Quando si parla di alternative ai combustibili fossili si nominano di solito i motori elettrici, ibridi, a gas, come il metano o il GPL. A volte si citano i biocombustibili, derivati dalle biomasse; quasi mai l'idrogeno. Questo combustibile, più propriamente “vettore energetico”, è in teoria più pulito degli altri gas perché dallo scappamento esce solo vapore d'acqua. Eppure nel Piano Energia e Clima proposto recentemente dal Governo all'Europa si ipotizza al 2030 soltanto l'1% di contributo dell'idrogeno al settore dei trasporti. Nel 2016 fu varato un Piano Mobilità Idrogeno per l'Italia che per il 2020 prevedeva 20 stazioni di rifornimento sul territorio nazionale; sarebbero salite a circa 200 per il 2025 a servire un parco auto di 27.000 vetture. Nel 2050 secondo questo piano ci dovrebbero essere 5000 stazioni e ben 8 milioni e mezzo di vetture a idrogeno sulle nostre strade: il 20% del totale. Ma di queste auto al momento non c'è traccia.

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Tra i temi più caldi e importanti dell’Agenda 2030 c’è sicuramente quello del cambiamento climatico che rischia, se non contrastato con decisione, di stravolgere intere aree del pianeta.
È necessario ridurre più che drasticamente le emissioni di CO2 nell’atmosfera e questo comporta l’abbandono dei combustibili fossili e la decarbonizzazione dell’economia.
Su questi argomenti il Governo ha recentemente presentato in Europa il Piano Nazionale Energia e Clima che coinvolgerà importanti comparti del nostro sistema produttivo, non solo quello energetico. Alcuni settori industriali dovranno necessariamente ridefinirsi e riarrestarsi. Questo processo può essere un problema, ma anche una grandissima opportunità per il paese, se sapremo prepararci.

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Martedì, 05 Febbraio 2019 12:45

Puntata del 05/02/2019

Nella puntata di "A Conti Fatti" del 5 febbraio si parla di Energia e sostenibilità.

Intervengono:

  • Andrea Barbabella, Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile

  • Ilaria Bertini, Dipartimento Unità Efficienza Energetica ENEA

  • Davide Zanoni, presidente di ènostra

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Per ridurre le emissioni di CO2 e degli altri gas climalteranti nell’atmosfera occorrerà da una parte cambiare rapidamente il nostro modo di produrre energia, eliminando i combustibili fossili per fonti energetiche pulite e rinnovabili.
Dall’altra parte è però anche indispensabile ridurre la nostra domanda di energia e questo vuol dire rendere più efficienti il settore industriale, quello dei trasporti e quello agricolo, ma anche tutti i gli edifici che in moltissimi casi potrebbero, anche con interventi contenuti, diventare molto più efficienti per un risparmio che non risulterebbe “solo” nel conto delle emissioni di CO2, ma anche nelle bollette del gas e dell’energia elettrica.

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Martedì, 08 Gennaio 2019 12:45

Puntata del 08/01/2019

Nella puntata di "A Conti Fatti" dell'8 gennaio si parla di mare e sostenibilità.

Intervengono:

  • Massimo Gennaretti, vicedirettore per la ricerca del Dipartimento di Ingegneria dell'Università Roma Tre

  • Marco Mastrorilli, naturalista e divulgatore

  • Isabella Resca , responsabile comunicazione Marine Stewardship Council Italia 

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Secondo l’IPCC, il panel intergovernativo sui cambiamenti climatici, per contenere il riscaldamento globale entro 1,5° rispetto ai livelli preindustriali e scongiurare così effetti che potrebbero essere devastanti per l’equilibrio del pianeta sarà necessario entro il 2030 dimezzare le emissioni di CO2 rispetto al 2010 per azzerarle completamente entro il 2050.

Si tratta in sostanza di decarbonizzare l’economia, passando da un sistema produttivo basato sui combustibili fossili, in particolare il petrolio, a processi basati sulle energie rinnovabili. E per farlo sono rimasti pochissimi anni.
Se ne è parlato anche al convegno “Accordo di Parigi: quali prospettive di fronte all’aggravamento della crisi climatica”, organizzato dal Kyoto Club il cui direttore scientifico, Gianni Silvestrini, interviene all’interno di “A Conti Fatti”, trasmissione a cura di Economia Cristiana trasmessa da Radio Vaticana Italia.

