Quando le difficoltà si trasformano in coesione sociale

Scritto da   Domenica, 02 Marzo 2014 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Ivan Vitali, direttore generale dell’associazione ConVoi onlus, è intervenuto su "A Conti Fatti", programma realizzato dalla redazione di economiacristiana.it e trasmesso dal canale italiano della Radio Vaticana

 

 

 

 

 

Dottor Vitali, l’Associazione ConVoi onlus che lei dirige, ha realizzato il progetto “Agorà” per il sostegno alle famiglie in condizioni di particolare fragilità. Ce ne può palare?

Il progetto Agorà è nato nel 2010, con il contributo del comune di Milano e altri partner del quartiere tra cui le Acli e altre associazioni. Si tratta di un luogo dove si fa coesione sociale: attraverso l'ascolto, la relazione, si mostra concretamente come l'accoglienza, il concedere la propria fiducia a persone che spesso non sono abituate a riceverla perché straniere, possa generare dei risultati spesso inaspettati, positivi.
 

In un quartiere critico come Quarto Oggiaro che negli ultimi anni ha visto crescere il numero di stranieri, la mediazione culturale che ruolo può giocare secondo lei?

Quest'aspetto di mediazione, di andare verso il bisogno e non semplicemente attenderlo, ha un ruolo importante in modo particolare in un quartiere come Quarto Oggiaro spesso associato a situazioni di delinquenza e di marginalità. Un quartiere dove sono presenti anche attività positive come il progetto Agorà, che offre servizi di supporto alla famiglia come il dopo scuola, servizi di accompagnamento, offerta di prodotti biologici a km 0 e lo sviluppo di una coscienza nella cittadinanza. Mediazione non significa appiattire le differenze, significa accoglierle. Vuol dire fare in modo che la persona straniera che arriva nel nostro Paese possa essere vista non soltanto come un nemico verso il quale lamentarsi, ma come una persona che porta dei bisogni, ma con essi anche delle ricchezze. Quest'attività molto complessa dal punto di vista delle relazioni e della fiducia da costruire, poi porta a dei risultati molto importanti.
 

Ci può fare qualche esempio a riguardo?

Si è rivolta al nostro sportello di segretariato sociale, che ha accolto più di 2mila persone in tre anni, una famiglia marocchina. Questa famiglia, regolare in Italia, lavora nei mercati ma non riuscendo più a pagare l'affitto, è stata costretta a vivere in un’automobile. Per aiutarli li abbiamo accolti gratuitamente per tre mesi in una villetta poco fuori Milano che era stata donata all’Associazione. Sapendo anche il rischio che correvamo: nonostante fosse in lista per l'assegnazione in pochi mesi di una casa popolare, la famiglia trovandosi bene poteva decidere di non andarsene. Ma avendo costruito un rapporto di fiducia con loro, dopo tre mesi, non solo questa famiglia ha rispettato i patti ed ha lasciato la casa pur non avendo ancora pronta la loro; ma ha anche voluto contraccambiare il favore, con un gesto per noi bellissimo: tutti i giorni hanno offerto il pranzo a un signore in articolo 21, cioè in misura alternativa al carcere, che si prendeva cura del giardino della villa. Questo è un esempio molto bello di coesione sociale.

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