Underadio, la voce degli studenti contro la discriminazione

Scritto da   Domenica, 06 Aprile 2014 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Dare voce ai ragazzi stranieri nel nostro Paese. Ascoltare direttamente da loro cosa vuol dire integrazione ma anche discriminazione. Con questo obiettivo nasce “Underadio”, la prima web radio che intende coinvolgere giovani studenti italiani e di origine straniera in azioni di sensibilizzazione, informazione e comunicazione sui temi dell’integrazione e del contrasto a tutte le forme di discriminazione. Ne abbiamo parlato con il Dottor Paolo Lattanzio di Save the Children, responsabile di questo progetto, intervenuto su "A Conti Fatti", programma realizzato dalla redazione di economiacristiana.it e trasmesso dal canale italiano della Radio Vaticana.

 

Dottor Lattanzio, ci racconta come è nato questo progetto e quali sono i suoi obiettivi?

L'idea di creare una web radio tematica per l'integrazione e non discriminazione, rivolta agli studenti delle scuole di Roma, è scaturita all'interno del dipartimento educazione di Save the Children Italia. E' nata un po' come un sfida: mettere un vero strumento di partecipazione direttamente in mano ai ragazzi. Attraverso Underadio realizziamo un palinsesto quotidiano che informa gli studenti, e tutti coloro che sono interessati, sulle tematiche del progetto, e creiamo elementi di sensibilizzazione sul territorio delle città di Roma, Torino e Napoli, al fine di permettere agli studenti di poter veicolare i contenuti studiati e di poterlo fare direttamente nei confronti dei propri amici e dei propri genitori.
 

Quali attività vengono per informare e sensibilizzare i giovani sulla non discriminazione?

Il percorso Underadio parte con i laboratori formativi di tipo esperienziale che permettono di portare nelle classi gli stimoli, gli imput, sia riguardo lo strumento della web radio, sia soprattutto riguardo i contenuti che vengono trattati: la non discriminazione tradizionale e tutti gli episodi di attualità che vedono discriminazioni per sesso, religione, appartenenza etnica e provenienza geografica. Ma la vera sfida è quella di cogliere da parte dei ragazzi, tutti quei piccoli, fastidiosi esempi quotidiani di discriminazione. Nel lavoro in classe, si cerca di raccontare come vivono i ragazzi delle 36 scuole che partecipano al progetto cercando di analizzare e di raccontare dall'interno, l'esperienza degli under 18, quelle esperienze negative di discriminazione, ma anche quelle voci belle, sane, vive e attive di partecipazione e di integrazione reale.
 

Tra gli strumenti di comunicazione, perché la scelta delle web radio per sensibilizzare sull’importante tematica dell’integrazione?

Questa è stata una vera e propria scommessa: sarebbe stato più naturale realizzare anche una web TV, ma abbiamo ritenuto che la web radio desse l'opportunità di far parlare veramente i contenuti, eliminando quella parte ambigua legata all'immagine e alla presentazione del sé. Quando interviene una telecamera nell'attività educativa, molte volte i comportamenti e la spontaneità dei ragazzi vengono alterati. Invece la radio ha il vantaggio di essere veramente democratica e libera, perché davanti a un microfono, tutti, anche il più bullo, il più chiacchierone dei ragazzi della classe, vivono quel sano imbarazzo da microfono. Inoltre la radio è veloce, economica e trasportabile. I ragazzi della redazione di Underadio, nelle città coinvolte Roma, Napoli e Torino sono operativi sul territorio facendo pratica di city journalism: semplicemente con un piccolo ipad o con dei registratori portatili possono acquisire le registrazioni, anche nello spazio extrascolastico, e possono testimoniare e raccontare tutti quegli esempi e quelle storie di buona partecipazione e integrazione, oppure denunciare tutti quei casi di discriminazione che purtroppo si vedono ancora.
 

Sono passati 3 anni dalla nascita di Underadio: da un primo momento prettamente locale, il progetto è diventato nazionale. Ci può fare un bilancio di questi tre anni?

Il risultato più importante è quello che riguarda l'autonomia dei ragazzi: il primo anno era lo staff di progetto a guidare le registrazioni, gli approfondimenti tematici e i piccoli interventi sul territorio. Ora invece, quattro ex studenti di Underadio lavorano nello staff mentre tutti gli altri ragazzi che adesso sono coinvolti nel progetto hanno una loro autonomia. Lavoriamo in tutte quelle zone che vengono definite dai media tradizionali difficili, come la Magliana o Tor Bella Monaca a Roma, o i Quartieri Spagnoli e Ponticelli a Napoli, o Falchera a Torino, e riuscire a dare strumenti espressivi, linguistici e contenutistici a questi ragazzi è sicuramente il risultato più importante che abbiamo ottenuto. I beneficiari diretti di questo progetto sono ben 2mila. Questo è un bilancio sicuramente molto positivo, ma che può e deve ancora crescere. 

 

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