Economia

Economia (262)

Il periodo delle feste natalizie è caratterizzato da sempre, in Italia, da un boom dell’economia, e in particolare del commercio. Anche per quest’anno sono previsti aumenti negli acquisti di beni e servizi che, comparati agli anni scorsi, fanno pensare a una definitiva uscita dal lungo periodo di crisi. Cresce ad esempio del 4,4% il budget destinato dalle famiglie per cenoni, regali e viaggi: una cifra che in media supera i 500 euro; e cresce anche, del 16%, la quota dello shopping online. Non bisogna dimenticare però che troppe famiglie sono ancora in piena crisi, ed infatti circa un italiano su cinque ha dichiarato  che non farà regali quest’anno. Se ne è parlato in “A conti fatti”, rubrica radiofonica di EconomiaCristiana.it trasmessa da Radio Vaticana Italia, con Lorenzo Bazzana, responsabile economico di Coldiretti.

Martedì, 19 Dicembre 2017 14:55

Facebook pagherà le tasse in Italia

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Finalmente la svolta: Facebook pagherà le tasse in Italia. La società di Mark Zuckerberg ha deciso di contabilizzare i ricavi di tutti i Paesi europei dove opera, dove sono stati realizzati e non più tutti a Dublino, come invece avviene finora. A renderlo noto Dave Wehner, Chief Financial Officer di Facebook, nella newsroom (sezione notizie) del social network. "Questo fornirà maggiore trasparenza ai governi e ai policy makers che nel mondo hanno chiesto una maggiore visibilità sui ricavi legati alle vendite locali", ha spiegato Wehner. Grande la soddisfazione del ministero dell'Economia. La decisione del colosso statunitense è stata spinta dalla Ue, che ha deciso di non farsi più sfuggire un’occasione così ghiotta per le casse dei suoi Stati membri. La notizia è apparsa nella newsroom della stessa Facebook a pochi giorni di distanza dall’annuncio dell’accordo siglato tra l’Irlanda e Apple per avviare il pagamento dei 13 miliardi di dollari di tasse non versate come richiesto dall’Ue.

L’Italia è in netta ripresa: l'export, l'industria manifatturiera, e il turismo vanno a gonfie vele. Allora perché gli italiani continuano a essere pessimisti circa il futuro? la fonte del disagio appare essere il blocco della mobilità sociale. Nonostante il recente trend positivo certificato dall’Istat, che rileva come il Pil italiano nel terzo trimestre del 2017 sia aumentato dello 0,5% rispetto al trimestre precedente e dell’1,8% su base annua, a quanto pare a crescere è anche il rancore che si traduce in sentimenti negativi nei confronti dell'immigrazione (questo per il 59% degli italiani). 
Secondo l’analisi del Censis - nel suo 51esimo Rapporto sulla situazione sociale del Paese - "persistono trascinamenti inerziali da maneggiare con cura: il rimpicciolimento demografico del Paese, la povertà del capitale umano immigrato, la polarizzazione dell’occupazione che penalizza l’ex ceto medio". In particolare, secondo l'istituto di ricerca "non si è distribuito il dividendo sociale della ripresa economica e per questo il blocco della mobilità sociale finisce per creare rancore". Un fenomeno questo, si legge ancora nel Rapporto, che nella nostra società "è di scena da tempo, con esibizioni di volta in volta indirizzate verso l’alto, attraverso i veementi toni dell’antipolitica, o verso il basso, a caccia di indifesi e marginali capri espiatori, dagli homeless ai rifugiati. È un sentimento che nasce da una condizione strutturale di blocco della mobilità sociale, che nella crisi ha coinvolto pesantemente anche il ceto medio, oltre ai gruppi collocati nella parte più bassa della piramide sociale".
Il ceto medio - si evince dall'analisi del Censis - ha paura di finire in povertà e la stessa cosa pensano le fasce più deboli, che temono di diventare ancora più povere. Il problema per gli italiani è dunque il declassamento sociale: l’87,3% degli appartenenti al ceto popolare, infatti, pensa che sia difficile salire nella scala sociale, così come l’83,5% del ceto medio e il 71,4% del ceto benestante. Al contrario, però, pensano che sia facile scivolare in basso il 71,5% del ceto popolare, il 65,4% del ceto medio, il 62,1% dei più abbienti. E l’immigrazione evoca sentimenti negativi nel 59% degli italiani. Il che aumenta in modo preoccupante quando si scende nella scala sociale: 72% tra le casalinghe, 71% tra i disoccupati, 63% tra gli operai. 
Giovedì, 30 Novembre 2017 19:17

