A Roma il centro di primissima accoglienza per minori stranieri non accompagnati

Scritto da   Domenica, 26 Gennaio 2014 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Rita Cutini, Assessore alle politiche sociali del comune di Roma, è intervenuta su "A Conti Fatti", programma realizzato dalla redazione di economiacristiana.it e trasmesso dal canale italiano della Radio Vaticana

Assessore, uno degli aspetti dell’immigrazione, è quella dei minori non accompagnati. Dati del Comitato Minori Stranieri riferiscono che Roma è la città che registra il più elevato numero di minori non accompagnati, con ben 2000 unità censite al 31 dicembre 2011. Roma cosa ha fatto per questi giovanissimi fin ad ora e soprattutto lei che si è da qualche mese insediata cosa intende fare?

A settembre 2013 risultavano accolti a Roma 2137 ragazzi. Una presenza sul nostro territorio molto importante, se paragonata ad altre realtà cittadine, e che nel corso del tempo è aumentata in maniera considerevole. Sono giovani, giovanissimi, minorenni, presenti sul nostro territorio ma che non hanno una figura adulta di riferimento. Come Assessore mi sono occupata fin da subito con grande attenzione di questa tematica, lavorando in modo particolare a un progetto: dotare la città di Roma di un centro di primissima accoglienza dedicato a questi giovani. Tutti i minori non accompagnati che si trovano sul nostro territorio, possono essere condotti in questo centro dove possono trovare competenza, professionalità, accoglienza adeguata e anche tutte quelle risposte di carattere amministrativo. Tutto questo in un ambiente pensato per la loro giovane età. Questo progetto è già in una fase avanzata perché la Giunta ha emanato a riguardo una delibera alla fine dello scorso anno ed è già partito il bando di concorso per poter iniziare i lavori. Centro che è organizzato in collaborazione con le associazioni che si occupano di questa tematica, con il tribunale dei minori, con il giudice tutelare e con le forze dell'ordine.

 

Parlando proprio del Centro di primissima accoglienza, quali sono le differenze con gli altri centri già esistenti?

La differenza è sostanziale. Il giovane solitamente viene registrato in una qualsiasi parte della città e da quel momento inizia per lui un percorso faticoso: le forze dell'ordine lo portano prima di tutto in un ospedale, poi avviene l'accertamento dell'età a cui fa seguito l'identificazione. Infine viene portato in questura e solo in un momento successivo c'è la vera e propria accoglienza. Noi vorremmo invece fare il contrario: vorremo che il momento dell’accoglienza avvenga subito, facendo in modo che tutte queste procedure possano essere fatte in un unico ambiente tutelante per il giovane. Con l’obiettivo di iniziare fin da subito un percorso per un suo inserimento o in una struttura adatta alla sua età, o presso un famigliare presente sul territorio nazionale. Un percorso che sappia  mettere  al centro il minore attraverso una progettualità mirata su di lui.

 

Il ministro Kyenge in una recente dichiarazione ha affermato che “è necessario abbandonare la logica emergenziale e pensare in termini di sistema ed adottare politiche di integrazione e globali concrete". Lei cosa ne pensa? E soprattutto come pensa si possa poi concretizzare?

Mi trovo completamente d'accordo con questa affermazione della Kyenge. È l'obiettivo dichiarato anche della nostra iniziativa: bisogna uscire da un approccio emergenziale,  di chi non riesce a governare quello che sta accadendo, e introdurre delle azioni di sistema. Il centro di primissima accoglienza è proprio un'azione di sistema, che rifugge l'approccio emergenziale e cerca di preparare la città ad un'accoglienza adeguata.

 

Le Associazioni territoriali di volontariato possono essere un punto di forza non indifferente nella gestione di questo fenomeno. Il comune di Roma come ha deciso di valorizzare questa enorme risorsa? Le associazioni di volontariato, che sono il tessuto della solidarietà della nostra città,  non solo operano dei cambiamenti importanti proprio nell'aumentare questo capitale di solidarietà della nostra città, ma danno idee, progetti,  per migliorare le singole situazioni. L'iniziativa di cui stiamo parlando nasce proprio all'interno di questa comunicazione vitale tra l'amministrazione e le associazioni di volontariato. Una condivisione di idee iniziata proprio dalle prime settimane. 

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