Oreggia: Italia leader mondiale dell'olio, ma attenzione ai paesi emergenti

Scritto da   Domenica, 21 Luglio 2013 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Oreggia: Italia leader mondiale dell'olio, ma attenzione ai paesi emergenti

Provate a immaginare circa 250milioni di piante di olivo sparse su tutta la penisola italiana.
L'olio extravergine è uno dei fiori all'occhiello della nostra produzione agroalimentare, parliamo di circa un milione di persone addette a questo settore. Una produzione che supera le 500mila tonnellate di olio l'anno. Una leadership assoluta con delle luci e delle ombre.
Ne parliamo con Marco Oreggia, giornalista, esperto del settore, autore dell'unica guida internazionale sull'olio extravergine d'oliva.

Qual è attualmente la situazione dell’extravergine di qualità italiano, sia dal punto di vista del mercato che della credibilità. Esiste veramente questa leadership mondiale?

Assolutamente. Noi siamo leader mondiali per qualità. Siamo inoltre i secondi produttori mondiali, parliamo di circa cinque milioni di quintali di produzione annuale e di oltre 700mila aziende coinvolte nel comparto. Siamo molto forti, abbiamo oltre un milione di ettari olivetati. Siamo sicuramente una potenza dal punto di vista produttivo e di qualità siamo assolutamente leader incontrastati.
 

Per che un olio extravergine di oliva non può costare meno di…. Meno di quanto?
Se l'acquisto è sfuso, direttamente in frantoio, oggi si trovano eccellenti oli intorno ai 6/8 euro al litro, in bottiglia da mezzo litro intorno ai 5/6 euro. Questo è un prezzo medio considerando che poi al sud si spuntano dei prezzi leggermente più bassi, mentre in regioni modello come la Toscana i prezzi salgono un pochino. Il prezzo è variabile da regione a regione.

Il consumatore italiano non conosce molte cose riguardo l’extravergine. Vuole spiegarci ad esempio cos’è il concetto di Cultivar?
Anche su questo siamo leader incontrastati e abbiamo un parco varietale praticamente unico tramandato nella storia. Abbiamo oltre 700 varietà, molto spesso la gente tratta l'olio come un prodotto tout court; in realtà ci sono moltissime varietà, cultivar diverse, che dal nord al sud si diramano in tutte le regioni e che danno oli con caratterizzazioni aromatiche totalmente diverse. Quindi è bene abituarsi all'idea di avere un olio per ogni piatto con caratteristiche aromatiche che possono riflettere note aromatiche anche al piatto stesso. Giocare sulle varietà significa anche ampliare anche la gamma degli aromi e dei piatti che si possono proporre.

Nei ristoranti come esiste una carta dei vini dovrebbe esistere anche una carta degli olii?
Si, sarebbe auspicabile, certo è un po' presto; c'è bisogno di una maggiore cultura legata al consumo, all'acquisto, sicuramente auspicabile negli operatori. Soprattutto nella ristorazione quello di elaborare un carrello e una carta degli oli renderebbe forse più giustizia al comparto cercando di far capire quanto gli oli sono caratterizzati dalle varietà di origine che quindi potrebbero dare ai piatti caratteristiche diverse.
 

All’estero quali sono i mercati più aggredibili per i nostri produttori?
Ci sono dei mercati storici dove l'Italia ha sempre lavorato, come immagine, come commercio. In Europa sicuramente la Germania è il mercato più importante, però ci sono mercati internazionali, gli Stati Uniti, il Canada, il Giappone che sono partner storici delle nostre attività commerciali. Ovviamente ci sono delle nuove nazioni, dei nuovi mondi che si stanno avvicinando alla cultura dell'olio. Oggi si parla molto bene di olio in Cina, in Ucraina, in Russia, ci sono tanti paesi che si stanno avvicinando alla cultura dell'olio grazie agli aspetti salutistici, anche alla qualità varietali e nutrizionali che il prodotto ha. Quindi sicuramente un potenziale ancora ampissimo da inserire sul mercato.
 

Quali sono invece i competitor da tenere d’occhio?
Sicuramente siamo ancora un modello e abbiamo ancora parecchio vantaggio sul mercato anche se, visto che faccio un monitoraggio mondiale, ci sono molti paesi che cominciano seriamente a fare qualità, in primis la Spagna che è il primo produttore mondiale e che sta crescendo moltissimo in qualità; ci sono molti altri paesi che stanno crescendo come la Croazia, l'Istria croata, che si sta muovendo molto bene. Oggi arrivano qualità elevate sul mercato dal Marocco, dal Sud Africa, dagli Stati Uniti e dall'Australia, e si fanno sentire sul mercato. Ormai il mondo del commercio dell'olio extravergine d'oliva è piuttosto ampio; ripeto, siamo ancora leader, ma bisogna fare attenzione perché questo vantaggio non va sprecato sul mercato.

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