Da domani arriva il Rei per 500 famiglie

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Da domani, 1° dicembre, sarà possibile fare domanda per il "Reddito di inclusione". Il Rei che oggi ha un valore complessivo di 1,7 miliardi di euro - spiega il quotidiano La Stampa - è un beneficio che inizialmente riguarderà le famiglie con minori, disabili, donne in gravidanza a quattro mesi dal parto e gli over 55 disoccupati. La misura riguarderà per ora 500 mila famiglie per un totale di 1,8 milioni di persone e avrà un tetto di 485 euro al mese – 5 mila e 800 l’anno – nel caso di famiglie in difficoltà con almeno cinque componenti (solo 187,5 euro invece per una persona sola).
La misura viene riconosciuta a nuclei con un Isee non superiore a 6 mila euro e un valore patrimoniale (diverso però dall’abitazione) non superiore ai 20 mila euro. È inoltre necessario risiedere in via continuativa in Italia da almeno due anni, e possono richiederlo cittadini europei o extra Ue con permesso di lungo soggiorno. Le domande potranno essere presentate da inizio dicembre ai Comuni, che invieranno le informazioni all’Inps entro 15 giorni. Una volta controllati i requisiti, l’istituto di previdenza potrà o meno riconoscere il diritto al reddito.
Il reddito di inclusione, inoltre, può durare al massimo 18 mesi ed è necessario che trascorrano almeno sei mesi dall’ultima erogazione prima di poterlo chiedere per una seconda volta. Chi avrà diritto al beneficio riceverà - spiega ancora La Stampa - una carta di pagamento delle Poste – la Carta Rei – simile ad una prepagata su cui viene caricata l’ intera somma. Potrà essere usata anche per fare prelievi in contante, ma solo per la metà dell’ importo: una novità quest’ ultima, visto che finora era previsto l’ uso solo per acquisti in supermercati o farmacie.
Non sarà però assistenzialismo. Infatti è stato introdotto per i beneficiari l’obbligo di seguire dei progetti personalizzati, per superare la condizioni di povertà e tentare di reinserire nella società e nel mondo del lavoro i più poveri. Inoltre, il beneficio verrà dimezzato o anche sospeso se i componenti della famiglia sostenuta dal Rei non si presentano alle convocazioni nei Comuni di residenza.
Mercoledì, 29 Novembre 2017 11:04

Pensioni. La proposta del governo divide i sindacati

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Una esenzione dall’innalzamento previsto per il 2019 del requisito anagrafico per la pensione di vecchiaia e del requisito contributivo per la pensione anticipata per le 11 categorie già individuate ai fini dell’Ape sociale e 4 categorie aggiuntive. Questo, in sostanza, quanto prevede  il documento del governo sulle pensioni presentato ai sindacati. Le 11 categorie che potranno beneficiare delle pensioni anticipate ci sono operai dell’industria estrattiva, edilizia e manutenzione edifici; conduttori di gru o di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni; conciatori di pelli e di pellicce; conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante; conduttori di mezzi pesanti e camion; personale delle professioni sanitarie infermieristiche ed ostetriche ospedaliere con lavoro organizzato in turni; addetti all’assistenza personale di persone non autosufficienti; insegnanti della scuola dell’infanzia ed educatori degli asili nido; facchini; personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia; operatori ecologici e altri raccoglitori e separatori di rifiuti. A queste categorie, l’esecutivo ora ne aggiunge altre quattro: operai e braccianti agricoli, marittimi, addetti alla pesca, siderurgici di prima e seconda fusione e lavoratori del vetro addetti ad alte temperature. Il testo precisa che l’esenzione è condizionata allo svolgimento di attività gravose da almeno 7 anni nei 10 precedenti il pensionamento, nonché, al fine degli effetti per il requisito anagrafico, al possesso di un’anzianità contributiva pari ad almeno 30 anni. 

Martedì, 21 Novembre 2017 10:55

Fisco. CGIA: Nei ricorsi 3 volte su 4 vince lo Stato

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Fisco batte contribuente nei contenziosi fiscali. Almeno nei casi registrati in tutte le Commissioni tributarie provinciali del paese nel 2016 dove: nel 45 per cento dei casi ha avuto ragione il fisco, e invece nel 31,5 per cento, ha vinto il contribuente. Lo scarto aumenta - dice l'Ufficio studi della CGIA - quando il risultato è riferito al valore economico del giudizio: sempre nel 2016, gli importi delle sentenze a favore del fisco sono stati pari al 48,1 per cento, mentre la percentuale di vittoria ad appannaggio del contribuente si è fermata al 23,4. Anche in Commissione tributaria regionale si registrano più o meno gli stessi differenziali sempre a vantaggio degli uffici del fisco. Si deve però considerare che fare valere le proprie ragioni nei confronti del fisco, ricorrendo alla giustizia tributaria ha un costo, non solo in termini di tempo, ma anche di denaro; le cifre che si deve sobbarcare il contribuente variano di molto in relazione alla complessità e al valore della pratica e sono dell’ordine delle migliaia di euro. Si consideri poi che il ricorso non evita il versamento, anche se parziale, di quanto richiesto dal fisco: ad esempio a fronte di un avviso di accertamento è prevista la riscossione di 1/3 delle imposte contestate, mentre prima di ricorrere in secondo grado (in caso di sentenza avversa al contribuente in primo grado) si deve versare 2/3 degli importi dovuti a titolo di imposta ed interessi (al netto di quanto già versato).

