Il nostro sistema produttivo impatta in maniera rilevante sul pianeta, non solo in termini di inquinamento, ma anche per il prelievo  di risorse naturali che è da tempo eccessivo, tanto da non permettere al pianeta di rinnovare tutto quel che viene consumato.
Ridurre il prelievo di risorse naturali sarà  impossibile se non si modificherà il nostro modo di produrre facendo in modo che ciò che una volta veniva considerato rifiuto venga correttamente recuperato e trattato per dar vita ad un nuovo materiale pronto per rientrare nel ciclo di produzione. È la cosiddetta economia circolare, settore continua crescita economica e occupazionale.
Per incentivare questa transizione l'Unione Europea ha varato un pacchetto di normative che entro il 5 luglio 2020 dovranno essere recepite dagli Stati membri. Per capire cosa dovrà cambiare nel nostro Paese all'interno di "A Conti Fatti", rubrica a cura di Economia Cristiana trasmessa da Radio Vaticana, interviene Edo Ronchi,presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e del Circular Economy Network, che recentemente ha lanciato un concorso dedicato alla migliori startup italiane dell’Economia Circolare.

Pubblicato in Economia

Per salvare il pianeta è necessario un cambiamento radicale, non solo nello stile di vita di tutti i cittadini, ma nell’intero sistema economico e produttivo. Razionalizzare l’uso delle materie prime, contenere gli scarti e facilitare la riutilizzabilità dei materiali, ridurre le emissioni di gas nocivi nell’atmosfera devono diventare i pilastri su cu costruire uno sviluppo sostenibile.
La green economy e l’economia circolare sono il futuro e, se la politica non sempre lancia segnali incoraggianti per il loro sviluppo, il mondo delle imprese ha già da diversi anni intrapreso un cammino importante.

Pubblicato in Economia

Pochi giorni fa la Fondazione Sviluppo Sostenibile ha presentato l'annuale rapporto "L'Italia del Riciclo" che fa il punto sull'economia del recupero di materiali come acciaio, carta, vetro e legno, dalla filiera del riciclaggio. Un settore in piena crescita che si basa sia sulle politiche comunali del riciclaggio domestico e urbano, sia su quelle nazionali su scala industriale, rappresentate dai consorzi che raccolgono i materiali di scarto in grandi quantità e li avviano a ridiventare materia prima. Se ne è discusso in "A Conti Fatti" con Emmanuela Pettinao esperta dell'area "rifiuti ed economia circolare" della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile.

Pubblicato in Italianamente

Al termine degli Stati Generali della Green Economy l’ex Ministro dell’Ambiente, oggi presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, Edo Ronchi interviene su “A Conti Fatti”, trasmissione a cura di economiacristiana.it trasmessa da Radio Vaticana Italia.

Pubblicato in Economia

“A metà 2013, quando iniziò il Commissariamento, l’ILVA di Taranto era a rischio di chiusura per incompatibilità ambientale. Con un solo anno di Commissariamento non si poteva certo risolvere una simile crisi, ma oggi la situazione è sostanzialmente migliorata”. Così si è espresso Edo Ronchi , durante la presentazione del Dossier “Il risanamento ambientale dell’ILVA  dopo un anno di commissariamento”, sottolineando che l’ILVA  un’azienda con interventi tutti definiti, progettati e in parte realizzati”, definendo “consistente” la riduzione dei suoi impatti sull’ambiente, “a partire dalla qualità dell’aria nella città di Taranto, rientrata, per tutti i parametri, nella norma”.

Molte prescrizioni ambientali sono state attuate, tutte quelle prescritte sono state avviate, in particolare per le polveri sottilii dati sono fra i migliori delle città italiane,  e  il benzo(a)pirene si è ridotto di 10 volte arrivando a 0,18 nanogrammi/ m3 (l’obiettivo di qualità di legge è 1).

Questo è quanto emerge dal dossier, che analizza le cose fatte e quanto c’è ancora da fare e la qualità dell’aria rilevata dall’ARPA pugliese, presentato da Ronchi.

A un anno dalla nomina a sub-commissario (il mandato è scaduto il 4 giugno 2014) Ronchi, per quel che riguarda il futuro del grande siderurgico tarantino, punta dritto a due conditio sine qua non: "al fine di procedere con interventi e accelerare il processo di risanamento" serve sia "un commissario ambientale con poteri di intervento", sia rendere "effettive" risorse per almeno 800 milioni: una disponibilità finanziaria per il prossimo anno di commissariamento di almeno 550 milioni per il 2014 e di altri 250 milioni fino a giugno 2015, dedicati agli interventi prescritti in materia ambientale.

“Mi sono battuto per un anno – ha concluso Ronchi- con spirito di servizio, per far fronte a innumerevoli difficoltà, in una delle realtà industriali più complesse del Paese, trovata in una crisi profonda. Con la pubblicazione in gazzetta del DPCM con il Piano ambientale, si è entrati in una fase nuova”. 
Secondo l'ex sub commissario sarebbe necessaria una "modifica della Legge n°6 (di febbraio 2014, u
n provvedimento che tratta non solo della Terra dei Fuochi, ma anche di Ilva e di dissesto idrogeologico, ndr), un intervento legislativo per togliere da quel testo che è possibile sbloccare le risorse sequestrate, previa approvazione del Piano industriale. Questo perché "il Piano industriale è oggetto di trattative con i nuovi soci e la mia opinione è che quel Piano sia poco utile".

 

Pubblicato in Ambiente

Informazioni aggiuntive