Il vino italiano in tempi di crisi, calano i consumi interni, ma il settore tiene grazie all’export

Scritto da   Domenica, 13 Ottobre 2013 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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In piena vendemmia parliamo dello stato di salute del comparto enologico italiano con un grande esperto del settore, il giornalista Antonio Paolini.


Paolini qual è il reale stato di salute del pianeta vino italiano?
Se mi permette la metafora, è lo stato di salute di chi si trova in una città in cui è in corso un'epidemia, in questo caso un'epidemia economica, che ogni mattina si sveglia, si tasta e trova ancora tutti gli organi apposto senza gonfiori o grandi dolori. Certo soffre un po', non è nella forma massima e nello splendore che ci si poteva augurare qualche anno fa, ma comunque guardandosi attorno scopre che sta molto meglio degli abitanti della città.
La metafora è ovviamente quella riferita all'economia italiana ed europea. L'agroalimentare sta tenendo botta rispetto ad altri settori e guadagna ancora terreno nell'export soprattutto in paesi chiave come gli Stati Uniti e la Germania dove è in corso, come sappiamo, una ripresa ancora flebile, ma che dovrebbe essere comunque quella che dovrebbe trainare la ripresa europea nel suo complesso e dove il vino italiano sta riguadagnando qualche posizione.
Per il momento andiamo meglio negli Stati Uniti, dove tra alti e bassi e piccole oscillazioni di percentuali, ci siamo comunque guadagnati un posto al sole assoluto e incontriamo in questo momento un grandissimo favore da parte dei consumatori più avveduti. Dobbiamo tentare di riprendere posizioni anche nel resto dell'Europa e sul mercato interno che invece è la parte non esente dai sintomi del malanno che attanaglia tutta la città Italia, tutta la polis italiana.
 

Da cosa deriva tutto questo appeal che il vino italiano sembra avere all'estero?
Il vino italiano è uno dei bracci della stella Italia. La stella Italia è una stella fatta di bel vivere e ben vivere e di cose belle, uno stile di vita, un italian style di cui noi stessi non riusciamo a capire la grande seduttività nei confronti di due terzi del mondo.
Il vino fa parte di quelle cose che sono il bello e il buono dell'Italia, insieme al cibo e a quello che riusciamo a salvare e difendere del nostro patrimonio artistico, città d'arte e paesaggio.
Il vino è una sorta di congiungente sociale tra il godimento di tutte queste italian beauties, le cantine in qualche modo sono dei baluardi di gusto che oggi sono visitabili aperti al pubblico e che attirano a loro volta un turismo qualificato e intelligente. Se il sistema Italia funzionasse come dovrebbe funzionare su questo sistema vino dovrebbe costruire uno dei suoi piedistalli, dei suoi perni.
 

L'export sembra salito nel primo semestre del 2013 del 8,4%, sono calati i volumi, ma aumenta il valore medio a litro di vendita, gli spumanti schizzano alle stelle, addirittura più 18%. Sul mercato interno risulta invece una ulteriore contrazione; negli anni '70 si bevevano oltre 100 litri di vino pro capite, adesso 40.
È vero il detto si beve meno, ma si beve meglio, oppure è il segno di un diverso stile, di un diverso approccio al vino?
Evieterei di confrontare questi numeri sul consumo pro capite, perché se andassimo a vedere quanto è crollato il consumo pro capite di amari o di grappa, avremo delle cifre ancora più drastiche e drammatiche, come se andassimo a vedere quanto grasso di maiale si consuma.
È cambiato proprio lo stile di vita, è cambiata l'alimentazione è cambiato il nostro fabbisogno. Si beve oggi non più per nutrirsi e andare in campagna a faticare non avendo altro che un po' di vino auto prodotto per generare calorie e quel minimo di entusiasmo che spesso la vita amara non ci regalava. Si beve per il piacere condiviso di bere o di accompagnare il cibo, non ce n'è nessuna necessità e questo è anche il motivo del calo dei consumi in questo frangente ancora più drastico dei consumi.
Il vino, come altre cose, è il primo taglio che si fa in un momento come questo perché è la parte edonistica, la meno necessaria, la meno indispensabile.
ci accompagnerà, purtroppo, fino a quando la città sarà in preda a quell'epidemia di cui parlavo all'inizio. Quando i sintomi dell'epidemia cominceranno a scemare si riprenderà anche una modalità di consumo che oggi è ormai legata in larghissima parte alla grande distribuzione.

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