Per salvare il pianeta è necessario un cambiamento radicale, non solo nello stile di vita di tutti i cittadini, ma nell’intero sistema economico e produttivo. Razionalizzare l’uso delle materie prime, contenere gli scarti e facilitare la riutilizzabilità dei materiali, ridurre le emissioni di gas nocivi nell’atmosfera devono diventare i pilastri su cu costruire uno sviluppo sostenibile.
La green economy e l’economia circolare sono il futuro e, se la politica non sempre lancia segnali incoraggianti per il loro sviluppo, il mondo delle imprese ha già da diversi anni intrapreso un cammino importante.

La regola d’oro dell’economia circolare è che ogni rifiuto può essere convertito in risorsa: gli scarti vengono raccolti, trattati e messi di nuovo nei cicli di produzione come nuove materie prime. Il riutilizzo di materiali come legno, carta, plastica e vetro, permette di risparmiare sui costi di produzione e di impattare meno sull’ambiente evitando l’estrazione di nuove materie prime. I vantaggi, economici ed ambientali, sono ancora più evidenti per gli oli minerali, quelli utilizzati per la lubrificazione dei macchinari. In Italia se ne occupa il CONOU, Consorzio Nazionale per la gestione, raccolta e trattamento degli Oli minerali Usati, in occasione della fiera Ecomondo, ha presentato un rapporto sulla situazione nazionale. “A Conti Fatti” ha intervistato il presidente Paolo Tomasi.

La Russia punta sul formaggio e per questo Mosca lancia un piano per la produzione che le permetterà secondo le prospettive più rosee di divenire il distretto caseario più specializzato nella produzione di formaggi "simili" a quelli tradizionali italiani (per questo si punta a una partnership con il nostro paese), oltre che il secondo più vsto in termini di grandezza nel panorama russo. 
L'investimento per la realizzazione dell'ambizioso progetto sarà pari a 5 miliardi di rubli (75 milioni di euro) che saranno spesi - come scrive Il Sole 24 Ore - interamente dal governo della regione di Mosca. La presentazione ufficiale sarà fatta dal ministro dell'Agricoltura russo Aleksandr Tkacev, nel corso dell’edizione 2017 dell’International Agricultural Dairy Forum, in programma a Mosca l'8 e 9 novembre. Il ministro ha inoltre già annunciato che il "parmigiano nazionale russo sarà lanciato sul mercato interno fra tre anni".
Il luogo dove sorgerà l'impero del formaggio è il "Dmitrovsky District" (12 km a nord di Mosca), di sette stabilimenti caseari per una superficie complessiva di 17 ettari e una potenzialità produttiva annua di 12mila tonnellate di formaggi di qualità. Qui sorgeranno nuovi e moderni allevamenti, stabilimenti ad alta tecnologia per la lavorazione del latte, magazzini di stoccaggio. Ma a metterci il know-how dovrebbero essere le imprese casearie italiane, invitate dalle istituzioni russe per sviluppare partnership finalizzate alla produzione di quei formaggi per i consumatori russi. Secondo il progetto russo, infatti, l'area dovrebbe essere in grado di ospitare 7-9 siti produttivi medio-grandi. I tempi? L'area industriale sarà pronta entro fine 2018. In pratica, tra un anno.
"Quello nel Dmitrovsky District - ha detto Giuseppe Ambrosi, presidente di Assolatte - è uno dei progetti più ambiziosi varati dalle autorità russe per sviluppare l'industria lattiero-casearia e sopperire, così, ai pesanti effetti causati dall’embargo sull'importazione di formaggi dalla Ue. Il loro obiettivo di medio periodo - ha concluso Ambrosi - è quello dell'autosufficienza. Ma, nonostante questa crescita dei volumi, continua a mancare l'expertise per ottenere una produzione casearia di alta qualità".
Un carico fiscale che premia ancora una volta medie e grandi imprese a discapito delle piccole attività che dovranno attendere ancora un anno. L'Uffico studi della CGIA fa saper e che se il taglio dell’Ires (Imposta sui redditi delle società di capitali) consente alle società di risparmiare 3,9 miliardi di euro di tasse all’anno, alle piccole e micro imprese, invece, lo slittamento dell'introduzione dell'Iri (Imposta sui redditi) non consentirà di risparmiare almeno 1,2 miliardi di euro di tasse all'anno.
L'idea di tagliare le imposte sui redditi a tutte le imprese, voluta fortissimamente dal governo Renzi, è andata in porto solo in piccola parte: ad essere interessate alla contrazione dell'Ires, infatti, sono state poco meno di 630 mila attività, che costituiscono solo il 13 per cento circa del totale delle aziende presenti nel Paese.
"Pur riconoscendo che, rispetto a qualche decennio fa, tra le società di capitali troviamo anche le piccole imprese - dice il coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA, Paolo Zabeo – è indubbio che il taglio dell'Ires ha avvantaggiato soprattutto le grandi, in particolar modo quelle appartenenti al settore energetico e a quello minerario. E sebbene la riduzione dell'Ires sia stata in parte bilanciata dall'attenuazione degli effetti positivi dell'Ace, ancora una volta si è prestata attenzione solo alle istanze sollevate dalle imprese di maggiore dimensione".

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