Italiani e migranti, tra paure e aperture

Scritto da   Domenica, 16 Marzo 2014 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Secondo il 44% degli intervistati, gli stranieri sono una risorsa preziosa per la nostra economia. L'80% è, invece, favorevole a concedere la cittadinanza ai loro figli. Ma uno su tre li ritiene un "pericolo per l'ordine pubblico: è questo l’atteggiamento ambivalente, fatto di aperture e timori, degli italiani nei confronti dell’immigrato, fotografato dal settimo rapporto dell'Osservatorio europeo sulla sicurezza, realizzato da Demos&Pi e Osservatorio di Pavia per Fondazione Unipolis. Ne abbiamo parlato con Fabio Bordignon responsabile ricerca Demos&Pi intervenuto su "A Conti Fatti", programma realizzato dalla redazione di economiacristiana.it e trasmesso dal canale italiano della Radio Vaticana

 

Dottor Bordignon, dalla settima edizione del rapporto sulla sicurezza emerge un dato molto importante: se da una parte persegue ancora una insicurezza da parte degli italiani nei confronti della politica e una paura causata dalla crisi economica, dall’altra diminuisce la “paura” nei confronti dello straniero…

Se consideriamo le emergenze indicate dai cittadini, l’immigrazione occupa un posto molto marginale: solo una persona su cento indica lo straniero come prima fonte di preoccupazione. Si tratta di dati molto diversi da quelli che osserviamo negli altri paesi europei oggetto d’indagine all’interno dell’Osservatorio Europeo sulla Sicurezza: colpiscono in particolare le differenze rispetto a paesi come la Gran Bretagna e la Germania dove più del 10% dei cittadini indica l’immigrazione come tema prioritario. Dei nostri intervistati, il 31%, si dice insicuro per quanto riguarda l’ordine pubblico e la sicurezza. Inoltre una componente leggermente superiore, il 33%, dichiara le sue preoccupazioni per quanto riguarda l’occupazione. Questa è una novità: in passato, infatti, l’inquietudine suscitata dall’immigrazione era sempre collegata soprattutto al tema della sicurezza.
 

Per quanto riguarda invece le aperture nei confronti dello straniero cosa ci può dire?

L’atteggiamento è ambivalente: se da una parte, in maniera più attenuata, rimangono questi atteggiamenti di inquietudine, dall’altra si notano gesti di apertura piuttosto spiccati. Il 44% del campione intervistato da Demos&Pi sostiene che gli immigrati siano necessari alla nostra economia e che in qualche modo favoriscano la nostra apertura culturale. A questo si uniscono dati piuttosto significativi per quanto riguarda la concessione dei diritti, a partire dal diritto di cittadinanza: sulla questione dello Ius Soli, 80% delle persone interpellate dal sondaggio si esprime in modo favorevole. Se consideriamo la disponibilità a concedere altri tipi di diritti, la percentuale aumenta: la totalità degli intervistati, infatti, dichiara di essere favorevole all’assistenza sanitaria per i familiari. Dati positivi ci sono anche in relazione alla concessione dei diritti politici: l’88% degli italiani è favorevole a concedere agli stranieri regolari il diritto di voto alle elezioni amministrative nei comuni dove abitano e 81% anche alle elezioni politiche.
 

Stando al rapporto, nella rappresentazione offerta dai media, l’immigrazione risulta declinata in modo meno ansiogeno. Secondo lei sono i media che si sono adattati a questa nuova percezione dei media o sono stati i media stessi a contribuire alla sua formazione?

L’evoluzione del clima d’opinione si è sviluppato in modo in parte diverso rispetto a come i media hanno raccontato il tema: sulla base delle indagini fatte dall’Osservatorio di Pavia, vediamo un cambiamento piuttosto netto nel corso dell’ultimo anno e mezzo nella narrazione dell’immigrazione nei principali Tg, Da una narrazione ansiogena si è passati a una narrazione orientata maggiormente al senso dell’accoglienza e soprattutto dell’emergenza in termini di condizione della popolazione immigrata soprattutto nella fase d’arrivo: mi riferisco al fenomeno degli sbarchi e della condizione dei nuovi arrivati nei CIE. In realtà, se poi osserviamo come ciò si ricollega alla percezione dei cittadini, i due elementi sembrano viaggiare in modo abbastanza scollegato: non c’è una relazione diretta tra andamento degli sbarchi e impatto sulla percezione dell’opinione pubblica. 

 

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