, un sistema finanziario o comunque un'impresa, operare esclusivamente nell'ottica della massimizzazione del profitto. È giusto che ci sia un profitto, un profitto equo, un profitto giusto che sicuramente va ricercato nelle imprese, ma effettivamente dobbiamo renderci conto che soprattutto in questi ultimi anni 20/30 anni ci sono altri indicatori quali l'ambiente, la sostenibilità ambientale, la responsabilità sociale. Tutti ciò va inserito all'interno di un circuito virtuoso e quindi, la possibilità che un'azienda possa avere un futuro migliore, non si ottiene solo attraverso un unico indicatore, ovvero la massimizzazione del profitto, ma anche grazie ad altri indicatori di carattere sociale e soprattutto ambientale.

 

Il tasso di disoccupazione giovanile è alle stelle, abbiamo delle spese di ricerca e formazione che sono ormai sotto la soglia di sostenibilità, e accanto a questo un gran parlare di innovazione. Cosa può fare il mondo del credito e degli investimenti per contrastare tali fenomeni e soprattutto per tornare ad essere un motore di un cambiamento positivo?

Il mondo del credito e degli investimenti può fare molto. Dare credito significa dare fiducia; fiducia a persone che si trovano in momentanee o durature situazioni di difficoltà, ricordo che nel mondo ci sono circa 3 miliardi di persone che vivono al di sotto della soglia della povertà. Non è possibile né immaginabile continuare in questo modo. Attraverso un uso, che noi definiamo responsabile del denaro e quindi del credito, noi possiamo effettivamente far valere, queste nuove ricchezze attraverso soprattutto a strumenti, come il microcredito, che possono permettere a milioni di persone nel mondo e centinaia di migliaia in Italia, di ottenere dei piccoli finanziamenti, quindi pillole di fiducia, per le proprie attività imprenditoriali. Questo a nostro avviso è anche la prospettiva futura. Noi ci troviamo storicamente in una grande fase di passaggio, economico, sociale, civile e ambientale. In questa fase di passaggio ad un uso responsabile del denaro potrà permettere a questa, e alle future generazioni, di poter sviluppare un'economia reticolare molto più leggera e sicuramente più sostenibile. Queste sono anche delle caratteristiche fondamentali che caratterizzano le attività delle banche etiche e che dovrebbero essere, a nostro avviso, utilizzate dal sistema nel suo complesso.

 

Parliamo di microcredito: ci racconta meglio di cosa si tratta?

Fino a un decennio fa quando si parlava di microcredito tutti pensavano al sud del mondo, oggi in Europa ci sono organizzazioni che fanno microcredito. La stessa Unione Europea ha definito la soglia massima in circa 25mila euro. Possiamo dividere il microcredito in due settori: il settore che definiamo socio-assistenziale, quindi nei confronti di famiglie e persone che si trovano in momentanee situazioni di difficoltà, e che attraverso un piccolo finanziamento riescono a superare queste situazioni di difficoltà, oppure il microcredito alle imprese fino a 25mila euro, giovani o meno giovani appunto. I tassi di disoccupazione ufficiali cominciano a superare le due cifre, ma quelli reali sono molto più elevati, e tendono ad aumentare. Se pensiamo solo all'Italia ci sono 9 milioni di persone che si trovano intorno alla soglia di povertà, e questo rappresenta comunque un mercato che richiede prodotti e servizi che molto spesso non riescono ad essere individuati. Un sistema finanziario che si pone anche l'obiettivo di dare credito a questo tipo di persone e di imprese, piccole o medio piccole, potrebbe rappresentare quel circuito virtuoso che va a rinsaldare anche un concetto di comunità, un concetto di solidarietà, un concetto di attenzione del sistema del credito che forse ha perso la bussola e l'orientamento. Do un dato: nel mondo circolano titoli così detti tossici, derivati, speculativi, l'ammontare di questi titoli sono circa 9 volte il prodotto interno lordo mondiale. Quindi il processo di finanziarizzazione dei mercati si è talmente sviluppato in una maniera sistematica, che ha depresso in maniera significativa l'economia reale. Ora bisogna dare credito, bisogna dare fiducia alle persone, all'economia reale. La finanza etica mette al centro le necessità di donne e uomini che chiedono di essere finanziati anche con un progetto.

 

Il nostro Paese ha una forte economia civile, un terzo settore che ha saputo creare un enorme valore per la società spesso senza nessuna possibilità di accedere ai circuiti del credito e del finanziamento privato e quindi senza nessuna possibilità di crescita. Penso a chi opera nell’assistenza alle fasce più deboli della popolazione, alla sanità e alla formazione. Possiamo sperare in una finanza alternativa che sia capace di valorizzare questo immenso mondo e capace di produrre impatti positivi per noi tutti?

