Sempre più spesso in supermercati e negozi vari si incontrano espositori, scaffali o interi reparti dedicati al cibo e ai prodotti “biologici”. Fino a poco tempo “bio” era sinonimo di naturale, si, ma anche deperibile, pregiato... e costoso. Oggi però si sta facendo strada la convinzione che “biologico”, ovvero prodotto senza pesticidi, fertilizzanti e altri prodotti chimici sintetici, sia anche sinonimo di migliore per la salute, sostenibile per l'ambiente e quasi altrettanto economico. Ben 65.000 imprese italiane sono impegnate in questo settore. Circa un milione e 800.000 ettari del suolo agricolo nazionale sono, già oggi, destinati a coltivazioni biologiche. Eppure l'agricoltura più verde soffre la concorrenza sleale di quella, cosiddetta, convenzionale.

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Secondo l’ultimo rapporto FAO le persone che nel mondo soffrono la fame sono salite a 821 milioni, una persona su nove. Una cifra preoccupante che conferma l’inversione di tendenza che su questo fronte si era già registrata lo scorso anno. 
Guerre e cambiamenti climatici contribuiscono in maniera profonda a questa situazione, ma allo stesso tempo viene da pensare se non sia il caso di interrogarci sulle nostre modalità di produzione e se in generale l’agricoltura sia in grado di sostenere la crescita della popolazione mondiale.

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