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Rosati: "Dobbiamo fare molto di più per comunicare e divulgare l'importanza del nostro patrimonio agroalimentare"

Scritto da   Domenica, 28 Luglio 2013 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font
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Rosati: "Dobbiamo fare molto di più per comunicare e divulgare l'importanza del nostro patrimonio agroalimentare"

Per la rubrica "Food in Italy" una chiacchierata con Mauro Rosati, segretario generale della Fondazione QualiVita.

Ci sono campi in cui fortunatamente l'Italia è prima nel mondo. Uno di questi è quello delle delle eccellenze a indicazioni geografica DOP, IGP, STG. Stiamo parlando di 775 prodotti tra food e wine.
È stato presentato recentemente l'Atlante QualiVita, un vero e proprio manuale su tutto quello che viene prodotto al meglio in Italia. L'autore è Mauro Rosati, segretario generale della Fondazione QualiVita e a lui abbiamo fatto qualche domanda.

Rosati questi prodotti possono costituire per l’Italia un valore aggiunto sia in termini economici che di immagine?
In questi anni c'è stata la dimostrazione che il comparto dei prodotti DOP e IGP, sia quelli del settore food che vinicolo, è il biglietto da visita dell'agroalimentare italiano, soprattutto sui mercati esteri dove non solo si vogliono prodotti di qualità, ma bisogna offrire e portare prodotti sicuri tracciabili, e questi sono i prodotti che hanno offerto alle aziende italiane la possibilità di stare sui mercati internazionali.
 

Cos’è che fa di un prodotto a indicazione geografica un prodotto diverso dagli altri?
Oggi le merci girano e senza essere sicuri di cosa compriamo è difficile fare il consumatore. Questi prodotti attraverso i disciplinari di produzione, attraverso soprattutto la tracciabilità che offrono i disciplinari di produzione, danno al consumatore delle certezze in più rispetto ai prodotti normali.
Poi c'è questo Plus, che è molto romantico, ma anche molto attuale, che è l'attaccamento al territorio. I prodotti a indicazione geografica hanno una base territoriale forte, sono rappresentativi di comunità, di esperienze e queste comunità e queste esperienze poi attorno ai prodotti svolgono la loro vita, non solo quella imprenditoriale, ma anche quella allargata delle feste o delle attività culturali. Oggi in ogni città italiana in ogni provincia ci sono tanti prodotti che fanno identità e questa è una cosa che abbiamo solo noi in Italia, un altro valore aggiunto che offrono i prodotti al territorio e quindi al turismo.
 

Per fare la parte del consumatore le chiedo: questi prodotti non costano troppo?
Non è assolutamente vero. Il concetto del caro nel settore alimentare è veramente difficile da affrontare. Credo che questi prodotti abbiano caratteristiche di resa e di sicurezza che sono impagabili.
Un olio dop rispetto a un olio normale sicuramente costa molto di più, ma la resa e la sicurezza e quello che poi possiamo trovarci in salute è molto maggiore.
Bisogna provare, mangiare prodotti di qualità, prodotti certificati e questo non solo fa bene alla nostra salute, ma fa bene alla lunga al nostro portafogli perché ci rendiamo conto che questi son prodotti che hanno bisogno di quantità modiche, come ad esempio l'olio o i formaggi, perché il sapore lo troviamo anche in una piccola parte, non abbiamo bisogno di riempirci, non sono prodotti da riempimento.


Ho avuto modo di vederla in televisione nel programma “Street Food Heroes”. La ristorazione, sa quella classica che quella da strada, fa a fa abbastanza per comunicare i prodotti di qualità al pubblico?
Dobbiamo fare molto di più, soprattutto la ristorazione dovrebbe fare molto di più, perché credo che se in Italia c'è una grande ristorazione, che sia street food o classica, lo si debba prima di tutto alla varietà delle materie prime che abbiamo.
Essere creativi con queste materie prime non è molto difficile, credo che la ristorazione e la gastronomia in generale debbano veramente molto all'agricoltura italiana e debbano in questa fase divulgare la differenza di valore che la nostra agricoltura ha nei confronti di altre agricolture meno interessanti e meno di qualità.
Io chiedo sia alla grande distribuzione, ma soprattutto i grandi chef, di fare un passo indietro rispetto alla loro visibilità e far fare un passo avanti alla visibilità dei prodotti perché credo che poi la maestria di un chef stia nel poter usufruire di questi prodotti. Da questo punto di vista dobbiamo fare molto di più per comunicare e divulgare l'importanza del nostro patrimonio agroalimentare.

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