Sempre più spesso in supermercati e negozi vari si incontrano espositori, scaffali o interi reparti dedicati al cibo e ai prodotti “biologici”. Fino a poco tempo “bio” era sinonimo di naturale, si, ma anche deperibile, pregiato... e costoso. Oggi però si sta facendo strada la convinzione che “biologico”, ovvero prodotto senza pesticidi, fertilizzanti e altri prodotti chimici sintetici, sia anche sinonimo di migliore per la salute, sostenibile per l'ambiente e quasi altrettanto economico. Ben 65.000 imprese italiane sono impegnate in questo settore. Circa un milione e 800.000 ettari del suolo agricolo nazionale sono, già oggi, destinati a coltivazioni biologiche. Eppure l'agricoltura più verde soffre la concorrenza sleale di quella, cosiddetta, convenzionale.

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Quello del biologico è un settore in continua espansione. Secondo alcuni dati recentemente presentati durante il convegno Bioeuropa2017 organizzato dall'Alleanza delle cooperative agroalimentari tra il 2015 e il 2016 le vendite hanno fatto registrare un +20% nella gdo e un +15% nei negozi specializzati per un mercato interno che vale oggi oltre 3 miliardi di euro.

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