Quando si parla di conservazione del territorio, di biodiversità, non sempre si pensa a quanto sia forte la relazione tra questi argomenti e la nostra quotidianità. Anche a tavola. Secondo dati Coldiretti, nel secolo scorso nel nostro paese erano presenti 8.000 varietà di frutta; oggi ne rimangono 2.000 e di queste ben 1.500 sarebbero a rischio. Un patrimonio enorme perso a causa dell’industrializzazione dell’agricoltura, della mala gestione del territorio e delle dinamiche economiche globali. Una perdita enorme, tra l'altro, si può estendere all’intero sistema agricolo, dagli ortaggi ai cereali, dagli ulivi, ai vigneti, agli allevamenti.

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L'agricoltura ha bisogno d'acqua. Ma in mondo in cui la popolazione è in continuo aumento, le riserve dei ghiacciai sono in diminuzione, e la temperatura media cresce oltre i limiti di guardia, gli agricoltori del prossimo futuro non potranno permettersi di sprecarne neanche una goccia. 
Secondo una stima credibile il 70% di acqua dolce nel mondo è oggi destinata all'irrigazione. Come detto si tratta solo di una stima, per di più a livello globale, la cui precisione probabilmente risente della difficoltà di ricevere dati certi da molte regioni del mondo.

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Sempre più spesso in supermercati e negozi vari si incontrano espositori, scaffali o interi reparti dedicati al cibo e ai prodotti “biologici”. Fino a poco tempo “bio” era sinonimo di naturale, si, ma anche deperibile, pregiato... e costoso. Oggi però si sta facendo strada la convinzione che “biologico”, ovvero prodotto senza pesticidi, fertilizzanti e altri prodotti chimici sintetici, sia anche sinonimo di migliore per la salute, sostenibile per l'ambiente e quasi altrettanto economico. Ben 65.000 imprese italiane sono impegnate in questo settore. Circa un milione e 800.000 ettari del suolo agricolo nazionale sono, già oggi, destinati a coltivazioni biologiche. Eppure l'agricoltura più verde soffre la concorrenza sleale di quella, cosiddetta, convenzionale.

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Secondo l’ultimo rapporto FAO le persone che nel mondo soffrono la fame sono salite a 821 milioni, una persona su nove. Una cifra preoccupante che conferma l’inversione di tendenza che su questo fronte si era già registrata lo scorso anno. 
Guerre e cambiamenti climatici contribuiscono in maniera profonda a questa situazione, ma allo stesso tempo viene da pensare se non sia il caso di interrogarci sulle nostre modalità di produzione e se in generale l’agricoltura sia in grado di sostenere la crescita della popolazione mondiale.

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In una recente puntata di “A conti fatti”, rubrica radiofonica di Economia Cristiana.it, trasmessa da Radio Vaticana Italia, abbiamo raccolto l'allarme del presidente dell'Associazione Romeni in Italia sulle condizioni dei suoi connazionali nelle campagne del sud: costretti a lavorare e vivere in condizioni disumane e, nel caso di molte donne, sottoposti a molestie e vere e proprie violenze sessuali. Per approfondire l'argomento e dare la dimensione del fenomeno dello sfruttamento della manodopera agricola, non solo straniera, abbiamo intervistato Giorgia Ceccarelli, responsabile delle politiche per la sicurezza alimentare dell'associazione OXFAM Italia; autrice di un eloquente studio intitolato "Sfruttati. Povertà e disuguaglianza nelle filiere agricole in Italia".

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"Le falde acquifere in molti luoghi sono minacciate dall’inquinamento che producono alcune attività estrattive, agricole e industriali, soprattutto in Paesi dove mancano una regolamentazione e dei controlli sufficienti."

Queste parole sono scritte nell'enciclica Laudato Si' che il Papa ha diffuso tre anni fa. Francesco si riferiva in particolare ai paesi poveri o in guerra, che hanno scarsità d'acqua e dove maggiore è il pericolo di inquinamento di questo elemento indispensabile. Purtroppo però anche in Italia, dove non ci sono guerre e i controlli dovrebbero essere capillari, sono state rilevate sostanze nocive nel 67% delle acque di superficie e nell'33% di quelle sotterranee. Lo rivela il rapporto nazionale "Pesticidi nelle acque" pubblicato dall'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. Ne abbiamo parlato con chi ha coordinato e redatto questo rapporto: Pietro Paris, responsabile della Sezione Sostanze Pericolose dell'ISPRA, intervistato nella trasmissione “A conti fatti” trasmessa da Radio Vaticana Italia in occasione della Giornata Mondiale dell'Ambiente.

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Un terzo dei suoli del pianeta è degradato a causa dell’inquinamento con ripercussioni importanti sull’equilibrio degli ambienti naturali, sulla sicurezza alimentare e sulla salute umana. È una questione su cui è molto attiva la FAO che a inizio Maggio ha radunato in un simposio internazionale sul tema i massimi esperti del settore.
“A Conti Fatti” rubrica a cura di Economia Cristiana trasmessa da Radio Vaticana Italia ha invitato a parlarne Ronald Vargas, responsabile Suolo e Acqua della FAO e segretario della Global Soil Partnership.

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“Siamo quello che mangiamo”.
Questa espressione del filosofo Ludwig Feuerbach (Foierbach) basta a ricordare quanto sia importante per la nostra salute la qualità e la salubrità del cibo di cui ci nutriamo.
Allo stesso modo potremmo dire che "un prodotto è il modo in cui è coltivato”; qualità del terreno, dell’acqua, delle tecniche di coltivazione incidono in maniera determinante sul prodotto finale ed è per questo che non possiamo meravigliarci se tante persone durante l’emergenza “Terra dei Fuochi” abbiano rinunciato all’acquisto del cibo proveniente da quelle zone con importanti ripercussioni su tutto il settore agricolo campano.
Ne parla su “A Conti Fatti”, rubrica a cura di Economia Cristiana trasmessa da Radio Vaticana Italia, il Presidente di Coldiretti Campania e Vicepresidente nazionale Gennarino Masiello.

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Quello della bioeconomia è un settore in continua crescita che vale per il nostro paese oltre 250 miliardi di euro l’anno. Non sempre però è chiaro quali attività rientrino in questo settore e quali politiche si stiano mettendo a punto per incentivarlo.
Per fare un punto della situazione interviene su “A Conti Fatti”, programma a cura della redazione di Economia Cristiana trasmesso da Radio Vaticana Italia Fabio Fava, ordinario di Biotecnologie industriali e ambientali presso la Facoltà  di Ingegneria e Architettura dell'Alma Mater Studiorum-Università  di Bologna e presidente e Rappresentante del Governo italiano nel comitato di programma Bioeconomy di Horizon2020.

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Come è ormai evidente c’è una serie di conseguenze all’innalzamento della temperatura che si ripetono in sempre più aree del pianeta: l’effetto serra causa siccità, o alluvioni, perdita di raccolti e moria di bestiame, conflitti intorno alle fonti d’acqua residue ed esodi di intere popolazioni in fuga dalla fame. La FAO lancia continui allarmi su queste situazioni, caldeggiando programmi di sostegno economico e soprattutto tecnologico per preservare e ottimizzare le risorse idriche dei paesi in via di sviluppo. Ne abbiamo parlato con Eduardo Mansur, direttore della divisione “Acqua e territorio” della FAO.

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