Università del Bene Comune, alla scuola del Bene Comune

Scritto da   Sabato, 19 Settembre 2009 02:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Immaginare, condividere, agire. Con queste tre parole si presenta l’Università del Bene Comune. L’obiettivo è di promuovere la cultura del “bene comune”, vale a dire un modo nuovo di fare educazione alla cittadinanza nella triplice dimensione immaginare, condividere ed agire, centrata sull’apprendimento del vivere insieme.

L’Università del Bene Comune (UBC) è un progetto educativo che nasce nel 2001 a seguito dei lavori del Gruppo di Lisbona, che parte dal principio che la “conoscenza” è un patrimonio dell’umanità, che fa parte dei “ beni comuni”, cosi come l’acqua è fonte di vita.

Il progetto è il risultato dell’elaborazione di un gruppo internazionale di docenti e di esperti impegnati nella promozione di alternative alla mercificazione della “conoscenza e dell’educazione”.

Una Università “particolare”, che non prevede facoltà usuali ma la facoltà dell’Acqua.

Sede principale delle lezioni è il Monastero de Bene Comune. Una realtà, quella del Monastero, da cui è partito un appello per il diritto all’acqua firmato da rappresentanti italiani di diversi confessioni religiose e tradizioni morali: è “La proposta di Sezano”, una iniziatva nata nell’ambito dei corsi organizzati dalla Facoltà dell’Acqua (“Università del Bene Comune”) e dall’Associazione Monastero del Bene Comune presso l'antico Monastero di Sezano sulle colline di Verona. l'Associazione MONASTERO DEL BENE COMUNE, sostiene e promuove molteplici iniziative (dal sociale alla crescita umana, dal dialogo tra le fedi alla creatività) in collaborazione con la Comunità Stimmatini di Sezano a Verona.

L’appello, firmato da cattolici, anglicani, luterani, metodisti, valdesi, ortodossi, buddisti, ebrei, musulmani, sikh e rappresentanti delle tradizioni africane, afrobrasiliane e andine, chiede l’inclusione del tema “acqua” nell’Agenda dei negoziati sul cambiamento climatico che si terranno alla conferenza di Copenaghen a dicembre.

“In tutte le confessioni religiose e tradizioni morali firmatarie, l’acqua è sacra come sacra è la vita – spiega l’economista Riccardo Petrella, promotore dell’iniziativa -. L’appello è una vera novità culturale e interreligiosa, non solo a livello italiano”. Nell’appello si chiede, inoltre, “che la Conferenza di Copenhagen riconosca l’urgenza di un Patto Mondiale per l’Acqua da porre sotto l’egida delle Nazioni Unite, concretizzato nel Protocollo, sottolineando a tal fine la necessità per la Comunità internazionale di disporre di uno strumento efficace di azione e di cooperazione mondiale quale una “United Nations Water Authority”.

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