Assolutamente sì. Proprio dal terzo settore, dal settore non profit, dalle associazioni, dal volontariato, dal privato sociale e dalla società civile emergono istanze di innovamento, nuove iniziative e attività che non sono solo di carattere assistenziale, ma anche di carattere produttivo. Questa risposta, collettiva affinché non sia solo di un singolo, ma sia anche di una collettività più ampia. In questo contesto una finanza eticamente orientata, quindi di banche socialmente orientate, anche da parte dalla UE e delle varie istituzioni acquisiscono oggi giorno priorità importanti e necessarie per uscire, non nascondiamoci, da una situazione di crisi che probabilmente non si è mai vista. Siamo a un cambio epocale che può rappresentare una scena sull'opportunità per milioni di persone in Europa di poter, attraverso un utilizzo responsabile del denaro e anche attraverso il microcredito, poter trovare delle risposte nella finanza dedicata.

 

Ci racconta una storia che ci possa lasciar sperare?

Ne avrei tante, molte ho scritte anche nel mio libro ( n.d.r. “Ho sognato una banca” scritto con Mauro Meggiolaro), e potrei raccontarne per una settimana intera. La cosa più interessante di questo nostro mondo è, se parliamo dell'Italia, che si parla di una società sana, composta da persone giovani o meno giovani che si rimboccano le maniche e positivamente che si mettono al servizio. Queste persone hanno voglia di fare, hanno entusiasmo, sono positive. Purtroppo molto spesso i mezzi di comunicazione faticano a passare le belle storie. Posso raccontarne una, ma ripeto è una su mille. La “Fondazione di Comunità di Messina”, è una storia che viene dal sud, ma che ha le caratteristiche per capire come sia possibile ottenere un riscatto. Lì una trentina di cooperative sociali messinesi si sono associate ed hanno costituito una fondazione di comunità, che opera nel territorio provinciale. Hanno fatto un accordo con il Carcere Psichiatrico di Barcellona, uno dei sette purtroppo ancora presenti in Italia. Ebbene in quel carcere ci sono delle persone, che hanno scontato la loro pena, e rimangono li perché non sanno dove andare. I nostri responsabili hanno fatto un accordo con il direttore del carcere, individuando 60 persone che potevano uscire. Son state ospitate, inizialmente in alcune case protette. Per questo progetto di reinserimento questa associazione è riuscita ad accordarsi con il Ministero di Grazia e Giustizia, che per ognuno di queste persone avrebbe stanziato un contributo di 70mila euro. Quindi la fondazione ha iniziato questa sua attività contando su un patrimonio di 4milioni e 200mila euro, raddoppiato dalla “Fondazione per il sud” che raggruppa le fondazioni di origine bancarie, arrivando ad avere così un patrimonio totale di 8 milioni. Insieme a un finanziamento di banche etiche europee hanno così costruito quattro centrali fotovoltaiche, alcune delle quali su terreni confiscati alla mafia, o un’altra ancora si un ex poligono di tiro militare dando occupazione a 40 di queste persone uscite dal carcere. Ebbene, il ricavo netto di questa operazione, è di 2 milioni di euro, quindi la fondazione non solo ha trovato l'occupazione a 40 persone, ma con questi 2 milioni all'ano fa attività di assistenza e di solidarietà in tutta la Sicilia. Credo che sia proprio una storia da libro cuore, che tocca molti punti. I suoi protagonisti principali sono come spesso accade i poveri, gli ultimi e da qui probabilmente va trovata la strada, il percorso per traghettarci verso un mondo che sia nuovo e diverso. Storie di questo tipo ne abbiamo a centinaia e queste ci danno speranza e coraggio per il futuro. Il futuro è nelle nostre mani e noi abbiamo la capacità anche nelle situazioni più difficili, più disperate, che possono sembrare quasi impossibili, che è possibile, trovare delle soluzioni e dare delle risposte. Questo ci da forza e coraggio di credere che anche attraverso il microcredito, la finanza etica e ad un uso responsabile del denaro, noi abbiamo la possibilità di camminare insieme per cambiare il destino delle future generazioni. Questa è la nostra speranza come finanza etica, garantire alle prossime generazioni un mondo migliore. Ancora non si vede compiutamente, ma un popolo in Italia, in Europa e nel mondo si è messo in cammino e sta in silenzio nelle comunità, nelle parrocchie, nelle associazioni di volontariato portando con la loro presenza e con la loro testimonianza un'opera di cambiamento che è importante e sono numeri estremamente significativi.

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Roberta Cafarotti

Presidente di CeSAR Centro Studi Accademici sulla Reputazione.
Si è laureata in Scienze Statistiche ed Economiche alla Sapienza e da allora misura il mondo, ama i numeri con la speranza di mettere il suo mestiere al servizio del bene comune.

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