É stato presentato lo scorso 27 febbraio alla presenza del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e di quello della Camera dei Deputati Roberto Fico il rapporto ASviS “La Legge di Bilancio 2019 e lo Sviluppo Sostenibile”.
L’analisi, portata avanti dagli esperti dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, ha letto la recente manovra finanziaria con la lente dell’Agenda 2030 e dei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile che le Nazioni Unite hanno fissato come mete da raggiungere per garantire alle future generazioni un pianeta più sano, un benessere diffuso e una società più equa e giusta. È stata inoltre l’occasione per descrivere il posizionamento attuale del nostro paese su questi Obiettivi.

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“Nelle strategie nazionali di sviluppo economico deve considerarsi prioritaria l’adozione di strumenti normativi efficaci atti a promuovere una sempre maggior diffusione di modelli di sviluppo sostenibili, della Green Economy e dell’economia circolare.” Così è scritto nel contratto di Governo (al punto 4 - Ambiente, Green economy e Rifiuti zero).

Il passaggio da economia lineare (basata su produzione, consumo e smaltimento di un bene) ad economia circolare (basata invece su produzione, consumo, riutilizzo, riparazione, raccolta, riciclo, re-immissione nel ciclo produttivo) è fondamentale nel momento in cui le risorse naturali diventano sempre più preziose, visti i nostri insostenibili ritmi di consumo; basti pensare che in poco più di un secolo la popolazione mondiale è quadruplicata, ma nello stesso intervallo di tempo si stima che il consumo di risorse naturali sia aumentato di ben 12 volte.

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Un’impresa che vuole operare nella società contemporanea ha bisogno di rapporti positivi con tutti con i propri portatori d’interesse, collaboratori, fornitori, comunità e istituzioni locali, e per questo deve agire nei loro confronti con la massima trasparenza e correttezza con una politica aziendale che tenga presente il concetto di sostenibilità e sappia conciliare gli obiettivi economici con quelli sociali e ambientali del territorio di riferimento.

Questa politica virtuosa viene definita responsabilità sociale d’impresa, o Csr, usando l’acronimo inglese, settore su cui negli ultimi anni molte aziende hanno investito, comprendendo il fatto che agire in maniera corretta non è “solo” un obbligo, ma una questione strategica.

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Il nostro sistema produttivo impatta in maniera rilevante sul pianeta, non solo in termini di inquinamento, ma anche per il prelievo  di risorse naturali che è da tempo eccessivo, tanto da non permettere al pianeta di rinnovare tutto quel che viene consumato.
Ridurre il prelievo di risorse naturali sarà  impossibile se non si modificherà il nostro modo di produrre facendo in modo che ciò che una volta veniva considerato rifiuto venga correttamente recuperato e trattato per dar vita ad un nuovo materiale pronto per rientrare nel ciclo di produzione. È la cosiddetta economia circolare, settore continua crescita economica e occupazionale.
Per incentivare questa transizione l'Unione Europea ha varato un pacchetto di normative che entro il 5 luglio 2020 dovranno essere recepite dagli Stati membri. Per capire cosa dovrà cambiare nel nostro Paese all'interno di "A Conti Fatti", rubrica a cura di Economia Cristiana trasmessa da Radio Vaticana, interviene Edo Ronchi,presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e del Circular Economy Network, che recentemente ha lanciato un concorso dedicato alla migliori startup italiane dell’Economia Circolare.

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Le sfide poste alla nostra società dal cambiamento climatico e dal riscaldamento globale, e più in generale dalla necessità di proteggere l’ambiente impongono un importante cambiamento al nostro sistema economico.
Un cambiamento nel tessuto produttivo non potrà non avere conseguenze sul mercato del lavoro e in questo senso i cosiddetti green jobs costituiscono il futuro. 

Ne parla intervenendo all’interno di “A Conti Fatti”, rubrica a cura di Economia Cristiana trasmessa da Radio Vaticana Italia, Catherine Saget, economista al dipartimento della ricerca dell’ILO e autrice principale del rapporto ILO “World Employment and Social Outlook 2018: Greening with Jobs”.

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Cosa c’è dietro un cibo che mangiamo, un abito che indossiamo o un telefonino che acquistiamo?
Qualsiasi prodotto che compriamo, spesso unicamente sulla base della variabile prezzo, è l’ultimo anello di una catena fatta di lavoratori che hanno il diritto di esser pagati e trattati nel giusto modo, di risorse naturali che vanno prelevate dall’ambiente in modo sostenibile e più in generale di una catena di produzione che dovrebbe rispettare degli standard etici.

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Sul fronte del cosiddetto gender salary gap, ossia la differenza retributiva che, a parità di mansioni, esiste tra uomo e donna il nostro paese ha fatto molti passi avanti e anche l’occupazione femminile sta dando segnali incoraggianti, ma sono ancora molte le donne di fatto costrette a scegliere tra lavoro e famiglia.
Interviene su “A Conti Fatti”, rubrica a cura di Economia Cristiana trasmessa da Radio Vaticana Italia, Liliana Ocmin responsabile Donne, Immigrati, Giovani della Cisl.

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Raggiungere l'uguaglianza di genere e aumentare forza, autostima e consapevolezza di tutte le donne e le ragazze.
Recita così il quinto dei 17 obiettivi di Sviluppo Sostenibile che le nazioni unite si sono proposte di raggiungere entro il 2030.
Sono ancora moltissime le donne che in diverse aree del modo vivono in una condizione di sottomissione rispetto all’uomo di fatto ancora istituzionalizzata.

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Secondo molti studi di settore, le famiglie italiane non stanno benissimo dal punto di vista economico, le spese sono molte e la famiglia, soprattutto se con più di un figlio a carico, sta diventando un soggetto sempre più spesso a rischio povertà.
A definire il budget familiare concorre in maniera determinante la spesa per il cosiddetto welfare familiare che secondo uno studio recentemente condotto da Mbs Consulting complessivamente ammonta per le famiglie italiane a circa 109 miliardi di euro, il 6,5% del Pil.
Andrea Rapaccini, presidente di Mbs Consulting, interviene sul tema all’interno di “A Conti Fatti”, rubrica a cura di Economia Cristiana trasmessa da Radio Vaticana Italia.

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L’Italia non è un paese per giovani. Questa parafrasi del titolo di un famoso film dei fratelli Cohen ricorre sempre più spesso nelle analisi e nei commenti sulla situazione sociale del paese.
Effettivamente per una giovane coppia metter su famiglia comprando una casa e mettendo al mondo dei figli è oggi tutt’altro che semplice. Le politiche di aiuto e incentivo alla famiglia latitano con il risultato è che oggi il nostro è praticamente un paese a natalità zero in cui i giovani sono costretti a chiedersi seriamente “posso economicamente permettermi di mettere al mondo un figlio?”.

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