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L'efficienza energetica è quel principio per cui si installano infissi con i doppi vetri alle finestre degli appartamenti o si coibentano solai e pareti di interi palazzi: ambienti ben isolati fanno risparmiare energia, e dunque denaro, per riscaldarli o raffreddarli. ENEA ha appena pubblicato il settimo Rapporto Annuale sull'Efficienza Energetica in Italia, con dei dati bene auguranti.
Nel 2017 gli italiani, convinti anche da bonus e incentivi vari, hanno speso 3,7 miliardi di euro per interventi di riqualificazione energetica. Negli ultimi sei anni questi interventi hanno fatto risparmiare al Paese circa due miliardi e mezzo di importazioni di combustibili dall'estero e, forse più importante, 19 milioni di tonnellate di anidride carbonica che grazie ai minori consumi non sono state disperse nell'atmosfera.
Per approfondire l'argomento “A conti fatti”, rubrica radiofonica di EconomiaCristiana.it trasmessa da Radio Vaticana Italia, ha intervistato Alessandro Federici, responsabile per ENEA del monitoraggio delle politiche di efficienza energetica.

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Nel 2015 il nostro paese ha sottoscritto l’Agenda 2030, impegnandosi per il raggiungimento di 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. Tra questi il numero 7 parla di energia pulita e accessibile a tutti. Sempre nel 2015 abbiamo partecipato alla COP21 di Parigi, sottoscrivendo pochi mesi dopo l’Accordo Globale sul Clima che ne è scaturito e impegnandoci a ridurre le emissioni di CO2 in atmosfera per contenere il riscaldamento globale.

Conditio sine qua non per il mantenimento di tutti questi impegni è la transizione da fonti energetiche fossili, come il petrolio, a fonti di energia rinnovabile, come il sole, l’acqua e il vento.  Su queste fonti energetiche recentemente l’Unione Europea ha deciso di alzare l’asticella del suo impegno.

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Con il referendum del 1987 gli italiani votarono l’abrogazione di alcune norme necessarie alla costruzione di centrali nucleari, mettendo di fatto la parola fine allo sfruttamento dell’energia nucleare nel paese. A quella data però operavano, ed esistono tuttora, quattro centrali e una serie di depositi nucleari che, negli anni hanno accumulato scorie radioattive. Scorie che continuano ad essere prodotte da processi industriali, attività di ricerca e di medicina nucleare. Una direttiva europea del 2011 impone agli stati membri la costruzione di un deposito unico, da posizionare sul proprio territorio, che raccolga e metta in sicurezza tutti questi rifiuti, altamente pericolosi per l’ambiente e la salute. Lo stato italiano ha creato una S.P.A. pubblica, SOGIN, per gestire la dismissione delle centrali italiane, e per localizzare, progettare, realizzare e gestire il Deposito Nazionale. Ne abbiamo parlato in “A Conti Fatti”, rubrica di EconomiaCristiana.it trasmessa da Radio Vaticana Italia, con Fabio Chiaravalli, direttore della funzione Deposito Nazionale e Parco Tecnologico di Sogin.

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Le strategie energetiche non sono soltanto una questione politica ma coinvolgono e sono influenzate anche dall'economia globale e dagli interessi nazionali. In un recente convegno a Milano si è discusso di "clima ed energia negli scenari globali in cambiamento", con particolare riferimento alle possibili conseguenze dell'abbandono degli Accordi di Parigi annunciato dal nuovo Presidente degli Stati Uniti. 
Di strategie energetiche e soluzioni sostenibili ha parlato l'economista Alessandro Lanza, docente dell'Università LUISS di Roma, consigliere d'amministrazione di Enea, e membro del Comitato Scientifico della Fondazione Centro Futuro Sostenibile, in "A Conti Fatti", rubrica radiofonica di EconomiaCristiana.it trasmessa da Radio Vaticana Italia 105.0.

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