Migrazioni in Italia: un futuro incerto

Scritto da   Domenica, 09 Febbraio 2014 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Da paese di migrazione, l’Italia è diventata la meta principale dei più importanti flussi di immigranti. Ma la crisi in cui versiamo ha aperto una terza fase: si stanno riducendo, infatti, gli arrivi di questo flusso enorme di persone e parallelamente stanno aumentando le partenze dei nostri connazionali verso l’estero. Ad affermarlo Corrado Bonifazi, ricercatore del Consiglio Nazionale delle Ricerche, nel suo libro “L’Italia delle migrazioni”. Abbiamo approfondito l’argomento con l’autore stesso intervenuto su "A Conti Fatti", programma realizzato dalla redazione di economiacristiana.it e trasmesso dal canale italiano della Radio Vaticana

 

 

 

 

Bonifazi, nel suo libro lei descrive le dinamiche dei flussi migratori degli ultimi due secoli nel nostro Paese, da una fase iniziale di paese sostanzialmente di emigrazione fino a diventare meta di immigrazione. Ora la crisi ha aperto una terza fase, ce ne può parlare?

La crisi economica ha rappresentato la conclusione di un periodo tutto sommato straordinario per il nostro Paese: negli ultimi 10/15 anni l'Italia si è infatti trasformata in uno dei principali paesi di immigrazione al mondo, ruolo che forse ha avuto solamente nel '400 e nel '500, negli anni, cioè, di massimo splendore per il nostro Paese. Le dimensioni della popolazione straniera regolare sono cresciute passando in poco più di 10 anni da un milione e 300mila a più di 4 milioni di unità. La crisi, però, ha rappresentato una battuta d'arresto in questo processo e con molta probabilità porterà anche degli effetti strutturali di più lungo periodo. Molto dipenderà da come il nostro Paese riuscirà ad uscire dalla crisi: se riusciremo, cioè, a mantenere le posizioni da un punto di vista economico. Ma questi fattori sicuramente influenzeranno quella che sarà l'evoluzione futura delle migrazioni.
 

Lei nel suo libro, parlava di contrazione degli arrivi. Questa contrazione degli arrivi sta investendo solo il nostro Paese?

No, non ha investito solo l'Italia. Un po' tutti i paesi sviluppati, anche se con forti differenze, hanno risentito di questa contrazione. I paesi più colpiti dalla crisi hanno risentito maggiormente di questo fenomeno: in Spagna e Irlanda ad esempio non solo sono diminuiti gli arrivi, ma addirittura le partenze sono aumentate in modo tale da portare a dei saldi migratori negativi. In Italia questo non si è verificato: il saldo è rimasto positivo, ma si è molto abbassato. Negli ultimi 3/4 anni si è praticamente dimezzato da 400mila unità a 200mila unità.
 

In questo scenario così ridisegnato i paesi in via di sviluppo saranno le nuove mete di queste popolazioni.  Per le economie dei Paesi europei questo non potrebbe rappresentare un duro colpo?     

Bisogna fare una precisazione: non tutti i paesi in via di sviluppo. Quelli che probabilmente diventeranno dei nostri concorrenti sul mercato internazionale del lavoro saranno i paesi che stanno crescendo con più forza e più vivacità in questi ultimi anni: la Cina in primis, ma anche l'India e con molta probabilità anche il Brasile e il Sudafrica. Tra l'altro in questi paesi già sono presenti segni di una immigrazione non solo qualificata, ma anche di più basso livello. E' chiaro che questo porrà dei problemi ai paesi europei soprattutto quelli che, come l'Italia, presentano dal punto di vista demografico una situazione particolarmente deficitaria. Da un punto di vista demografico, quindi, continueremo ad aver bisogno di immigrati, ma subiremo la concorrenza non solo delle attuali mete dell'immigrazione ma anche di altri paesi.
 

Dalla sua ricerca emerge che la popolazione italiana in età lavorativa è diminuita di oltre 3 milioni di unità, numero che risponde grosso modo alla quantità degli stranieri presenti oggi in Italia. L’apporto degli immigrati all’economia del nostro Paese è quindi essenziale…

Certamente. D'altra parte, il fatto stesso che l’aumento degli immigrati sia avvenuto tutto sommato in una situazione di sostanziale tranquillità sociale, fa comprendere come gli italiani hanno sostanzialmente accettato questo processo. Certamente non sono mancati anche alcuni episodi di razzismo e di intolleranza. Inoltre è sotto gli occhi di tutti l'utilità dell'immigrazione, perché nella gran parte dei casi viene a coprire dei settori lavorativi che sono liberi e che avremmo avuto difficoltà a coprire come ad esempio nei servizi alla famiglia, dove gli immigrati svolgono, un ruolo essenziale di supporto alle famiglie. Ma anche nell'edilizia e nella stessa industria. È significativo il fatto che nelle manifestazioni di qualche giorno fa nell'Electrolux si trovassero fianco a fianco lavoratori italiani e lavoratori immigrati.

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