Giornata Mondiale del Migrante: da una cultura dello scarto ad una cultura dell’incontro

Scritto da   Domenica, 19 Gennaio 2014 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Mons. Giancarlo Perego, Direttore Generale della Fondazione Migrantes, è intervenuto su "A Conti Fatti", programma realizzato dalla redazione di economiacristiana.it e trasmesso dal canale italiano della Radio Vaticana

 

Monsignore, il 19 gennaio la Chiesa ricorda gli immigrati attraverso la giornata mondiale del migrante e del rifugiato. Si accendono in questo modo i riflettori su una questione davvero importante, ma non può fermarsi tutto qui. Cosa sta facendo la chiesa per gli immigrati?

L'azione della Chiesa per quanto riguarda il mondo dell'immigrazione va in tre direzioni: la prima è sicuramente quella della conoscenza. Da 23 anni Caritas, insieme a Migrantes, realizza il “rapporto immigrazione”, rapporto che quest'anno sarà presentato alla stampa il 30 gennaio. Attraverso questo rapporto si vogliono superare pregiudizi e i luoghi comuni intorno a questo tema, ampliando la conoscenza verso questa realtà. Il secondo lavoro importante è quello della evangelizzazione, cioè dell'accompagnamento spirituale di questi migranti. Dei 5milioni di immigrati in Italia, infatti, un milione sono cattolici. Sono persone che hanno bisogno di un luogo di incontro, di un sacerdote che li accompagni. In Italia sono presenti 750 comunità etniche e ci sono 1500 sacerdoti che dalle diverse parti del mondo seguono questi fedeli. Ugualmente importante è che l'evangelizzazione rinnovi un dialogo ecumenico, un dialogo interreligioso, con persone che provengono da esperienze religiose diverse: si tratta di 1,5 milione di islamici, 1,5 milione di ortodossi, centomila induisti e così via. La terza direzione riguarda la promozione della persona, o meglio della tutela della dignità della persona migrante: questa si attua attraverso azioni, servizi, denunce di situazioni che tante volte non vedono i migranti tutelati nei loro diritti fondamentali. Ma anche attraverso un'azione nei confronti delle istituzioni affinché venga rinnovata una legislazione che non aiuta ad accompagnare sia sul piano sociale che dell'integrazione i migranti del nostro Paese.
 

Papa Francesco ha affermato che “il mondo può migliorare solo se si è capaci di passare da una cultura dello scarto ad una cultura dell’incontro e dell’accoglienza”. Obiettivo sicuramente ambizioso, ma come raggiungerlo in una società come la nostra sospettosa dell’immigrato?

Ce lo dice lo stesso Papa Francesco nel messaggio: bisogna cambiare l'alfabeto dell'immigrazione sostituendo alle parole paura, non attenzione alle differenze, discriminazione e pregiudizio, parole come accoglienza, ospitalità, tutela dei diritti delle persone, tutela e riconoscimento delle differenze. Questi cento anni di giornate mondiali dei migranti diventano, quindi, un cammino per “alfabetizzare” non solo le nostre comunità ma anche la società civile attorno a questi temi, importanti per costruire un mondo migliore.
 

Parlando di immigrazione, viene subito alla mente Lampedusa e la tragedia dei 366 morti nel naufragio dello scorso 3 ottobre. Secondo lei una maggiore cooperazione internazionale avrebbe evitato questa carneficina? E soprattutto non sarebbe anche necessario un testo unico a livello comunitario sull’immigrazione?

Lampedusa rimane, come ha detto Papa Francesco, una vergogna per l'Italia, per l'Europa e per il mondo. Non solo per i morti, ma per l’indebolimento che, nel corso degli anni, ha avuto la cooperazione internazionale. Una cooperazione che, usata tante volte per interessi di grandi multinazionali, si è andata indebolendo sempre di più, nonostante gli inviti, a partire dalla Populorum Progressio di Paolo VI, a rafforzarla insieme alla responsabilità di tutti. Ritornare a investire in cooperazione significa, prima di tutto, tutelare il diritto di ogni persona a rimanere nel proprio Paese e a costruirsi una propria vita nella propria terra. Questo è un appello forte che Papa Francesco fa anche nel messaggio della Giornata Mondiale del Migrante di quest'anno.
 

Nel documento “Accogliere Cristo nei rifugiati e nelle persone forzatamente sradicate” del Pontificio Consiglio per i Migranti e gli Itineranti, la Chiesa affronta il delicato tema dell’immigrazione forzata affermando la necessità di una sinergia tra i vari governi per limitare questo fenomeno, ma è sufficiente?

Lavorare per arrestare la tratta dello sfruttamento lavorativo, adoperarsi di fronte al crescente numero di rifugiati richiedenti asilo e operare, inoltre, perché ci sia una maggiore tutela di questo mondo di ultimi all'interno di un nostro mondo, credo siano gli obiettivi importanti a cui mira questo documento del Pontificio Consiglio. Si può ottenere questo, cambiando anche la legislazione, creando nuovi strumenti di controllo e di tutela, anche sul piano europeo. Una legislazione unitaria sull'immigrazione, come anche sull’asilo, può essere uno strumento importante per riuscire effettivamente a controllare e a limitare una serie di fenomeni, quali lo sfruttamento sessuale e lavorativo, accompagnando allo stesso tempo queste persone a una vita migliore.

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